Per un numero abbastanza recente di Modelli Auto, il direttore Berto mi propose di recensire la Mazzanti Evantra Millecavalli di Tecnomodel in scala 1:43. \”Ne sai qualcosa?\”, mi chiese. Ovviamente non sapeva che diversi anni prima avevo seguito da vicino l\’arrivo della prima vettura di Mazzanti allora marchiata F&M Auto, vale a dire la Antas, che si era proposta come un connubio di meccanica d\’epoca con carrozzeria moderna, seppure con evidenti richiami al passato. Da quel periodo, 2006-2007, ne è passata d\’acqua sotto i ponti e il marchio si è evoluto, continuando comunque la propria ricerca di esclusività e di originalità, a differenza di tanti altri marchi, anche storici, che si sono limitati a fare accrocchi utilizzando auto già esistenti. Ripropongo qui, come documentazione un articolo uscito sulla rivista Toscana Qui nel 2007 con una serie di foto scattate nel garage F&M nel giugno di quell\’anno.
Naturalmente niente elettronica: solo tanta potenza che il guidatore (o meglio: pilota) dovrà saper tenere a bada con la propria sensibilità di guida. Una meccanica di questo livello andava “vestita” adeguatamente, ed è questa una delle parti fondamentali del programma-Antas: sul telaio Maserati opportunamente rinforzato e modificato, gli specialisti della F&M hanno adattato un’inedita carrozzeria in alluminio, i cui pannelli sono stati battuti e piegati su un manichino di tubi e lamiera scatolata, corrispondente agli ingombri e alla silhouette della vettura. In questo modo ogni elemento della carrozzeria prende forma individualmente, per poi essere saldato insieme agli altri pannelli.
La carrozzeria completa viene poi preparata per la verniciatura e la rifinitura, utilizzando prodotti all’avanguardia ma tecniche rigorosamente artigianali. Il risultato è destinato a colpire: ne è venuta fuori un’auto senza dubbio diversa, con una personalità tutta propria. Una provocazione, per certi versi, ma con i piedi per terra, visto che la Antas è regolarmente in vendita come qualsiasi altra automobile. Non si tratta quindi di uno sterile esercizio di stile.
Le linee della carrozzeria, morbide e tondeggianti, ricordano, senza copiarle pedissequamente, quelle di certe Bugatti, ma vi si intravedono anche suggestioni di certe marche inglesi degli anni sessanta, come la Marcos, senza perdere di vista tuttavia i passi avanti fatti dall’aerodinamica in quest’ultimo mezzo secolo: uno spoiler posteriore a tutta larghezza aggiunge “carico” al retrotreno tenendo incollata all’asfalto la vettura in velocità. Anche gli interni sono degni di una sporetiva di razza, e abbondano le “citazioni” dei classici del passato, dal cruscotto in alluminio “rosellato” ai rivestimenti in pelle a forma romboidale, dalla strumentazione con elementi rotondi a sfondo nero alla foggia di maniglie, leve e comandi vari. Uno dei vantaggi di una produzione così particolare risiede nella possibilità di accontentare ogni esigenza degli acquirenti, proprio come accadeva nel periodo d’oro dei carrozzieri, che erano un po’ i sarti dell’automobilisimo. Oggi come allora, ogni vettura prodotta e venduta rispecchierà le richieste specifiche del suo proprietario, che potrà anche decidere per una meccanica diversa, seguendo di persona tutte le fasi dello sviluppo e della costruzione, certo di possedere, dopo un’entusiasmante attesa, un pezzo veramente unico.
