Ma vie sur les circuits. Les souvenirs d’une grande voix de la F1

In un mondo editoriale pieno di scrittori, storici e biografi improvvisati che trattano di argomenti che a malapena conoscono copiando dai vecchi Autosprint, un volume come quello di Pierre Van Vliet costituisce una boccata d’aria fresca. Non sono tutto sommato troppo diffusi i volumi di ricordi “veri” di giornalisti del motorsport. La maggior parte della produzione è concentrata nell’area anglofona, con dei titoli diventati ormai dei classici (basti pensare a Denis Jenkinson o Eoin Young) ma esistono casi felici in Francia, in Germania e in parte anche da noi.

Pierre Van Vliet è stato per anni commentatore della Formula 1 su TF1, il primo canale francese. Le sue esperienze sono molteplici, sia come giornalista della carta stampata (ricordate i reportage su AutoHebdo?) sia come addetto stampa, consulente e conduttore di programmi radiofonici e televisivi. Insomma, Van Vliet conosce il mondo dell’automobilismo sportivo come quasi nessun altro. Ma se molte firme, anche prestigiose, al momento di stendere i propri ricordi non resistono alla tentazione di scivolare nel racconto più impersonale del fatto sportivo (anche le memorie di uno come Bernard Cahier furono abbastanza deludenti proprio per questo aspetto), Pierre Van Vliet centra in pieno l’obiettivo. Se devi scrivere qualcosa di personale devi attingere a ricordi inediti, al cosiddetto vissuto. E l’autore lo fa, dopo una prima parte che è quasi una breve autobiografia, succosa e già ricca di aneddoti, con un itinerario del tutto personale attraverso ottanta circuiti frequentati nel corso di una carriera durata mezzo secolo.

E non è certo un’analisi di ogni singolo tracciato, né una storia istituzionale dei luoghi: è invece un percorso affettivo, denso di ricordi, attraverso posti più o meno famosi, che nel tempo si sono trasformati come si trasformano le persone che decennio dopo decennio li hanno frequentati. E’ un peregrinare fra le sale stampa, i paddock e i box dove la memoria riporta in vita fatti, personaggi, situazioni a volte divertenti, a volte tragiche, a volte gioiose. Il volume di Van Vliet offre numerosi spunti di riflessione, non solo su come sia cambiato – a livello tecnico e sportivo – il mondo delle corse dalla fine degli anni sessanta a oggi, ma anche su come si sia stravolta la maniera di fare informazione.

Questo libro contiene tante cose: è una sfilata di ritratti di personaggi ai quali non sempre Van Vliet riserva trattamenti benevoli (si vedano gli attriti con Jean Todt dopo il GP d’Austria del 2002 o il giudizio nei confronti della manovra di Bellof a Spa nel 1985) e ne emerge una umanità dai tratti inediti e nascosti che merita di essere immortalata prima che l’oblio delle nuove asettiche generazioni la cancelli per sempre.

Il linguaggio di Van Vliet è diretto e asciutto, senza peraltro scadere nella sciatteria. E’ un’oggettività, primo dovere del giornalista, che però non svilisce il caleidoscopio di varia umanità che reclama il proprio spazio, le proprie ragioni. Sotto questo aspetto, se si è giornalisti veri, nel senso nobile del termine, lo si è in ogni situazione. Un plauso quindi a questo appassionante volume che racconta meglio di tanti altri cosa può significare l’amore per lo sport automobilistico.

Pierre Van Vliet, Ma vie sur les circuits. Les souvenirs d’une grande voix de la F1, City Editions 2023, brossura, pagg. 336, € 18,90 [ISBN 978-2-8246-2216-3]

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