Ritrovamenti casuali e simulacri cinesi

di F.Tacchini / foto copyright pitlaneitalia.com

L’abbiamo già sottolineato molte volte: ultimamente sta uscendo un po’ di tutto.

Un po’ ovunque, sia nei principali negozi che nelle maggiori borse che in rete, ci si imbatte in una quantità di modelli speciali che hanno dell’incredibile, sia per qualità che per livello dell’offerta: si ha quasi l’idea che gli AMR o gli MRF si stiano moltiplicando, da tanta era l’abitudine ad incontrarne col contagocce e da quanto sembri relativamente facile trovarne di buoni ed a (più o meno) buon mercato oggi.

In quest’ottica, può benissimo capitare di entrare in un negozio e trovare una 908 Turbo di Porsche Story in un lotto di vecchi kit montati bene, oppure uno stuolo di Ferrari by Ruf in condizioni favolose, o ancora una triade di montaggi di Ferrari F1 eseguiti da Alfonso Reitano – ottimo montatore degli anni che furono – su base Tameo o FDS per una manciata di euro.

Ecco, proprio questo è uno dei punti “caldi”: in un mondo che sembra stia riesumando di tutto, ha senso correre ad accaparrarsi dei simulacri cinesi di kit anni ’70-’80 quando, con meno del prezzo di uno solo di questi modelli, si “rischia” di comprare non meno di due AMR ottimamente montati?

Ognuno ha le sue opinioni, come al solito l’intento è fomentare la discussione, non portare l’uno o l’altro verso una sponda piuttosto che un’altra, ed in questo sta la magia del giornalismo, un fatto che forse risulta particolarmente difficile da cogliere a chi si limita a proporre vaneggiamenti patinati dagli strali di un profilo Facebook, ma che non per questo perde in verità.

Il kit montato in oriente a basso costo, probabilmente, perde parecchio del suo significato quando arrivano i veri kit montati a (vero) basso costo, e questo nonostante il fatto che i ritrovamenti non si possano pre-selezionare in maniera analoga all’ordine di un resincast fatto a mezzanotte col pigiamone di flanella dal soggiorno di casa, ma che siano – appunto – casuali.

E forse la casualità è un altro dei fattori che concorre ad insaporire il gusto della collezione, rendendola libera dall’ansia di ricerca di uno specifico pezzo, ed eleggendola a mezzo educativo, in grado di insegnare a prendere la vita come viene.

Forse sono anche sterili ragionamenti come questo, ma l’ardua sentenza starà ai posteri.

O meglio, ai lettori.

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