Testo e foto di Riccardo Fontana
La noia e la frustrazione sono un bruttissimo mix, soprattutto in domeniche terse ma troppo corte come quelle novembrine, che tendono endemicamente a peggiorare delle situazioni già traballanti.
Uno dei lati belli dell’Italia, però, è dato dall’essere sempre abbastanza vicini al mare, quindi l’idea di andare a farsi un buon trancio di focaccia in Liguria è e rimane tutt’altro che disprezzabile, anche partendo dalla cerulea pianura padana, o almeno resterà tutt’altro che disprezzabile finché i liguri non piazzeranno davvero dei cecchini sulla Serravalle inaugurando la “caccia al foresto” che di tanto in tanto paventano.
Sicché oggi è andata così, con partenza molto in là nella mattinata e direzione Chiavari, dove c’era peraltro un mercatino dell’antiquariato, che fa sempre piacere.
Nessuna borsa scambio, nessun evento inquadrabile come motoristico o pseudo-tale, solo un puro e semplice mercatino per piazze e vie del paese, generico e direi anche genuino.
Cielo azzurro, aria freschina, focaccia calda, ammattimento a trovare parcheggio… Tutto nella norma, si può cominciare. Si può cominciare ed immediatamente escono degli obsoleti.
Ma begli obsoleti, di quelli belli davvero: dopo venti metri di banchi in uno appaiono un’Abarth 2000 e un’OSI Scarabeo in scala 1:25, due Politoys-M assolutamente intonse e scatolate, seguite (nel senso che erano dietro) da una ID Ambulance Municipale Dinky France e da alcuni Mercury in scala 1:48.
Molti Norev in rhodialite, abbastanza presenti i Dinky, e non solo li, un po’ dappertutto.
Ci sono un paio di banchi dedicati solo ai modelli, con tanti Solido moderni ed edicolosi vari, e qualche Trofeu anni ’90 (due bellissime Subaru Impreza Gruppo A ad esempio), e poi sotto ad un porticato ecco sbucare una Mini Cooper del Rally di Montecarlo della Mebetoys, perfetta e con scatola, con anche la carta del Monte che era allegata al modello, assieme ad una BRM Corgi Toys altrettanto perfetta. Assurdo fino a solo pochi anni fa.
Avanti tre banchi un monumentale boxart Bandai della Matra MS-11 V12 in scala 1:12, ancora imballato col cellophane coi timbri dell’importatore, e poi ancora Norev, Dinky, Politoys, delle fotografie di gara degli anni ’60 incorniciate… Un panorama veramente impensabile in riferimento al carattere popolare e generalista tipico di manifestazioni come questa.
Chi scrive li bazzica da tanto mercatini come questo, orientativamente da inizio anni 2000, ed all’epoca non è che le cose ci fossero ma fossero troppo care, non c’erano proprio: se andava proprio bene, in giornate come queste si poteva tornare a casa con qualche Majorette della moyen-âge giocato o tutt’al più con qualche Politoys-E non troppo bello ed altrettanto giocato, ma era pressoché impossibile imbattersi in certi Dinky o in pezzi di così forte importanza collezionistica, mentre ora praticamente tutte le domeniche sembra di essere ad un’edizione di giugno della borsa di Novegro relativa magari ad annate un po’ “sfigate”, come il 2007 o il 2008.
L’anno scorso, in un piccolo centro sull’appennino, mi era capitato un piccolo mercatino da una trentina di banchi in cui uno dei banchi aveva una collezione completa di Märklin pressofusi d’anteguerra, tra cui la Mercedes di Hitler, che seppur riverniciata resta un pezzo tra i più importanti della storia dell’1:43.
E per il quale, più di qualcuno ha pagato cifre bestiali fino a pochi anni fa, ammattendo anni per borse anche solo per vederne una dal vivo.
Oggi non ho comprato niente, penso che la morigerazione sia importante e quindi cerco di agire di conseguenza, ma comunque tutta quest’abbondanza che definirei innaturale è sintomo di un “cambio di pelle” del collezionismo, o se non altro delle collezioni: dopo decenni in cui i modelli sono stati al sicuro sempre nelle stesse mani, le circostanze (la morte, molto tipicamente) li spingono verso altre destinazioni.
Direi anche con successo, perché comunque l’interesse non sembra affatto scemare, anche nelle tanto bistrattate nuove generazioni, di cui peraltro faccio parte.
Il collezionismo di automodelli non morirà affatto al tramonto dei nati negli anni ’40 e ’50, esattamente come si collezionano ancora benissimo i Dinky d’anteguerra o che alla guerra erano appena successivi, ci sarà (esattamente come nel caso dei suddetti Dinky) un passaggio dal collezionismo “puro” ad un concetto più simile all’antiquariato, ma che di passione per l’automobile sarà comunque impregnato fino al midollo.
Mentre mi avviavo alla macchina, mi sono fermato meno di due minuti sul marciapiede a scrivere un messaggio a David: nel mentre mi sono visto sfilare davanti una Ferrari Mondial Coupé e, nel senso opposto, una Giulia GT1300 Junior, entrambe rosse.
Nonostante un certo lavaggio del cervello di una categoria di giornalisti non indegna ma fuori dalla realtà per estrazione culturale, direi quasi elitari nel senso più odioso e cattivo del termine, l’amore per l’automobile, ma oserei allargare il concetto al motore in quanto tale, è ben lungi dal morire: chiudendo la gente in casa due anni abbiamo ottenuto le code da 5km per entrare ad Epoqu’Auto o a Bologna, e cercando di obbligarli a comprare auto elettriche stiamo ottenendo i ragazzini invasati con le Sierra Cosworth o le Celica GT-Four, o le M3.
Il collezionismo di obsoleti, evidentemente, seguirà le stesse logiche: troppo evocativi certi oggetti, e troppo sterile il panorama odierno.















