Trentacinque anni dopo la sua prima edizione organizzata a Serre-Chevalier, il Trophée Andros chiuderà i battenti. Lo farà il prossimo 27 gennaio a Super Besse, ultima prova della stagione 2023-2024. E’ la fine di una lunga avventura, iniziata ben 35 anni fa su iniziativa di Frédéric Gervoson e del pilota Max Mamers. Negli anni ’80 Gervoson sponsorizzava Mamers col marchio Pierrot Gourmand, prima di lanciarsi, nel 1990, in un esperimento a Serre-Chevaliers, poi, dal 1991, in qualcosa di più evoluto come formato e regolamenti, ottenuto il beneplacito ufficiale della FIA. Precedentemente, in inverno, esistevano varie corse su ghiaccio, soprattutto nella zona di Chamonix, ma c’era un vero e proprio campionato. Gervoson e Mamers decisero quindi di crearne uno e fu così che nacque il Trophée Andros, cosa che contribuì non poco alla promozione di questo produttore alimentare. Negli anni, gli organizzatori riuscirono a convincere alcuni piloti di punta a partecipare al campionato invernale su ghiaccio, da Jean-Pierre Beltoise ad Alain Prost, da Jacques Villeneuve a Sébastien Loeb. Il Trophée Andros divenne una specie di passarella di lusso, non solo per piloti affermati ma anche per campioni olimpici, giornalisti, star della televisione e perfino per alcune Miss France. Sono oltre duemila i piloti che hanno preso parte ad almeno una gara del trofeo, che arrivò ad ottenere una visibilità inimmaginabile all’inizio: basti ricordare la sortita allo Stade de France, nel febbraio del 1999.
Dal 2019 la decisione di restringere il parco partenti alle sole auto elettriche a partire dall’anno successivo aveva fatto storcere il naso a più d’uno. Si era iniziato addirittura nel 2007, con una elettrica che aveva compiuto i suoi giri di pista, per continuare fino al 2009, anno della prima gara tutta elettrica in Val Thorens.
Dal punto di vista delle prestazioni l’arrivo delle elettriche non ha creato scossoni, anzi: queste vetture sono da 1 a 2 secondi più veloci rispetto alle termiche su un giro di pista. La potenza arriva molto più rapidamente, a tal punto che alcuni piloti hanno chiesto di restare sui 300cv inizialmente programmati, al netto della capacità tecnica di arrivare senza problemi a 500.
Malgrado l’adozione di un sistema di motorizzazione alla moda, il Trophée Andros vivrà da qui fino al prossimo gennaio la sua ultima stagione. In realtà la decisione di chiudere tutto con la stagione 2023-2024 venne presa addirittura cinque anni fa. Uno dei motivi addotti dall’organizzazione è la mancanza di ghiaccio adatto sulle piste, che spesso si riducono a meri acquitrini. Le notti invernali sono oggi troppo miti per creare strati di ghiaccio sufficientemente consistenti. Questo è un dato di fatto. Che sia colpa dell’uomo – come vuole il corollario del pensiero unico – è tutto da dimostrare ma ciò che è certo è che la situazione in certi luoghi di montagna è diversa rispetto a quella di trenta o quarant’anni fa. Prima della fine, il trofeo si era dato un belletto ecologico, tanto più necessario mediaticamente quanto tutte le gare vengono disputate in luoghi di montagna, puliti e silenziosi per il resto dell’anno.
Non è detto che il Trophée Andros non si ripresenti prima o poi sotto altre spoglie e magari in altri contesti geografici, ma sicuramente non sarà con gli organizzatori originari, che hanno raggiunto una certa età (Gervoson ha oltre 70 anni, Mamers ne ha 80).
Forse è una riflessione fuori contesto ma viene da chiedersi se non sia questo il destino delle corse, di tutte le corse: prima un po’ di elettrico per salvare la faccia, poi lo stop definitivo. Chi vuol correre lo faccia in pigiamone di flanella coi videogiochi. E possibilmente senza gridare.








