Rétromobile ripercorre la storia del Rallye Paris-Dakar, divenuto Rallye Dakar, con la collaborazione di Amaury Sport Organisation (ASO) che ne è attualmente la società responsabile. L’esposizione di veicoli è visibile nella passerella che unisce il padiglione 1 ai padiglioni 2 e 3.
L’esistenza della Dakar è indissociabile da quella del suo creatore, Thierry Sabine. Appassionato di corse e di veicoli di ogni genere, da giovane pilota si fa rapidamente un nome nell’ambito delle competizioni motoristiche prima di creare l’Enduro du Toquet nel 1975. Si deve però attendere la sua partecipazione al Rallye Abidjan-Nice nel 1977 perché la storia della Dakar inizi a delinearsi. In quell’evento, mentre percorre le piste dei deserti africani, Sabine ha un incidente e si vede costretto ad abbandonare la sua moto, una Yamaha XT che verrà ritrovata solo nel 1986 (foto sotto).


Innamoratosi del continente africano e per nulla scoraggiato dalla disavventura del 1977, riunisce un gruppo per iniziare a organizzare una gara attraverso più paesi africani. Parole d’ordine: avventura, scoperta e condivisione.
Nasce così la Paris-Dakar, una delle corse più emblematiche del mondo. La prima edizione prende il via da Parigi il 26 dicembre 1978, con 200 concorrenti, quasi tutti motociclisti, molti dei quali probabilmente non hanno alcuna idea di cosa li attenda lungo i 10.000km di percorso che li porterà verso l’immensità sahariana, la boscaglia nigeriana e le piste disastrate del Mali e del Senegal, per poi finalmente raggiungere Dakar. Al termine della corsa, che unisce la velocità alla navigazione, solo 72 concorrenti raggiungono la capitale senegalese, sotto una pioggia torrenziale, il 14 gennaio 1979. La classifica generale auto-moto vede primeggiare Cyril Neveu con la Yamaha 500 XT. Debilitato da un’insolazione, il futuro vincitore a un certo punto pensa anche di ritirarsi. La prima vettura, una Range Rover, conclude quarta, mentre nessun’auto a due ruote motrici arriva a Dakar.
Anche negli anni successivi i dilettanti rappresentano la maggioranza degli iscritti ma case ufficiali cominciano a interessarsi alla manifestazione. Veicoli come i camion speciali diventeranno sempre più numerosi. Sempre su Yamaha 500XT, Neveu si aggiudica l’edizione del 1980; nella classifica auto, la Volkswagen, che ha per la prima volta sperimentato le doti dell’Iltis 4×4 nelle sabbie del deserto, vince con l’equipaggio Kottulinski/Luffelmann.






Il desiderio di avventura spinge non solo piloti professionali ma anche personaggi dello show-business a impegnarsi nella Dakar. Jacky Ickx divide l’abitacolo delle sue auto con l’attore Claude Brasseur. Insieme vincono l’edizione 1983 con un Mercedes 280 GE. L’anno precedente i fratelli Marreau erano balzati alla ribalta con la loro Renault 20 Turbo (a Rétromobile è invece presente la Renault 4L con cui avevano partecipato alla prima edizione).


Per parte sua, Ickx, appassionatosi del deserto, fa compiere alla Dakar un balzo in avanti, coinvolgendo la Porsche, che sviluppa una 911 proprio per la gara africana. René Metge e Claude Lemoyne vincono al primo tentativo della Casa di Stoccarda, nel 1984. Metge diventerà una figura importante per la corsa, tra l’altro facendo equipaggio insieme a Johnny Hallyday su un Nissan preparato da Dessoude.





Il 14 gennaio del 1986 la Dakar perde la sua figura chiave. Thierry Sabine muore precipitando con l’elicottero dell’organizzazione; periscono anche il cantante Daniel Balavoine, il pilota François-Xavier Bagnoud, il tecnico radio di RTL Jean-Paul Le Fur e la giornalista Nathalie Odent, che stava raccontando la sua prima Dakar per Le journal du dimanche.









Dal punto di vista sportivo la metà degli anni ’80 è marcata dalla supremazia dei tedeschi. Oltre alla Porsche fra le auto, la BMW monopolizza le classifiche moto con le GS. Privata della sua guida, la Dakar continua comunque la propria storia grazie a Gilbert Sabine, padre di Thierry, e poi René Metge. I mezzi meccanici diventano sempre più sofisticati e gruppi come PSA (prima col marchio Peugeot poi con Citroën) vedono nella Dakar un valido strumento promozionale.



Iniziano radicali modifiche nel percorso e nel regolamento sportivo. Nel 1992 l’arrivo è a Città del Capo; nel 2002 la corsa prende il via ad Arras e la presenza di Johnny Hallyday scatena i mass-media, ovviamente anche quelli non specializzati. Dal 2012 il rally abbandona l’Africa per il continente sudamericano ma il successo non è quasi mai in discussione.
La retrospettiva sulla Dakar è una delle più affascinanti organizzate quest’anno a Parigi perché racconta storie di piloti e di veicoli diversissimi fra loro, dall’incredibile Renault KZ “Gazelle” del 1980 alla DS Prototipo, dalla Lada Niva (uno dei mezzi più tipici del raid) alla Porsche, dalla Peugeot 405 Grand Raid all’Audi RS Q e-tron E2.

Pssst! Metge-Lemoyne hanno vinto nel 1984, non nel 1983
Con immutata stima,
Marco Redaelli
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ovviamente, ho corretto. I fumi dei cocktail Porsche di ieri…
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