Come ogni vigilia di Rétromobile, un’occhiata al Chat Botté, situato a due passi dalla Porte de Versailles, è praticamente d’obbligo. In nessuna delle mie recenti trasferte ho saltato quello che è un appuntamento che fa parte del fascino del viaggio verso la ville lumière. Non che oggi nel negozio di boulevard Lefèbvre si possa trovare chissà cosa: anche i punti vendita tradizionali si sono dovuti piegare alle produzioni di serie e per i modelli obsoleti ci sono ben altri indirizzi, dall’Auto Jaune alla Galérie du Jouet Ancien, giusto per fare un paio di esempi.
Quest’anno, prima di partire, riguardavo, non so neanche perché, le foto scattate nel 2023 nelle vetrine dello Chat Botté. Vecchi Solido e Norev senza scatola e – a dire il vero senza – alcuna attrattiva, qualche kit montato rimasto su uno scaffale per quarant’anni, eccetera eccetera. Tutto normale, finché… aspetta un attimo, e quella Stratos rossa di Solido? La vettura di Darniche al Tour Auto 1975. Un’elaborazione ma dalle immagini che ho non si capisce bene tutto il perché e il percome. “Chissà se c’è ancora”, penso. Mancano due o tre giorni alla partenza per la nuova edizione di Rétromobile.

Martedì pomeriggio, è quasi ora di pranzo. Entro e la moglie del proprietario, che è impegnato nel montaggio dello stand a Rétromobile, mi lascia curiosare tranquillo. Se non sono abituati loro a gente strana ditemi chi dovrebbe esserlo. In un primo momento la Stratos rossa sembra sparita, poi mi accorgo che semplicemente ha cambiato posizione: dalla vetrina interna è passata a quella esterna (ma parecchio in basso). “Quella? Ah no, non gliela posso mica vendere, il prezzo lo sa mio marito e prima di sera non torna”. Inutile tergiversare Improvviso una sceneggiate stile Eleonora Duse attaccata alle tende, spiegando che vengo dal sud (avrei anche detto Angola o Durban City ma non sarei stato troppo credibile: mi limito quindi a citare la Toscana, peraltro sempre popolare da queste parti) e che mai e poi mai avrei lasciato il negozio senza il modello. Chissà perché, la signora propone di chiamare il marito. Non poteva farlo subito?
“Quindici euro”, risponde il titolare dal padiglione di Rétromobile. Presa. Quindici euro costa una cinesata da edicola fatta in un anonimo capannone nella nebbiosa periferia di Gongueng. Anche a Parigi c’è la nebbia ma è quella che ti fa inciampare nei bouquinistes della Senna. Giusto per, eh.
E’ un’elaborazione – spiega rapidamente al telefono – che aveva fatto lui stesso verso la metà degli anni ’70. Una piccola serie per pochi collezionisti dell’area di Parigi. Incartata con l’asciugatutto sopalin sigillato da due pezzetti di nastro adesivo (già solo quello vale il viaggio), la infilo in tasca e me ne vado. La signora dev’essere in giornata no e a malapena mi saluta. Con passo veloce raggiungo l’albergo degli egiziani a Issy-les-Moulineaux.
La ricerca nella memoria non dura a lungo. Mi torna in mente uno di quei foglietti di Grand Prix Models, la decal Competition 6, che permetteva di ottenere la Stratos rossa di Darniche. All’epoca GPM aveva prodotto anche un’altra decal per la Stratos di Solido, la Harper’s Bazaar. Quella a strisce, di grande effetto.

Il modello, impolverato, si pulisce piuttosto bene. Le decals sono integre salvo qualche piccola mancanza, mentre la verniciatura è a posto (solo un paio di micro-scrostature perfettamente restaurabili, volendo). La base è, correttamente, la Solido primo tipo, ossia la Gruppo 5. La persiana posteriore, nera, è stata autocostruita in lamierino. Difficile dire se il modello sia stato riverniciato o se siano state eliminate – Dio solo sa come – le decals Marlboro preesistenti, notoriamente a prova di bomba.
Insomma, storia di un recupero certamente “povero” ma testimonianza genuina di un tempo in cui elaborazioni come questa erano il pane quotidiano di tanti appassionati, mentre altri, che magari ignoravano i canali “giusti”, si scervellavano per capire da dove arrivassero certi modelli che avrebbero potuto benissimo costituire l’oggetto di kit da sogno (almeno per l’epoca) se solo il marchio francese avesse saputo osare come i tempi permettevano. “Il mondo è di chi se lo piglia”, diceva il mio insegnante di storia e filosofia al liceo. E questa Stratos, se qualcosa deve raccontare, racconta di quanto Solido così spesso non abbia saputo (per pigrizia? per incompetenza dei piani superiori?) compiere i passi decisivi verso la piena realizzazione delle proprie potenzialità.



Ne feci molte di elaborazioni con i fogli di Grand Prix Model!
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