Penso che chi ha a che fare con la 24 Ore di Le Mans – almeno dal punto di vista giornalistico – abbia il dovere di capire un minimo la città che ospita da oltre cent’anni questa gara; una classica città media della Francia profonda, che dal dopoguerra ad oggi ha vissuto stravolgimenti urbanistici difficili da riassumere in due righe.
Serge Bertin, nato a Le Mans nel 1941, è un ricercatore storico. Specializzato in etnologia, ha condotto studi sul territorio, e in periodi recenti ha pubblicato due volumi fotografici sull’evoluzione di Le Mans: il primo, uscito nel 2022, ripercorreva le trasformazioni e il carattere della città negli anni ’60.
Alla fine del 2023 è stato pubblicato il volume sugli anni ’70, significativamente sottotitolato “Le temps des changements”. Dopo l’euforia degli anni ’60 e delle folli ambizioni, venne anche per Le Mans il periodo del confronto con una realtà molto meno esaltante. Una doppia crisi energetica – nel 1973 e nel 1979 – mise in discussione un’idea di sviluppo continuo e nello stesso tempo, magari in maniera confusa, iniziarono ad affermarsi dei nuovi valori. Le menti più lucide videro in quel periodo il termine di un’epoca e la gestazione di una nuova. Le Mans non fece eccezione, vivendo il suo periodo di crisi, ossia di passaggio dal sogno di divenire un grande centro d’avanguardia all’esigenza pratica di restare una città “media”, con tutte le limitazioni e gli inevitabili compromessi.



Questo volume è una raccolta di foto, per lo più inedite, provenienti da diversi archivi cittadini e di zona, che testimoniano un decennio in cui alcune delle grandi opere progettate negli anni ’60 furono portate a compimento, ma in cui si dovette appunto rinunciare all’illusione dello sviluppo indefinito. La vita sociale non ne risentì, anzi, si arricchì di nuove istanze politiche e a volte ideologiche. La foto documentano non solo i grandi lavori di aggiornamento (place de la République, la zona di place des Jacobins…) ma anche la vita di tutti i giorni: il traffico, le manifestazioni, il trasporto pubblico, gli eventi – ce ne sono stati sempre tanti, a cominciare dai Quatre jours du Mans -, i mercati, il commercio, l’amministrazione.
Attraverso queste immagini, anche l’appassionato della gara potrà rendersi conto almeno in parte dello “spirito del tempo” che dominava in quegli anni. Per chi scrive, gli anni ’70 sono stati quelli della prima infanzia e certe suggestioni, spesso indescrivibili perché ancestrali, riemergono da questi scatti in bianco e nero, pieni di veicoli parcheggiati selvaggiamente (fu il periodo dell’ “auto reine”, come lo chiama Serge Bertin), di progresso senza elettronica, di insegne gigantesche, di parcheggi sotterranei e di grandi tangenziali. Saltano fuori reminiscenze della Journée de l’Enfance organizzata all’interno del parcheggio di place de la République, i bibliobus e le giornate di giochi del Centre Scolaire du Sud. Una Francia sociale, lontana da certe problematiche che agitavano l’Italia in quegli stessi anni, ma che col nostro paese aveva in comune la necessità di integrare le periferie urbane dove il disagio sociale assumeva forme non differenti rispetto a quello delle nostre città. Erano, queste, ancora le città alla Buzzati, dei grandi uffici nascosti dietro enormi finestroni – simbolo di tecnologia o tecnocrazia – in cui il modello di sviluppo anni ’50 e ’60 non reggeva più nei confronti di sfide che divenivano sempre più complesse e difficili da interpretare.




Credo che un volume come questo possa entrare di diritto nella biblioteca di ogni appassionato della 24 Ore perché pur non parlando praticamente mai della gara (una scelta voluta?) è uno strumento utilissimo se non indispensabile per capire il contesto economico e sociale in cui l’avvenimento che tanto amiamo riuscì a crescere ancora e a diventare ciò che è oggi, sfuggendo alle trappole di chi già all’epoca lo vedeva con scetticismo.
Serge Bertin, Le Mans nos années 1970 – Le temps des changements, edizioni L’Etrave, Igé 2023, ISBN 978-2-35992-094-9, pagg.168, copertina cartonata, € 29,50
