testo e foto di Riccardo Fontana
Citando un celebre – si spera, che sarei anche stanco di fare citazioni che capisco solo io – film dei Monty Phyton, è proprio il caso di dirlo: e ora qualcosa di completamente diverso.
Ebbene sì, dopo tanto (ottimo) parlare di auto dimezziamo le ruote e ci addentriamo in punta di stivali nel pianeta moto, analizzando un modello che, di per sé, non sarebbe più una novità da svariati anni, ma che rimane un (s)oggetto estremamente interessante mai passato – peraltro – al vaglio di nessuna testata giornalistica a tema modellistico e/o sportivo.
Ora, siccome noi di PLIT siamo serissimi e abbiamo anche un discreto background motociclistico, poniamo rimedio a questa pecca sistemica e passiamo finalmente ai raggi x un modello che avrebbe dovuto fare un discreto scalpore alla sua uscita, ma che è passato (appunto) in totale silenzio: l’Husqvarna CR 400 Bengt Åberg Replica del 1970 in scala 1:12, venduto come modello promozionale Husqvarna ormai da diversi anni.



Che dire di questo modello? Innanzitutto, due parole sono d’uopo sulla moto che riproduce, l’Husqvarna 400 resa forse più celebre per essere la moto di Steve McQueen in On Any Sunday (con cui peraltro si spezzò il piede all’Elsinore Grand Prix che lo costrinse poi a correre a Sebring da ingessato con la 908/02 bianca) che non per i due mondiali motocross classe 500 che vinse con Åberg (da cui il nome) nel 1969 e nel 1970.

Una moto favolosa, estremamente evocativa col suo serbatoio rosso con le ginocchiere cromate (un dettaglio che non ha niente da invidiare ad isteria all’azzurro-arancio Gulf, per dire), che riporta alla golden age di un movimento che solo grazie alle pulsioni ambientaliste suicide sta provando a morire (e solo in Europa, per fortuna).
La moto è di quelle che hanno fatto la storia, e infatti Husqvarna (cioè KTM) ha deciso di delegare a Sunimport (cioè ad Aoshima) la produzione di un modello in scala 1:12 che la riproducesse.
In realtà il modello esiste anche in versione 250, sfruttando il fatto che l’unica differenza visibile sia il colore delle tabelle portanumero, verde al posto che giallo, ma il vero pezzo di storia è la versione da 400 centimetri cubi, decisamente più nobile e ricercata.




Il modello è decisamente buono, per quanto appaia leggermente corto e – forse – troppo alto: questo è un effetto dovuto alla solita inspiegabile smania di voler rendere la sospensione posteriore funzionante su questo genere di modelli, che toglie automaticamente fedeltà a modelli che – come Tamiya ci insegna – meno parti mobili hanno e più “tornano”.
Per il resto si tratta di una riproduzione eccezionale, in cui nulla è stato trascurato, dai cavi dei vari comandi al rubinetto della benzina, alla meccanica resa con estrema dovizia di particolari fino ad una decorazione estremamente rigorosa, che trova il suo picco nella riproduzione della decals dell’olio da miscela sul serbatoio e sullo sticker celebrativo del titolo iridato di Bengt Åberg sulla cassa filtro.



Ha delle semplificazioni? Certamente si, ma considerando che si tratta di un modello venduto solo montato a poco meno di 50€ – cinese o meno che sia – direi che la quadratura del cerchio qui ci sia.



L’unico difetto è proprio che a stento si sa che esista, io stesso che sono “impallinato” di motomodelli (ed estremamente recalcitrante all’utilizzo della rete per gli acquisti) ho atteso anni prima di comprarlo.

Data la storicità della moto reale, questo piccolo Husqvarna ha dei precedenti illustri, che vanno dal kit Protar in scala 1:9 al kit Polistil in plastica in scala 1:12 (di cui potete ammirare un esemplare montato qui accanto) in cui c’era la mano di Manuel Olive Sans.
L’unico altro difetto è che di modelli così ce ne sono troppo pochi, ma a questo si può porre rimedio…

