Accogliamo con grande piacere questo contributo che Marco Nolasco ci ha inviato dopo aver letto il pezzo sulla Western Models pubblicato stamani1. Riporto qui le note di Marco e le sue foto, aggiungendo in calce qualche mia nota su un modello forse poco conosciuto qui da noi, ma che nel suo piccolo ha fatto la storia dell’automodellismo speciale.
Testo e foto di Marco Nolasco
“Mi aggancio alla bella storia della Western che hai pubblicato su PLIT e, visto che ne hai parlato, ti mando qualche foto del loro primo modello, la Mercedes Benz 540K W29 Spezialroadster del 1937, nella prima versione del 1974, senza parti nichelate. Aggiungo un catalogo a manifestino della marca di metà anni ’80.




Già che ci sono lo confronto con una riproduzione industriale di una vettura simile, sempre una Mercedes Benz 540K W29, ma con carrozzeria cabriolet C del 1939, se non sbaglio, nell’interpretazione del 1978 di Solido, n.4067. Più estrema e sportiva la due posti Spezialroadster, più confortevole la Convertibile a quattro posti.






Tra i due modelli passano appena quattro anni, ma in quell’epoca non sono pochi, almeno per gli speciali. Infatti, mentre i modelli industriali segnavano il passo, con pochi o nulli miglioramenti tecnologici, gli speciali vivevano un periodo d’oro di innovazioni che avrebbero portato ai capolavori degli anni ’80. Adesso la differenza tra un industriale di qualità e uno speciale montato a regola d’ arte, senza ovviamente le raffinatezze dei “top builders”, è tutto sommato modesta, ma allora era invece molto evidente.
Non parlo tanto della fedeltà al vero, ma proprio delle caratteristiche delle due tipologie. Questi due modelli dovrebbero illustrare quello che voglio dire meglio di tante parole, che comunque non vi risparmio.


Nel Solido traspare la precisione del modello industriale, ottima fusione, finitura superficiale e verniciatura impeccabili, e tutte le caratteristiche tipiche di quel periodo, fari con inserto in plastica trasparente, cerchi cromati e pneumatici in plastica (forse un pelo larghi), vetri in plastica rigida, interni con il minimo sindacale ecc. Un modello dignitoso che non raggiunge vette altissime.


Neanche il Western scala le montagne, anche per quell’aria volutamente “british” che trasmette solidità, come scrivi tu, ma non si può definire raffinato come altre riproduzioni per esempio francesi dell’epoca. L’artigianalità del modello si rivela nella superficie non perfettamente rifinita, nella verniciatura non particolarmente brillante, nelle gomme, vere, che non sono fermate sui cerchi da incastri, dal parabrezza in acetato, da qualche asimmetria di troppo”.
Nota di David Tarallo
E visto che abbiamo evocato la Mercedes 540K, primo modello di Western, vale la pena riportare un aneddoto raccontato dallo stesso Mike Stephens una ventina di anni fa. Stampati i pezzi per la 540K, l’obiettivo fu quello di portare un primo grosso lotto di montati alla borsa di Windsor. Stephens ricorda la notte precedente alla borsa, passata in bianco a finire di montare i cento modelli previsti per la manifestazione. Restarono in piedi Mike e Bryan Garfield-Jones, mentre Ken Wooton, evidentemente il più scettico dei tre, decise che tutto sommato era meglio andarsene a letto. Non fu, quello di Mike e Bryan, uno sforzo vano perché tutti i modelli si vendettero alla borsa (pensate alla fame di questa roba che doveva esserci in quel periodo). La Mercedes 540K fu doppiamente fortunata, perché proprio con lei si avviò la collaborazione fra Western e Danhausen: i fratelli Lang di Aachen, attirati dalla novità, ne ordinarono subito un bel quantitativo, estendendo poi la partnership con Western alle richieste di stampaggio.
