Se prima la Jaguar era morta ora è stra-morta

Stiamo parlando di un marchio già defunto, che fino al 2026 resterà pressoché fermo, proponendo poi – alla ripresa delle attività – solo auto elettriche. E già qui si potrebbe chiudere il discorso recitando il de profundis per la Jaguar, e che Dio l’abbia in gloria.

Invece no. Al peggio non c’è mai limite. Ricevuti nei giorni scorsi i comunicati che promettevano una rivoluzione epocale per il ricollocamento del marchio (lo chiamano “re-branding”), stamani sono andato ad aprire il sito ufficiale. P

er un momento ho pensato di aver sbagliato indirizzo – o che il sito fosse stato hackerato. Nulla di tutto questo. La Jaguar ha stravolto la sua identità facendo tabula rasa di decenni di storia: via il giaguaro dai loghi (troppo aggressivo? troppo maschile?) per lasciare il posto ad un logo più adatto ad un produttore di borsette di lusso, avallato da un carnevale di identità fluide talmente studiate da oltrepassare il grottesco. Il tutto non può non ricordare – nello stile e negli intenti – l’orrenda cerimonia di apertura delle Olimpiadi parigine.

Del resto se il tuo core business sono diventati SUV elettrici e copie della Chrysler 300, è normale che la vecchia clientela ben difficilmente sarà propensa a seguirti. Devi quindi necessariamente cercare qualcosa di alternativo (stavo per dire “diverso”). Ed ecco che si sfrutta l’onda delle suggestioni LGBTQIA+ per andare ad accalappiare un mercato potenzialmente incline ad apprezzare i tuoi prodotti. Operazione ai limiti della disonestà intellettuale, che ha comunque il pregio (penso l’unico) di essere estremamente coraggiosa. Intanto il coraggio ci vuole agli appassionati della vera Jaguar nel navigare in un sito che sembra originato dalla più pesante delle peperonate serali.

7 pensieri riguardo “Se prima la Jaguar era morta ora è stra-morta

  1. Lo slogan “Copy nothing” si prende una grossa responsabilità. I nuovi disegni saranno “nuovi” davvero? L’immagine che trapela dal video è tutt’altro. Piuttosto si conforma alla moda attuale, quella dell’inclusività urlata.

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    1. A mio parere non si tratta neanche più di una questione di “prodotto” (ammesso che arrivino al 2026 senza fallire prima). Si tratta piuttosto di un programma ben preciso di deindustrializzazione e di riduzione della mobilità individuale governato da forze più grandi che un semplice costruttore. Non ho ovviamente la chiave della questione, con tutte le sue numerose contraddizioni e anche con tutte le cose che anche noi giornalisti non conosciamo. In generale ho l’impressione che le case abbiano inizialmente spinto per l’auto elettrica (soprattutto dopo lo scandalo del Diesel) intuendo guadagni più sostanziosi. Ma se questa strada malefica sia stata imboccata prima dalla politica o dai costruttori non sarei in grado di stabilirlo.

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  2. Da oggi i gli spazi social di Jaguar (Facebook, X…) hanno ripreso praticamente da zero e tutti i contenuti precedenti sono stati eliminati. Sulla pagina FB, solo oggi si contano circa 4300 commenti di appassionati e clienti imbufaliti, basta guardare cosa non è stato scritto nell’arco di nemmeno 24 ore. Evidentemente tutto questo se lo aspettavano, quindi fa parte del gioco perché non credo che chi si è occupato della preparazione e dell’approvazione di una campagna di comunicazione così radicale non si attendesse reazioni di questo tipo. Allora, a che pro? Osservando le grottesche assurdità della nostra società contemporanea verrebbe sempre da pensare che la stupidità abbia necessariamente una ragione. Forse ci si sbaglia proprio cercando motivazioni razionali a fenomeni del tutto irragionevoli.

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