di Marco Giachi
In questi giorni del quarto titolo mondiale di Max Verstappen molti giornali hanno pubblicato l’elenco dei vincitori dal 1950 a oggi con le rispettive vetture, soprattutto i plurivincitori: Michael Schumacher e Lewis Hamilton (7), Manuel Fangio (5), Alain Prost, Sebastian Vettel e Max Verstappen (4), Jack Brabham, Jackie
Stewart, Niki Lauda, Ayrton Senna, Nelson Piquet (3). La cosa che mi fatto riflettere, scorrendo questa lista, è la differenza fra i “plurimarchisti” (coloro che hanno
vinto con vetture diverse) e i “monomarchisti” (coloro che hanno legato le loro gesta a una singola squadra), come se il merito di alcuni fosse stato solo quello di “trovarsi al momento giusto sulla vettura giusta”. Certo, si dirà che se la macchina va bene è comunque merito del pilota che evidentemente è un buon collaudatore, e ha carisma e prestigio per tenere unito e coeso il team però qualche sospetto viene. Manuel Fangio ha il record con cinque titoli vinti sedendosi su Alfa Romeo, Maserati, Mercedes e Ferrari. Jack Brabham ha vinto con Cooper e Brabham, Niki Lauda ha guidato per Ferrari e McLaren, Jackie Stewart Matra e Tyrrell, Nelson Piquet per Brabham e Williams, Alain Prost per McLaren e Williams, Michael Schumacher per Benetton e Ferrari e Lewis Hamilton per McLaren e Mercedes.
Gli altri tutti monomarca: Sebastian Vettel e Max Verstappen hanno colto il momento d’oro di Red Bull, Ayrton Senna è “griffato” McLaren e, va detto, anche la fama di due “plurimarchisti” come Michael Schumacher e Lewis Hamilton e comunque legata a un singolo marchio: Ferrari per il primo e Mercedes per il secondo. E’ interessante anche osservare che i “monomarchisti” sono quelli più recenti e i “plurimarchisti” sono quelli più lontani nel tempo con il record di Manuel Fangio. Si dirà anche che ognuno di loro ha avuto un compagno di squadra che aveva la stessa macchina quindi se hanno vinto loro piuttosto che lui qualche merito l’avranno. Tutto vero e lungi da me l’idea che siano diventati Campioni del Mondo solo per merito della vettura che guidavano però è curioso e la statistica, giusta o sbagliata che sia, offre sempre elementi su cui riflettere.
Anche il passaggio di Lewis Hamilton in Ferrari, visto da questo punto di vista, assume una luce diversa perché rappresenta un’occasione irripetibile per passare con più credibilità nel club dei “plurimarchisti”. Scorrendo ancora l’elenco dei vincitori si vede che le macchine in grado di vincere in Formula 1 non sono
mai state più di tre o quattro, ma in passato c’era sicuramente più alternanza mentre oggi una squadra vincente rimane sulla breccia per anni.
Questo può essere dovuto alla notevole complessità delle vetture attuali per cui una volta trovata la combinazione giusta di tutti i parametri che caratterizzano le prestazioni della vettura il vantaggio rimane a lungo e anche al fatto che, “ai miei tempi” quando frequentavo l’ambiente della Formula 1 negli anni ‘80/’90, lo sviluppo delle vetture era basato su elementi visibili (ali, carrozzerie, sospensioni), mentre ora è molto più legato all’elettronica che è nascosta e non si può copiare, quindi chi ha il “software” migliore se lo tiene.
I Regolamenti Sportivi cercano di “creare scompiglio” con cambiamenti sempre più frequenti e vediamo cosa accadrà nel 2026 quando si preannuncia una nuova “rivoluzione”.
