Testo e foto di Claudio Neri
Nonostante sia stata una delle auto segnanti dei rally – e non solo – degli anni ’70, la Lancia Stratos in versione gruppo 4 ha dovuto attendere molto prima di divenire ben rappresentata nel microcosmo della scala 1:43.
La primissima interpretazione in scala della (mi scapperebbe di scrivere “Regina”, ma mi imporrò di non farlo) mattatrice dei rally si ebbe ad opera di Norev nel 1972, e rappresentava però la Stratos in versione Salone di Torino 1971, ovvero il primissimo embrione che rappresentava la fase di passaggio dalla Stratos Zero alla vettura definitiva.
Apparve poi, sul finire del 1974, la bellissima versione Gruppo 5 vittoriosa al Tour de France 1973, proposta da Solido nella Serie 10: un modello veramente molto bello seppur imperfetto (mancava, ad esempio, l’alettoncino sul tetto), che venne proposto sia con base rossa che bianca, restando sempre abbastanza problematico da completare correttamente.



Da segnalare che nel foglietto di decals a corredo, altre ai numeri ed alle placche per completare la versione numero 111 del Tour apparivano anche le decals per ricavare la versione della Targa Florio, ancora più problematica (occorreva togliere alcune delle decals pre-posate da Solido, operazione questa non troppo agevole).





La primissima Gruppo 4 in scala 1:43 si ebbe per mano di Michele Conti nel 1975, ma pur senza disconoscere l’importanza storica del modello in questione – su cui sarebbe forse il caso di tornare più dettagliatamente in futuro – era chiaro come tale proposta – al netto di certi montaggi miracolosi che all’epoca erano possibili anche per iniziativa di illustri sconosciuti – non potesse soddisfare in maniera consona gli appetiti dei collezionisti, così come non era adatto a farlo il modello in plastica prodotto da Luso Toys a fine 1976, troppo giocattolesco e dimesso, per quanto nobilitato da una buona livrea realizzata a decals e da una presentazione generale un po’ alla “vorrei (essere un Solido) ma non posso”.
La situazione Stratos da rally a fine anni ’70 era pertanto abbastanza critica, e questo nonostante si parlasse di una tra le auto più belle ed evocative mai concepite dall’uomo che, peraltro, stava vincendo tutto nel suo sport di elezione, e lo fu almeno finché Solido non mise mano allo stampo della Gruppo 5 per ricavare finalmente una Gruppo 4, annunciata sul catalogo 1979.

Com’era la Stratos Solido? Al netto di tanti discorsi e di alcuni innegabili difetti, non era male: certo, era grossolana in certi punti (vedi l’alettoncino superiore) e totalmente sbagliata in parti come il posteriore, ma rispetto al Luso od al kit Conti era un passo avanti epocale.
Certo, anche la Stratos Gruppo 4 scontava uno dei mali supremi che affliggeva i modelli Solido dell’epoca, ossia le livree non-sense: se da un lato la livrea blu Chardonnet poteva assolutamente essere interessante (chi scrive la considera la più bella livrea ad aver mai vestito la Stratos), la versione Jolly Club tutta bianca di Carello e Perissinot al Corsica 1977 faceva un discreto paio con la Kadett GTE arancione Pantashop, la 104 ZS del Rally di Antibes, la 530 di Sourd, e la 934 VSD di Le Mans.

Solido era allergica alla scelta oculata delle versioni in quel periodo, e questo nessuno lo può negare, anche se poi tendeva a rifarsi coi kit, in cui proponeva spesso versioni che sarebbero state molto più sensate come modelli montati, nel caso della Stratos l’Alitalia 1977 e la Pirelli 1978, appunto.
Il Solido risolvette molti problemi, ma quasi in contemporanea a lui – o forse addirittura un po’ prima – uscì qualcosa di decisamente migliore, seppur di estremamente laborioso e difficile da trattare: il transkit di MRF per il modello Gruppo 5 Solido.
Il transkit era di concezione semplice: una scocca in resina – fragilissima ma estremamente precisa, come da tradizione marsigliese – da adattare al modello Solido recuperandone tutto il possibile, dopo aver provveduto a fresare buona parte del fondino per adattarla.
Non esistevano delle decals a corredo, la decorazione finale del modello era lasciata totalmente all’inventiva del modellista, e naturalmente la scocca MRF poteva essere brillantemente adattata anche alle versioni Solido Gruppo 4, quando non addirittura ultimata con fondini in lamierino ed altre parti di provenienza varia o autocostruite.
In queste immagini (gallery sotto) potete ammirare un transkit Solido-MRF dell’Alitalia in versione Montecarlo 1977 su base Marlboro Gruppo 5 a confronto con un buon montaggio di un kit Solido relativo alla medesima versione.




Che dire del transkit? In primis, che si tratta di un modello che tutt’ora abbaglia per l’efficacia con cui sono state rese le forme – tutt’altro che facili da capire – della Stratos, con un risultato che i francesi descriverebbero come “etonnant”, ma che io mi limiterò a definire migliore di troppi modelli con decenni di meno sul groppone.
La bravura di chi era chiamato – o molto spesso si chiamava da solo – alla costruzione di modelli come questo costituiva un fattore fondamentale nella riuscita finale di un’opera, come anche alla lunga nella creazione di collezioni di qualità, che fossero cioè espressione diretta dell’individualismo del collezionista e non un semplice accastellamento fine a sé stesso.
Oggi è molto difficile incontrare modelli simili in condizioni paragonabili a questo vista la naturale fragilità che dà sempre li affligge, ed è ancora più difficile trovarne di così ben eseguiti, vista la mole di lavoro richiesta nell’adattamento della base industriale: chi non se la fosse sentita di imbarcarsi in una simile impresa, avrebbe comunque potuto montare il kit Solido, con risultati certamente inferiori ma non per questo disprezzabili.

Ne ho un paio di MRF, una scocca 1976 in versione Munari Montecarlo 1976 e una 1978 modificata dal sottoscritto nella versione che vinse il Sanremo 1979 con Fassina.
"Mi piace""Mi piace"
E, ovviamente, ho diversi Solido più o meno modificati…
"Mi piace""Mi piace"
adoro adoro adoro! Una domanda. Non esiste un transkit che “evolve” la stratos nella versione “lunga” le mans? Curiosità, ovviamente . Saluti a marco da “gino”
"Mi piace""Mi piace"
Non mi pare. Però esiste una Stratos “inglese” dei primordi, o quasi. Col numero di catalogo 271, John Day produsse un kit della Stratos Silhouette di Silverstone 1976.
"Mi piace""Mi piace"
grazie. Anche se esistesse sarebbe impossibile da trovare e sinceramente tagliare un stratos , non me la sento
"Mi piace""Mi piace"