Peugeot 402 Andreau: decisamente insolito, negli anni ’30, chiamare un’auto col nome del suo progettista e questo probabilmente dà la misura di quanto fondamentale sia stato il contributo dell’ingegner Jean Andreau allo sviluppo del prodotto Peugeot e, più in generale, al modo di intendere l’automobile stradale.
Un ingegnere visionario
Nel periodo a cavallo delle due guerre mondiali, Jean Andreau era un ingegnere delle Arts & Métiers famoso come studioso di aerodinamica che, tra gli altri, aveva già lavorato con Bugatti. L’incarico conferitogli da Peugeot per realizzare la vettura studio 402 n4x era un’opportunità unica per trasferire su un mezzo terrestre tutta la sua esperienza in campo aeronautico, realizzando un design sorprendente. Design, non semplice stile quindi, ma un’estetica contraddistinta da una componente funzionale essenziale. All’epoca lo studio e lo sviluppo dell’aerodinamica erano prerogative esclusive dell’aeronautica, ma l’intuizione di Andreau fu di allargarne l’applicazione ai comuni mezzi di trasporto stradali quale è la Peugeot 402, una berlina da famiglia nata per contrastare la Citroën Traction Avant, dimostrando così gli indubbi benefici su prestazioni e consumi dati dallo studio dei flussi d’aria. Lo fece realizzando un profilo a goccia, che rese l’aspetto della Peugeot 402 ancor più ardito ed estremo.
Peugeot 402, la base perfetta
Già la Peugeot 402 non era un’automobile tradizionale. Presentava al contrario un’estetica già di suo rivoluzionaria per gli anni ’30 dato che, seppur in maniera prudente, strizzava l’occhio all’aerodinamica e alle tendenze esteuropee e americane dello Streamline. Autore dello stile della carrozzeria era Henri Thomas, progettista navigato con la passione per le forme che, in maniera misurata ed elegante, suggeriscono la fluidità dello scorrere dell’aria attorno ai volumi. Dopo aver impostato le curve morbide della gamma 01 del 1932, pur preservando un’identità di marca ben chiara, con la Peugeot serie 02 Thomas si spinse oltre, allungando le linee, smussando gli angoli, disegnando cofani e parafanghi più affilati e avvolgenti, inclinando parabrezza e calandra, con quest’ultima che cela e incorpora la fanaleria anteriore, rendendo il frontale della Peugeot 402 talmente originale e pulito che su di esso Andreau non ebbe quasi bisogno di intervenire. Lunga e affusolata, soprattutto nell’imponente versione lunga a sei luci, con le sue forme levigate e i parafanghi integrati, la Peugeot 402 era già nella versione di serie una delle automobili più aerodinamiche del suo tempo. Un tema ripreso nella comunicazione ufficiale con lo slogan “dal vento della velocità è nata la linea Peugeot, la linea aerodinamica”.
Insomma, lo stile della 402 di Henri Thomas è già unico e distintivo nel panorama automobilistico dell’epoca. Che bisogno c’era quindi di spingersi oltre con la 402 Andreau?
Obiettivo efficienza
Quando Peugeot ingaggiò Andreau nel 1934, gli obbiettivi erano essenzialmente pratici: migliorare la velocità massima della 402, abbassandone allo stesso tempo il consumo di benzina senza penalizzare spazio e confort per i passeggeri. Sulla futura 402 n4x Andreau sperimentò la forma a goccia applicandola su un’auto di grande serie e, per di più, salvandone parte della carrozzeria. E se alcuni elementi del prototipo, disegnato in collaborazione con lo stilista Georges Paulin e carrozzato da Pourtout, risultarono forse eccessivi, come i parafanghi bombati o la vistosa pinna stabilizzatrice posteriore, altri sarebbero diventati un riferimento comune nella produzione dei decenni successivi: il parabrezza panoramico, i vetri laterali senza montanti, le fiancate rastremate, le cerniere delle porte incassate, i parafanghi carenati, i copriruota integrali. Impressionante se si pensa che siamo nel 1936 e che, nonostante il design rivoluzionato, la vettura resta ancora perfettamente riconoscibile come una 402.

Peugeot non aveva chiesto ad Andreau di realizzare uno stile spettacolare; voleva invece dei risultati molto concreti, ovvero più velocità e meno consumi. Andreau rispose con pochi numeri, estremamente chiari: il coefficiente di penetrazione nell’aria, il famoso CX, venne ricalcolato in 0,34 contro lo 0,68 di una 402 di serie; un valore dimezzato e semplicemente incredibile per l’epoca, degno di una vettura di oggi. Grazie alla resistenza all’aria enormemente inferiore, a parità di motorizzazione (un normale 4 cilindri 2 litri da 70 CV) la vettura toccava i 140 km/h, mentre il modello di normale produzione si fermava a 115 km/h, e il tutto con un consumo di benzina ridotto del 30%.
Una visione ancora attuale
Un aneddoto racconta che Andreau fosse talmente sicuro delle soluzioni adottate, da proporre a Peugeot di essere pagato in proporzione ai chilometri di velocità extra guadagnati dal suo prototipo.


Episodi di colore a parte, il valore della Peugeot 402 Andreau non sta solo nelle sue notevoli qualità progettuali e dinamiche, ma anche nella svolta che impresse al modo in cui all’epoca ci si approcciava e si considerava la progettazione di una berlina da famiglia. L’aerodinamica non restava più relegata all’aviazione o alla costruzione di automobili da corsa, ma diventava un elemento essenziale nell’ideazione delle berline di fascia alta e, più in generale, di qualsiasi mezzo di locomozione relativamente veloce. Una visione incredibilmente moderna e ancora oggi attuale.


Che fine ha fatto la 402 n4x Andreau? Il prototipo, battezzato all’epoca “Anno 1940”, venne presentato al salone dell’auto di Parigi nell’ottobre del 1936, accanto a una 402 di serie; prese tale nome perché lo si voleva proporre come una sorta di manifesto della visione di Peugeot per l’automobilismo del decennio successivo, che sarebbe invece iniziato con ben più drammatici presupposti. All’epoca se ne costruirono 5 esemplari, di cui uno solo sopravvisse alla guerra, ed è conservato al museo Peugeot a Sochaux.


