di Marco Giachi (foto Ferrari Media)
Che smacco! Che frittata! Che disastro! A me verrebbe da dire “… che noia, che
noia, che noia…” prendendo spunto da un gustosissimo siparietto della coppia
Mondaini-Vianello di qualche anno fa.
All’indomani del Gran Premio della Cina lo stupore per quanto è successo alla Ferrari domina le prime pagine dei giornali e si sprecano le ipotesi e le spiegazioni tecniche e meno tecniche. E ancora una volta riparte il tormentone “… dobbiamo capire …”. Gli “statistici” dicono che non esiste la certezza che un evento, per quanto complesso e incomprensibile, non si verificherà mai (quindi niente di strano se una cosa molto rara e difficile anche da immaginare si sia verificata alla Ferrari), i “complottasti” dicono che nel caso della Ferrari la statistica non può spiegare quello che è successo a Shangai.

Io mi sento più vicino ai secondi cercando spiegazioni fuori dalla statistica.
Si possono addurre spiegazioni tecniche perché la SF25 non funziona come previsto e i tecnici devono ridurre tutti i margini di sicurezza rischiando oltre il dovuto. Ma, per me, c’è anche il rischio che siano “errori di confusione” che potrebbero indicare che anche (o solo) la squadra non funziona.
Il set-up di una Formula 1 coinvolge tanti settori diversi: i motoristi valutano i
consumi, i meccanici e gli ingegneri d pista fanno gli assetti, gli aerodinamici
decidono la parte aerodinamica (lo dice il nome stesso), e poi i gommisti, gli
elettronici… E nel clima frenetico di un Gran Premio le informazioni, le collaborazioni tra gli uni e gli altri devono scorrere e girare senza il minimo intoppo, in modo veloce ed efficiente, essenziali precise e chiare.

E spesso, sono queste le cause che portano i problemi. Ovviamente, è solo un’ipotesi che si aggiunge a tutte le altre che si sentono e si leggono un po’ ovunque oggi.
