Spesso i lettori di PLIT ci hanno chiesto degli excursus bibliografici su alcuni dei più importanti temi dell’automobilismo; operazione facile e allo stesso tempo difficile. Facile perché appassionante e si sa che ciò che appassiona viene fatto con relativamente poca fatica; difficile perché occorre necessariamente operare delle sintesi e non è scontato uscire con disamine equilibrate e informative. Ogni tanto, comunque, ci proviamo.






Da decenni, Jaguar è uno dei marchi che hanno ricevuto il miglior trattamento da parte degli storici, ed oggi è l’occasione di parlare di un autore che ha recitato un ruolo importante in questo percorso di approfondimento. Accanto agli altrettanto classici volumi di Peter Wilson o di Philip Porter, i libri di Andrew Whyte1 sono quelli che non debbono mancare nella biblioteca di un appassionato o di un addetto ai lavori, per profondità, serietà e per abbondanza di documentazione.





Riordinando gli scaffali, l’altro giorno, mi sono sorpreso a sfogliare uno dei volumi di Whyte, forse quello che preferisco: Jaguar Sports Racing & Works Competition Cars from 1954. Il ricordo va automaticamente a quell’estate londinese del 1992, quando lo acquistai da Motor Books. Il libro, edito da Haynes, era uscito da cinque anni e aveva già avuto una seconda edizione riveduta e corretta. Nel 1987 Whyte ottenne per la sua opera due riconoscimenti, il Pierre Dreyfus Award (organizzato da Renault UK) e il Montagu Trophy, se non ricordo male il primo e poi unico caso in cui lo stesso libro vinse entrambi i premi. Difficile recensire Jaguar Sports Racing & Works Competition Cars from 1954 senza incorrere nella banalità: una massa di informazioni, di foto, di documenti così importante richiedeva anche una capacità storica di prim’ordine e Whyte non fece che ripetere l’exploit compiuto nel 1982 con l’uscita del primo volume, che copriva l’attività sportiva di Jaguar fino al 1953. Certo, il secondo tomo doveva occuparsi di una materia ben più ampia e ancora oggi questa è una delle opere di riferimento nella letteratura sulla Jaguar.







Proprio nell’epoca della pubblicazione di Jaguar Sports Racing & Works Competition Cars from 1954, la casa britannica era impegnata in una massiccia campagna nel Mondiale endurance con le vetture di Gruppo C, dopo aver abbandonato le gare turismo, dove aveva corso fino al 1984 con le XJ-S Gruppo A, gestite dal TWR. Ed era stato proprio con Tom Walkinshaw che la Jaguar aveva fatto il proprio ritorno con un programma interno, dopo che già negli USA Bob Tullius (Group 44) aveva allestito un team per il campionato IMSA, con tanto di sortite a Le Mans.


Jaguar Sports Racing & Works Competition Cars from 1954 si fermava al termine della stagione 1986, in cui le XJR-6 avevano abbastanza ben figurato vincendo a Silverstone, ma la concorrenza della Porsche era ancora troppo forte. L’obiettivo della massima competitività non era stato ancora raggiunto.
Le cose mutarono radicalmente nella stagione 1988, con la nuova XJR-8 che si aggiudicò 8 vittorie su 10, lasciando però alla Porsche la gara più importante della stagione, la 24 Ore di Le Mans. La Jaguar, comunque, conquistò il mondiale marche e Raul Boesel fu campione fra i piloti. Negli Stati Uniti, il team di Bob Tullius andò avanti con un programma abbastanza ridotto che fruttò comunque alla XJR-7 due vittorie, a Riverside e a Palm Beach (per il 1988 i piani IMSA di Jaguar sarebbero stati rilanciati grazie a un sostanzioso progetto triennale, supportato finanziariamente dalla Castrol e tecnicamente da una costola americana del TWR, situata a Valparaiso (Indiana) e diretta da Tony Dowe, un inglese che l’ambiente delle corse USA lo conosceva bene avendo collaborato in precedenza con Carl Haas in Formula Indy.
Tutte queste novità – in primis il successo nel WEC – esigevano quello che oggi chiameremmo un instant book e nell’autunno del 1987 Andrew Whyte si mise al lavoro. Nei primi mesi del 1988 uscì – pubblicato ancora da Haynes – Jaguar World Champions. Ma se instant book fu, si trattò di un instant book all’inglese, nel senso migliore dell’espressione: in quegli anni i britannici erano maestri nell’editoria specializzata nel motorsport e Jaguar World Champions è tutt’altro che un volume raffazzonato e concepito per seguire giusto l’onda del momento. E’ un libro di oltre duecento pagine, colme di testo e di foto, che può essere considerato un’integrazione di Jaguar Sports Racing & Works Competition Cars. Analisi tecnica e sportiva, approfondimento dei regolamenti e ritratti di progettisti, manager e piloti: c’è tutto e naturalmente non manca una parte consacrata alla partecipazione di Jaguar al campionato IMSA. Il libro inizia rifacendosi alle due annate precedenti, probabilmente per non lasciare a bocca asciutta chi non possedeva il grosso volume di riferimento.
A distanza di tanti anni dalla loro uscita, questi libri non hanno perso nulla del loro fascino, anzi. Casomai viene un po’ di malinconia confrontando ciò che era il marchio Jaguar all’epoca con quello che è diventato oggi ed è impossibile non tornare con la mente all’orripilante rebranding, peraltro destinato ad una sacrosanta marcia indietro con grattata, come direbbe il buon Massimiliano Perucca Orfei. Speriamo bene. Intanto, se vi capita, cercate i libri di Whyte, che vi regaleranno ore di sano divertimento.
- Andrew Whyte iniziò la propria carriera di giornalista seguendo da praticante il team di Coventry nella stagione 1955, continuando poi come redattore di Motoring News. Divenuto freelance nel 1979, si dedicò alla scrittura di numerosi volumi, concentrandosi sull’attività sportiva della Jaguar. ↩︎
