Ferrari crisi e riscatto: da Surtees a Hamilton, dissidi, tragedie, flop e grandi trionfi della Rossa in Formula 1

Un libro di Adriano Cisario, edito da Ultra Sport, pp. 216 – €16,50

La Ferrari è un mito, su questo non ci sono dubbi. D’altronde, la scuderia di Maranello è l’unica ad aver preso parte a tutti i campionati di Formula 1 a partire dalla sua inaugurazione nel 1950. Ma non sempre passione, esperienza e dedizione assolute bastano a garantire il successo. Infatti, dopo le prime travolgenti affermazioni mondiali con Ascari (1952 e 1953), Fangio (1956), Hawthorn (1958), Hill (1961) e Surtees (1964), la Rossa ha dovuto affrontare tre lunghi cicli di digiuno: quello interrotto da Niki Lauda dopo undici anni nel 1975, quello durato dal trionfo del 1979 di Jody Scheckter all’inizio dell’era Schumacher nel 2000 e quello, ancora in corso, iniziato l’indomani della vittoria di Kimi Raikkonen nel 2007.

Un grande esperto di cose ferrariste come Adriano Cisario passa al vaglio queste parentesi temporali individuandovi i punti di snodo, rievocando le decisioni che hanno indirizzato (e a volte squassato) l’attività della Ferrari in quegli anni e riportando fatti, curiosità e dichiarazioni poco noti e a volte sorprendenti. Quanti ricordano o sanno, per esempio, che nel 1982 Enzo Ferrari aveva deciso di fare a meno di Gilles Villeneuve? Oppure che nel 1992 l’ipotesi del ritiro della scuderia dalla Formula 1 venne presa in seria considerazione? O ancora che Prost era pronto a tornare nel 1996 ma fu “bruciato” da Michael Schumacher? Di vicenda in vicenda, si arriva fino ai giorni nostri, col mancato rinnovo del contratto che tanto ha deluso Sebastian Vettel, fino all’ultimo, grande colpo: l’ingaggio di Lewis Hamilton, anche lui alle prese con un digiuno personale che dura dal 2020.

ADRIANO CISARIO
Nato a Bari nel 1965, è giornalista specializzato in motorsport, esperto di Formula 1 e autore del blog Motor Chicche. Oltre a collaborazioni con testate quotidiane («Gazzetta di Modena», «Quotidiano di Bari») e periodiche, è stato addetto stampa dell’Autodromo del Levante, ha svolto uno stage presso la Direzione della comunicazione della Citroën a Neuilly-sur-Seine e un Master in Comunicazione sportiva. Con Ultra ha già pubblicato Quasi ferraristi. Storie di piloti a un passo
dal mito
.

2 pensieri riguardo “Ferrari crisi e riscatto: da Surtees a Hamilton, dissidi, tragedie, flop e grandi trionfi della Rossa in Formula 1

  1. Finalmente qualcuno che dice come vanno le cose alla Ferrari (la GES intendo). Guardando la storia della Formula1 si vede che la Ferrari ha vinto in due cicli: negli anni ’70 per il genio di Forghieri e la 312 T (nelle diverse versioni fino alla T4) e negli anni 2000 quando ha “comprato” in blocco la Benetton (Schumacher, Brawn, Byrne). Poi polemiche a non finire considerando che dall’esterno si vede solo la “punta dell’iceberg” delle lotte interne. Mi chiedo spesso perchè? Qualcuno ha una risposta?

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    1. Quando si parla di Ferrari, si introducono sempre delle variabili di difficile lettura e conseguentemente di difficile prevedibilità. In parole povere, la Ferrari è un caso a parte, e non da oggi. Ci si potrebbe divertire a individuare le cause di questo vero e proprio fenomeno di costume, e qui si andrebbe parecchio indietro, rischiando peraltro di perdersi nei meandri di una storia non sempre agevole da ricostruire. E’ comunque un dato di fatto che la politica è sempre stata presente nelle vicende e nelle decisioni della Ferrari, fin dai tempi del Commendatore. La situazione, dopo la scomparsa del fondatore nel 1988, non andò certamente a migliorare. Accanto a tutto questo, l’enorme pressione che la stampa ha sempre esercitato sul marchio, in buona o in cattiva fede. Il pubblico ha un rapporto viscerale con la Ferrari, che è diventata nei decenni una sorta di nazionale automobilistica. Questo, a mio parere, ha contribuito non poco a destabilizzare dall’esterno un meccanismo che sembra ben stabile ma può essere soggetto ad influenze di vario tipo. Nessun’altra marca, team o scuderia che dir si voglia è mai stata esposta a questo genere di pressioni. La Mercedes, la Porsche, la Williams, la McLaren o qualsiasi altra casa che abbia giocato un ruolo di prestigio nell’ambito del motorismo sportivo non sono mai state identificate così tanto con il loro paese. Nel caso della Ferrari, poi, a differenza di quasi tutti gli altri team di Formula 1, hanno un ruolo non secondario la fascinazione delle vetture stradali e la presa che esercitano (o hanno esercitato fino a poco tempo fa) sull’uomo della strada. Io penso pertanto che la politica e le pressioni siano sempre andate a braccetto, finendo per guastare situazioni che potevano sembrare sportivamente e tecnicamente ideali.

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