Della Western Models ci siamo occupati non molto tempo fa su PLIT, parlando delle due Dino 2461. Torniamo sul tema con un breve intervento su un modello non molto conosciuto della produzione del marchio britannico, la Testarossa.
La Ferrari Testarossa, presentata nel 1984, segnò uno stacco quasi traumatico – almeno stilisticamente – rispetto alla produzione precedente. La vettura era destinata a far discutere. Alcuni la trovarono eccessiva al limite della cafonaggine, altri del tutto coerente alla vocazione Ferrari e con una sua personalissima eleganza. Di sicuro la Testarossa non lasciava indifferenti.
Nell’ambito dell’1:43, come si può facilmente immaginare, l’arrivo di questa vettura scatenò gli appetiti dei produttori. Fu velocissima – come suo costume – Record MRF, che presentò il kit in resina della Testarossa già alla fine del 1984 (nel 1985 uscì poi la versione montata, peraltro semplificata al massimo nelle finiture, nello stile degli ultimi factory built Record).
Arrivò quasi in contemporanea il kit Starter, ovviamente anch’esso in resina. Non si fece attendere troppo neanche Riva, col modello Meri Kits in metallo bianco. Quanto al settore diecast, in quel periodo abbastanza “morto”, fu Burago a proporre, nel 1985, una riproduzione economica della Testarossa, nel classico rosso e anche in nero. Subirono il fascino della Testarossa anche marchi meno noti, dalla portoghese F.Project, con un kit abbastanza mediocre uscito a metà ’85, alla francese Amis du 1/43 (Yolande Lamy) nell’estate del 1989, già con la configurazione doppio specchio. Nel 1990 sarebbe arrivata anche BBR con la “monospecchio” d’origine, disponibile in rosso, nero, giallo e rosso scuro metallizzato. Nello stesso anno uscì l’AMR, in svariati colori, disponibile solo factory built ad un prezzo adeguato. L’AMR faceva davvero status symbol e la domanda era sempre maggiore dell’offerta. Quello era il vero lusso, altro che i resincast premium di oggi. In anni successivi si videro ulteriori interpretazioni della Testarossa, fra cui l’Herpa, tutto apribile e in materiale plastico (1992), discusso ma senza dubbio innovativo.






E gli inglesi? Western Models, che aveva già affrontato il tema delle Ferrari più o meno contemporanee, propose nella primavera del 1988 una versione tipicamente britannica della Testarossa. Tipicamente britannica non nella configurazione di guida (il modello aveva il volante a sinistra!) ma nell’impostazione generale: metallo bianco, dettagli cromati anch’essi in metallo, aspetto robusto e pochi pezzi. Commercializzata dapprima come factory built, la Testarossa di Western fu poi disponibile anche in kit. Se il colore più comune del montato fu il rosso, sono conosciuti esemplari gialli o neri.



Oggi il modello è tutto sommato facile da reperire e non raggiunge quotazioni alte, in un contesto in cui la maggior parte dei collezionisti non ha occhi che per roba moderna fatta in Cina. L’abbiamo già detto: tanto meglio per gli appassionati, che spesso con “due lire” hanno la possibilità di accaparrarsi pezzi storicamente importanti. Da questo punto di vista stiamo vivendo un’epoca d’oro.

La scritta Made in England stampata sul fondo vale da sola l’ acquisto del modello… E in ogni caso, parliamo di una realizzazione di quasi quarant’ anni fa, con dei limiti, certo, ma anche tanto fascino, parola e concetto che non trovano quasi mai applicazione ai prodotti odierni…
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Oggi se non ci fossero i cinesi (il 99% dei produttori opera lì anche se le aziende stanno in occidente) un modello 1/43 verrebbe 400€, mentre 1/18 800€.
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Nessun dubbio su questo. Esistono il Subbuteo e la pesca.
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Rispondo brevemente al signor Raffaele Provenzale. Nessuno mette in discussione il fatto che l’ attuale ottimo rapporto qualità – prezzo della produzione modellistica sia possibile grazie al ” Made in China ” o a qualche altro “Made in”. Io volevo solo evidenziare il fatto che i modelli attuali, peraltro spesso ” interpretati ” in modo molto personale per non dire approssimativo, non hanno quasi mai quel ” tot ” di fascino, di attrattiva sul collezionista che invece un modello come quello recensito ha, nonostante i suoi anni. Ovviamente, poi, ogni appassionato vede e cerca quello che vuole dal modello che acquista: c’ è chi è alla ricerca dell’ asettica perfezione tout court e chi invece ogni tanto vuole anche emozionarsi…
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