Più o meno… venti anni tra le due: Lancia Stratos Gruppo 5 Alitalia

Testo e foto di Marco Nolasco

Rieccomi con un confronto tra due interpretazioni lontane nel tempo, ma non nello spazio, della Lancia Stratos HF Turbo che si ritirò al Giro Automobilistico d’Italia del 1977 con Sandro Munari e Piero Sodano. Sono infatti due riproduzioni uscite ad una ventina di anni l’una dall’altra, ma entrambe giapponesi. Nella seconda metà degli anni ’70 il Giappone, complice la crisi dei marchi europei tradizionali, riforniva le nostre collezioni con molte novità che ci potevamo procurare grazie ad intraprendenti iniziative commerciali come quella dei fratelli Tron. Molte ditte si dedicarono ai pressofusi 1/43, anche alcune fino ad allora note per altri generi di modelli, come la Bandai, specializzata in scatole di montaggio in plastica, che lanciò diversi modelli in zamak con particolare riguardo alle sportive europee. Questa Stratos, numero 3 di catalogo, uscì nel 1978 e fece scalpore perché non riproduceva la “solita” Gr4 da rally, ma la più scenografica silhouette Gr5 a coda lunga. Il modello presenta tutte le caratteristiche della produzione del Sol Levante di quel periodo, è piuttosto massiccio, “di peso”, dalla verniciatura impeccabile, ma le linee non sono molto precise. Dispone di cofano anteriore asportabile e di portiere e cofano motore apribili, Lo spirito è quello del giocattolo, anche se di qualità, ma avercene avuti di modelli di quella tipologia di vetture in quegli anni! I cerchi sono correttamente rossi e il tergi è decente, ma mancano i retrovisori. Un difetto ai miei occhi piuttosto grave si nota sul muso, dove i fari inferiori fissi sono in una improponibile plastica nera e di forma errata, il che altera l’intera percezione dell’ anteriore. La confezione è anch’essa tipica di quei modelli, la
decorazione ha pretese di fedeltà, ma presenta delle lacune ed è in parte realizzata tramite verniciatura, decisamente complessa, e in parte affidata ad un foglietto di adesivi in sottile pellicola adesiva, con le forme corrette già fustellate, da applicare seguendo uno schema di posa riportato sul retro della scatola. Da notare che sono fornite delle parti in realtà già verniciate. Sul plexiglass si vede un’etichetta che pubblicizza un ciondolo portachiavi a forma di Porsche che, credo, era dato in omaggio con il modellino, ma che mi pare di non aver mai avuto.

L’altra Stratos è un più recente Kyosho del 1999. Le finiture sono ovviamente di un altro livello, come la decorazione e le linee generali e la confezione è la classica vetrinetta inserita in un involucro di cartone. Anche gli interni sono abbastanza curati; le cinture di sicurezza non sono riportate, ma sono stampate a rilievo sui sedili. Non è il massimo, ma a mio gusto meglio delle decals in stile Spark.

4 pensieri riguardo “Più o meno… venti anni tra le due: Lancia Stratos Gruppo 5 Alitalia

  1. Bella, la serie delle Stratos gruppo 5 di Kyosho, proposte in diverse livree ( Alitalia, Marlboro, Pirelli) e colorazioni. La versione più ” esotica ” è di certo quella che si ispira al manga giapponese ” The Circuit Wolf”. Linee nel complesso corrette e un buon livello di finitura, per essere un die cast.

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      1. Sì, la Pirelli è di fantasia, per quanto affascinante. Alla sua uscita fu accolta da bordate di fischi ma i collezionisti occidentali non si resero conto che la mentalità all’origine di certe realizzazioni di marchi giapponesi era del tutto diversa dalla nostra.

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      2. …del resto, precedentemente, anche altri marchi di kit in plastica e di semplici giocattoli radiocomandati avevano fatto uscire la Stratos Silhouette in livrea Pirelli. Non so se Kyosho si sia resa conto dell’errore storico o se si sia accontentata di copiare gli altri senza farsi troppe domande. Ma l’approccio – ripeto – era molto lontano da quello tipico di marchi occidentali.

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