Lo scorso 1° novembre avevamo pubblicato un articolo sulle ruote di FDS vendute come accessorio1. L’intuizione all’epoca fu più che buona ma è anche a proposito delle decals che il marchio napoletano può essere citato fra i primissimi marchi italiani ad avere l’idea di diffondere una propria linea di foglietti. Ricostruire la cronologia degli accessori FDS è tutt’altro che facile, anche perché i numeri di catalogo cambiarono alcune volte e a determinate serie se ne affiancarono altre formando un incrocio di offerte e di temi estremamente vario.


Alla fine degli anni ’70, iniziarono ad apparire delle simpatiche bustine con la foto di un modello elaborato (o montato) accompagnate da un foglietto specifico di decals in serigrafia. Di FDS tutto si può dire tranne che non ponesse attenzione alla qualità delle decorazioni, commissionate spesso alla Cartograf di Quarto Inferiore, come accadeva con la stragrande maggioranza dei produttori di speciali, almeno nell’Europa continentale, mentre inglesi continuavano con delle robe che avresti definito waterslide serigraphed decal solo dopo cinque o sei pinte di Guinness. Del resto gli vogliamo bene per questo.


Queste raffinate bustine FDS, che sono piacevoli ancora oggi, nascevano in parte dall’esigenza di smaltire le cospicue scorte che la Cartograf e tutti gli altri tipografi specializzati imponevano per ogni impianto. L’idea era intelligente e funzionò abbastanza: in questa serie, che si affiancava ad altre decals generiche, si trovavano fogli già visti nei kit, come la Porsche 934 Wrangler 1978, una bella versione che molti realizzarono su base Solido, facendo volentieri a meno dell’originale in metallo bianco.
L’uscita delle Formula 1 in diecast della Yaxon – ma anche la disponibilità dei Polistil in scala leggermente più grande – suggerì a De Stasio di utilizzare alcuni fogli (Wolf WR1, Lotus JPS MkIII) per migliorare le basi industriali, sulle quali di solito non si andava tanto per il sottile quanto a esattezza e completezza delle decorazioni.
Curiosa la bustina numero 9, dove insieme alle decals per l’Ensign-Cosworth MN175 nei colori HB Alarmsystem del 1975 si fornivano anche l’alettone posteriore e lo snorkel in metallo bianco. Come base potevano essere utilizzati i kit FDS 63 e 63A, che riproducevano le Ensign del 1977 o, volendo, anche il kit John Day 248 della vettura del ’76.


Se c’è qualcosa che può emergere da queste scarne note, è la vivacità e l’inventiva di un marchio che tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80 era – a dispetto dei denigratori – una delle più consolidate realtà artigianali dell’automodellismo italiano. FDS faceva di tutto, compresi – ricordate? – i caschi in scala 1:12: la serie, nutritissima, era iniziata con i caschi di tanti piloti di Formula 1 tra il 1976 e il 1978, con qualche escursione nel recente passato (Stewart, Giunti, Fittipaldi), ma di questa gamma ci occuperemo in un articolo a parte.

Ricordo che nella primavera del 1977, quando uscì il kit Tamiya della Lotus 78 le cui decal erano di un improbabile giallo limone al posto del corretto color biscotto, telefonai al mio concittadino Francesco De Stasio (il numero era sull’elenco: altri tempi…) per chiedergli se sarebbe stato possibile farle stampare da Cartograf nella giusta tinta, avendo quelle Tamiya come modello. De Stasio, molto gentilmente, mi spiegò che Cartograf – come scrive anche lei nell’articolo – imponeva la produzione di un numero minimo di alcune centinaia di pezzi, per cui avere le decal corrette in scala 1/20 sarebbe costato uno sproposito. Chissà, però, che non fu la mia ingenua richiesta, a suggerirgli di mettere in vendita i singoli foglietti di decal per ottimizzare i modelli Yaxon o Polistil, le cui decorazioni erano costituite da antiestetici adesivi, il più delle volte attaccati pure un po’ storti. Gaetano De Marco
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Ovviamente mi sono confuso, era la primavera del 1978, perché in quegli anni la Tamiya era sì rapida nel mettere in vendita i kit delle auto di Formula 1 in scala 1/20 man mano che apparivano nei Gran Premi, ma far uscire la Lotus 78 contemporaneamente al suo esordio in pista, sarebbe stato troppo anche per dei giapponesi…
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