Nel corso di almeno un ventennio, grosso modo dal 1965 al 1985, i modelli Solido hanno costituito una base quasi irrinunciabile per elaborazioni a volte semplici, altre volte di media complessità, altre volte ancora estremamente difficili, ai limiti delle leggi della fisica. Ne abbiamo parlato spesso su PLIT e continueremo a farlo.
La Ferrari 312 PB numero 194 uscì nel maggio del 19721 e riproduceva la versione di Brands Hatch 1971: fu ampiamente stata sfruttata per ricavarne la configurazione 1972, cosa che già richiedeva una certa pratica del modellismo; abbiamo visto anche dei modelli con carrozzeria 1973, ancora meno semplice da ricavare partendo da una vettura del ’71. Quello che non avevamo mai visto finora era la “pseudo-312PB” iscritta dal NART alla 24 Ore di Le Mans del 1974. Si trattava di una delle due ex-berlinette (si dice la 0872), che dopo il suo esordio nel 1969 aveva conosciuto tutta una serie di trasformazioni radicali tra il 1971 e il 19722. Viene il sospetto che Luigi Chinetti avesse intenzione di iscrivere un prototipo già alla 24 Ore del 1973 e che poi dovette rinunciare, sostituendolo con una Daytona Gruppo 4. Lo testimonierebbe il numero di gara bassissimo (il 6) col quale la Daytona di Milt Minter e Sam Posey prese parte alla corsa.


Torniamo alla 312 P del ’74. Affidata a una coppia di piloti di grande esperienza, Teodoro Zeccoli e Jean-Claude Andruet, la vettura ricevette una carrozzeria che si ispirava parecchio alle linee della 312 PB. Nonostante problemi vari, la macchina non si comportò neanche male, finendo la gara in nona posizione assoluta e sesta di classe Sport 3 litri, con 299 giri per complessivi 4071,60 km, alla media di 169,652 km/h). Tra l’altro quella fu l’ultima partecipazione di una Ferrari sport-prototipo a Le Mans per oltre vent’anni: si dovette infatti aspettare il 1995 per rivedere una Sport del Cavallino alla 24 Ore, con la partecipazione della 333 SP iscritta dall’Euromotorsport Racing (guarda caso un’altra scuderia americana) e pilotata da Jay Cochran, René Arnoux e Massimo Sigala.
L’elaborazione che vi presentiamo in queste pagine riproduce quindi la 312 P del NART, una vettura che incuriosì – va detto – i produttori di modelli speciali già da metà anni ’70. Tra i più veloci ci fu Simonet di Manou, con uno dei suoi kit (o più esattamente semi-kit), composti dal minimo indispensabile quando andava bene. Nel 1976 arrivarono i fratelli Tron di Loano e poi F.D.S. (1986) e Mini Racing (1987). La varietà dell’offerta artigianale non scoraggiò evidentemente qualche amante del fai da te, autore del modello nelle foto.


Si tratta di un’esecuzione molto precisa: le linee della 312 P 1974 sono state riprese con buona fedeltà, in un lavoro “pesante” di lima che si evidenzia osservando il modello in controluce.
E’ difficile datare questa elaborazione (proveniente da una collezione francese), che non deve essere vecchissima, vista la qualità delle decals, ricavate da foglietti differenti. Non abbiamo in ogni caso punti di riferimento precisi che permettano una datazione inconfutabile.


Potremmo collocare il lavoro alla fine degli anni ’80 ma restano parecchi margini di errore. Si tratta di un soggetto originale rispetto alle “solite” 312 PB della Targa Florio 1972, giusto per fare un esempio, e chissà che prima o poi non salti fuori qualche altro esemplare, con le proprie caratteristiche e il proprio stile. Perché il bello di queste elaborazioni è la personalità del singolo pezzo, che riflette la mano, la sensibilità e anche la nazionalità del modellista che – con maggiore o minore successo – ci avrà passato chissà quante ore in anni ormai dimenticati.
- Rimase in catalogo fino al 1978. ↩︎
- La vettura, come la si vide a Le Mans nel 1974, era il frutto di una ricostruzione abbastanza radicale ad opera di Wayne Sparling e di altri meccanici e tecnici del NART, e fu nota come “Chinetti Special”. Ricordiamo che per lo sport motoristico il 1974 fu un anno particolarmente difficile a causa della crisi petrolifera, che impose la cancellazione di diversi eventi. A questo si aggiungevano norme sempre più severe sulla sicurezza e sull’inquinamento negli Stati Uniti, che mettevano in crisi soprattutto gli importatori di vetture sportive prodotte in pochi pezzi, come appunto le Ferrari. Sul 1974 del team NART si veda anche https://pitlaneitalia.com/2025/03/24/una-dino-tutta-squadrata/ ↩︎
