M4, si chiude una storia

Dal 1° gennaio la società pesarese M4 ha chiuso l’attività, e si occuperà solo di esaurire le scorte di magazzino. I marchi (Best Model, Art Model e Rio) saranno messi in vendita, così come gli stampi. Si conclude così una storia che era iniziata nel 1984 con la creazione di Box Model da parte di Marco Grassini e Carlo Tamburini. In un’epoca in cui i diecast faticavano non poco a fronte della continua esplosione del settore artigianale, Grassini e Tamburini dettero vita a un marchio di diecast destinato a un buon successo. Tutti ricorderanno il primo modello della gamma, la Ferrari 250 GTO 1962, tutt’oggi prodotta da Brumm.

Le strade di Grassini e Tamburini si divisero all’inizio degli anni ’90: Tamburini creò il marchio Bang, mentre Grassini fondò la società M4 con i nuovi brand Art Model e Best Model. M4 prendeva il nome dall’iniziale dei nomi di battesimo di Grassini, della moglie Mariella Della Santa e dei figli Marco e Manuela. Negli anni, Art e Best si svilupparono con tantissime versioni di modelli Ferrari ma anche di altri costruttori, fra cui l’Alfa Romeo. A marchio M4 uscì una serie di Alfa Romeo basate su stampi ex-edicola.

La vocazione di M4 era prettamente italiana, con la produzione che avveniva nel capannone di Pesaro. Marco Grassini, grande collezionista di automodelli, acquisì – si può dire per pura passione – il marchio Rio, che andò quindi ad affiancarsi ad Art Model e Best Model. Negli anni vennero introdotte alcune novità, come serie in resina, ma era la pressofusione che contraddistingueva da sempre la produzione M4. Marco Grassini venne a mancare l’11 gennaio 2016 all’età di 68 anni. L’attività venne portata avanti con coraggio dalla famiglia.

L’ultimo decennio non è stato facile, con la crescente concorrenza orientale e un mercato che si muove a ritmi vertiginosi, tritando tutto e tutti, a volte senza mostrare una specifica direzione o un senso compiuto. Per Mariella e la sua famiglia è tempo di occuparsi d’altro. La storia della M4 termina qui e siamo convinti che i suoi modelli saranno sempre più apprezzati in futuro, come puntualmente succede con marchi che in troppi danno per scontati, salvo rimpiangerli quando scompaiono dall’orizzonte.

5 pensieri riguardo “M4, si chiude una storia

  1. Mi rattrista la notizia della fine dell’ avventura di M4, in parte anche perché era una realtà marchigiana, regione in cui sono nato e vivo. Una chiusura però in certo modo annunciata. Io ho acquistato i loro modelli ( Ferrari ) per anni, per poi fermarmi in mancanza di vere novità, che sono poi quelle che alimentano e tengono vivo il mercato e l’ interesse dei collezionisti. Certo che la produzione in Italia non poteva che essere un pesante vincolo a livello di prezzo al pubblico ma, dal mio punto di vista, di più ha pesato una sorta di immobilismo dell’ Azienda pesarese, più evidente negli ultimi anni e incompatibile con le attuali dinamiche del collezionismo. Sono d’ accordo anch’io comunque sul commento di chiusura: certe cose si apprezzano quando non ci sono più.

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    1. A un certo punto, a parte altri problemi contingenti, subentra la stanchezza. Oggi come oggi è impossibile continuare a operare in un contesto – quello di una produzione europea e ancora di più italiana – dove sei tartassato di tasse a fronte di una concorrenza che sforna roba a un decimo dei tuoi costi. Un’idea poteva essere quella di sfruttare la tecnica 3D, con edizioni limitate e mirate a qualche nicchia, cosa che era stata in parte già fatta con le recenti produzioni in resina. Modificare anche una base che hai in casa per ottenere qualche variante particolare, impossibile da stampare con una tradizionale attrezzatura per la zamac, poteva essere una soluzione praticabile, ma questi sono discorsi teorici. Si conclude una storia durata quasi quarant’anni, iniziata sotto il segno dell’innovazione, perché quando uscirono i primi Box Model il panorama del diecast era in netto declino. Box Model fu uno dei marchi della rinascita, a poco tempo di distanza da un altro marchio, Vitesse, che avrebbe segnato almeno un decennio di collezionismo, prima dell’avvento della nuova Minichamps. La storia, quindi, è stata fatta da parte della famiglia Grassini. I loro modelli mi sono sempre piaciuti, anche nella loro inattualità. Secondo me una TZ2 o una Ferrari 308 GTB di Best resteranno dei piccoli classici. C’è da dire che la stragrande maggioranza dei collezionisti giudica un modello con un solo criterio, che è quello dell’adesione all’originale. Scelta metodologicamente giusta ma storicamente esistono altri parametri che sono quelli che alla lunga determinano l’importanza di un prodotto.

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      1. Tutto vero. Ricordo in particolare la Ferrari 250 Gto di Box Model, nella sua scatolina di cartone senza vetrinetta: all’ epoca mi sembrò un piccolo capolavoro, almeno nell’ ambito del Die Cast.

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  2. Vista la notizia, mi aspettavo che qualcuno intervenisse, anche solo ” pro forma “: in fondo, M4 era un Marchio orgogliosamente Made in Italy che non ci sarà più. È vero che molti collezionisti sono ormai viziati dai prodotti Made in China o Made in qualcos’altro ( e dai loro prezzi ) ma, secondo me, il fascino di un modellino non è legato solo e necessariamente al livello di perfezione e di fedeltà ma anche ad altri valori. Ma forse, sono solo io ad essere nostalgico e ad avere una certa memoria storica ( chiedo scusa per la vena moderatamente polemica, che ovviamente non riguarda il Dottor Tarallo ). Saluti.

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    1. Sono pienamente d’accordo sul fatto che un modello assume una sua importanza anche in base alla sua storia, non solo alla sua validità o fedeltà (anzi, paradossalmente in alcuni casi questi elementi scivolano in secondo piano). Un caso emblematico è quello di Pego-Progetto K. Ora, non credo che gli M4 arriveranno mai a certe quotazioni che vediamo raggiunte dai vecchi Progetto K, ma sicuramente caratteristiche proprie alla produzione M4 come la qualità dei materiali e delle verniciature verranno rivalutate in un futuro più o meno lontano. A ciò si aggiunga che non tutti sono in grado di apprezzare un certo prodotto: giudicare una Fiat 128 o una Giulietta della Rio con gli stessi criteri che si utilizzerebbero nell’analizzare un resincast cinese è del tutto fuori luogo, eppure è esattamente ciò che si fa correntemente sui social o su certi forum, certo affollati ma pieni di collezionisti ignoranti, senza offesa.

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