Borsa a Orléans

Sapevo che sarebbe stato fondamentale arrivare ad un orario antelucano per non incorrere nei tipici intoppi di eventi di forte richiamo. Il parcheggio visitatori intorno alle strutture espositive, il P5, è gratuito e facilmente raggiungibile dalla strada principale. La borsa si svolge in uno dei saloni laterali del blocco principale. Apertura prevista ora 9, alle 8 ci sono già una ventina di persone in coda. Parlano come al solito delle loro collezioni, di quello che pensano o sperano di trovare. Quello davanti a me è un appassionato di mietitrebbie o roba del genere, ha anche un giubbottino della John Deere con tanto di cappellino coordinato. Mostra filmati, snocciola dati tecnici, prezzi, prestazioni, considerazioni sui veicoli storici e roba simile. Si entusiasma e ridacchia. Penso che tutto sommato a noi appassionati di sport-prototipi endurance non è andata così male. Verso le 8.40 spunta un addetto (non un bagarino, eh) che vende già i biglietti a chi ha i contanti giusti o quasi. L’ingresso costa sette euro, prezzo onestissimo per una borsa che ormai è tranquillamente nelle prime due o tre d’Europa.

Alle nove tutti dentro. Controllo – molto educato, devo dire – di zaini e borse (il collezionista è tendenzialmente un serial killer ma non un terrorista, quindi operazione non necessaria) e vai. L’impressione è notevole. Vieni precipitato direttamente in mezzo a centinaia di banchi lungo i quali potrai fare uno struscio a serpentina per quante volte vorrai, fino a mattinata inoltrata, fino al pomeriggio, quasi fino a sera, facendo lo slalom fra orde di collezionisti e infilandoti di taglio in corridoi che si stringessero improvvisamente riuscirebbero a mandarti all’ospedale con svariate costole rotte e qualche altra frattura.

Orléans ormai non si discute. Me ne avevano parlato, e in questi ultimi anni pare sia ulteriormente cresciuta. E’ organizzata bene, con rigore ma anche con umanità. Vi si respira un’atmosfera piacevole, festiva e briosa. C’è vivacità ma non c’è caos. E’ la versione bella della borsa quando ce la immaginiamo in astratto. Certo non è tutto rose e fiori, ma ne esci davvero con un’impressione costruttiva.

Riassumere un evento con una marea di espositori come la borsa di Orléans non è facile e forse c’è chi lo farà per noi. Basterà dire che qualità e quantità si sposano alla perfezione ed è davvero complicato uscire senza rimpianti. Facile uscire invece con un sacco di rimorsi ma si sa che il collezionista sviluppa dipendenze. E lasciatelo divertire.

Orléans è parecchio centrata sugli automodelli obsoleti: quest’anno era possibile ammirare ciò che resta della collezione svizzera di cui vi abbiamo raccontato nei reportage di Epoqu’Auto a Lione, oltre che diversi altri specialisti francesi (come Au Jouet Parisien di Erwan Pirot), belgi, olandesi e anche italiani. E’ stato simpatico salutare il nostro Tiziano Gallinella qualche tempo dopo averlo incontrato a Bologna per Auto & Moto d’Epoca. Presente anche Danilo Castellarin, ma diversi altri se ne potrebbero citare. Molto, dunque, e di alto livello: qui il discriminante è davvero la sottile linea fra il notevole e l’assolutamente eccezionale. Insomma, basta cercare.

Sorvolando il giocattolo d’epoca – di cui sono poco competente e che mi sembrava peraltro poco rappresentato – l’ambito degli speciali era forse meno appariscente rispetto alla festa degli obsoleti ma comunque avvincente: bastava saper dare un’occhiata nelle vetrine dell’ex-negozio Minimini di Parigi (uno dei protagonisti della fioritura degli speciali anni ’80) per rendersi conto che a Orléans gli incontri non sono né casuali né banali: una bellissima Ferrari 365 GT/BB nera di AMR, una Kadett di Hostaro, gli Elegance prodotti da Thibivilliers, SMTS, Western e così via in una miscellanea carica di significati. A Orléans i modelli speciali non fanno la figura di vecchi e patetici relitti del passato: e ce ne sono tanti – posso garantirlo – che a uno Spark preferiscono un Automany o un JPS montato come si deve. Repetita iuvant: non ce l’ho con Spark, ce l’ho coi suoi tifosi.

Le foto – spero – parleranno più e meglio di mille altre parole. Forse torneremo sull’argomento ma intanto eccovi sufficiente materiale per farvi un’idea della portata dell’evento. Diversi espositori hanno iniziato a Orléans una lunga settimana che li porterà a Rétromobile. Altro ambiente, forse altra posta in gioco ma pur sempre un filo rosso da non perdere.

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