A Beethoven e Sinatra preferisco la Regata

Oggi guardavo alcuni vecchi Polistil che nel tempo ho recuperato. Ho una 131 2 porte, una 127, una Regata, la 131 Abarth Alitalia. Roba così, sfasciata a suo tempo, ripescata ora alle borse e su eBay. Mi piacevano, i Polistil, da ragazzino. Più dei Burago. I Polistil erano leggermente fumettati, più simpatici, un po’ gommosi. Mi sono divertito per un po’ a ritirar fuori la Regata, che non è più la “mia” (quella che trovai una domenica mattina al ritorno dalla settimana bianca a Corvara) ma è esattamente come la “mia”. Targata Torino, con gli interni che hanno quasi lo stesso odore di quella vera.

Per molti appassionati continua a verificarsi una percezione apparentemente contraddittoria: un vecchio Polistil in scala 1:25, nato come semplice giocattolo e lontanissimo dagli standard produttivi attuali, riesce ancora a trasmettere emozioni più forti rispetto a un Laudoracing o a un OttOmobile, pur rappresentando lo stesso soggetto.

Credo che c’entri una nostalgia consapevole, capace di convivere con l’evoluzione tecnica senza subirla. Una Regata della Polistil nasceva in un’epoca in cui le semplificazioni produttive e le economie di scala erano evidenti e dichiarate, potremmo dire una parte integrante del progetto. Lasciando spazio all’interpretazione, suggerivano il reale senza inseguirlo sfacciatamente. Eppure conservavano una persistenza autentica, inserita in un contesto quotidiano e concreto.

Negli ultimi anni il mercato ha provato a recuperare quella magia attraverso prodotti sempre più sofisticati: edizioni limitate, versioni numerate, confezioni cure, certificati, cofanetti, livree esclusive. E’ tutto studiato per trasmettere l’illusione di rarità e quindi di un più o meno illusorio “valore”.

Guardi oggi i migliori resincast in 1:18, oggetti estremamente raffinati, con proporzioni corrette, livree rigorose e – facili spiritosaggini a parte – un’attenzione maniacale al dettaglio che, almeno sulla carta, sembra non lasciare spazio a compromessi.

Si cerca, in sostanza, di costruire artificialmente un’emozione. Ma quel miracolo originario era una conseguenza naturale di un contesto legato all’età, al momento storico, al rapporto ingenuo con la passione. Ad un’assenza di sovrastrutture, volendo semplificare.

Ciò che nasce spontaneamente non si ricrea a tavolino. I modelli contemporanei sono pensati soprattutto come oggetti da esposizione. Il loro valore risiede nella precisione e nella perfezione formale. Un resincast, però, una volta tolto dalla scatola, è già compiuto: questo è il suo pregio ma anche la sua condanna. Un Polistil o un Mebetoys, invece, hanno più volte cambiato funzione senza perdere di significato: sono diventato, nel migliore dei casi, presenze familiari legate a rituali inconsapevoli in una sequenza di ricordi che si stratificano. Cercare oggi uno di quei pezzi in condizioni perfette, con la loro confezione originale, è parte dello stesso rispetto che si deve alla loro storia.

A ciò si aggiunge il fattore generazionale. Quella Regata proveniente dagli anni ’80 diventa un oggetto-simbolo, capace di rappresentare un intero immaginario infantile o adolescenziale. Anche la scala 1:24 o 1:25 rafforza questo rapporto, offrendo una dimensione equilibrata facilmente gestibile, priva di distanza o timore reverenziale.

I moderni 1:18 in resina sono invece delicati, fragili. Volendo fare una battuta, sono “esigenti” come pensano di esserlo i loro collezionisti. Richiedono disciplina nel maneggiarli, generando nel tempo una relazione prudente e distaccata. I resincast offrono una memoria mediata, che mantiene una distanza costante tra l’oggetto e il proprietario. Tollerano solo un contatto controllato, coerente con la loro natura.

Un secondo elemento centrale è l’imperfezione. Nei diecast del passato era strutturale: interni semplificati, dettagli mancanti, proporzioni incerte. Limiti evidenti oggi, ma allora erano considerati… inviti all’immaginazione.

Va considerato poi il contesto economico. Oggi molti modelli nascono già con un prezzo elevato, sostenuto da tirature limitate e da una comunicazione fondata sulla scarsità programmata. Il modello smette così di essere un oggetto culturale e diventa un “asset”, come si dice oggi. Uno di quei Polistil, invece, conserva un valore simbolico che nessuna edizione limitata può garantire. Rappresenta le radici visibili della passione, mantenendo felicemente aperto il dialogo con l’origine del collezionare.

Perché amo la Regata della Polistil? Perché è una cosa apparentemente da poco, capace di attraversare il tempo senza congelarlo, che continua a comportarsi – attraverso una stratificazione- come una memoria vissuta e imperfetta.

Forse il vero problema del collezionismo contemporaneo non è la mancanza di qualità, ma l’eccesso di controllo. Un mondo fatto di modelli impeccabili, sigillati, intoccabili, fotografati più spesso di quanto vengano davvero osservati. Il vero discrimine non è tra passato e presente ma tra oggetti che continuano a far parte della nostra storia e altri che si limitano a occupare spazio.

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