Focus su: MG Metro di Lansdowne (gruppo Brooklin Models)

Non sono obiettivo, come diceva Oliviero Toscani nella sua celebre rubrica su Radio Due. Quando vedo un modello in metallo bianco della vecchia scuola, non dico che perdo la capacità di recensirlo con onestà intellettuale ma faccio molta fatica a conservare un atteggiamento del tutto distaccato. Questo per tanti motivi: i modelli in metallo bianco raccontano una storia di modellismo che affonda le proprie radici agli albori dell’artigianato di settore. Se poi sono inglesi, il discorso diventa ancora più viscerale e il ricordo torna automaticamente indietro a quei “cottage models” che caratterizzarono gli anni ’70 e anche buona parte degli anni ’80.

Produrre oggi in una gamma attuale modelli di quel genere può sembrare una follia e in parte lo è. Il problema è che a scivolare da cultori del modello britannico in metallo bianco a patetici passatisti è un attimo e anche questa è una deriva che andrebbe evitata. Fin qui ci arrivo. Da evitare anche curiose ibridazioni alle quali la tecnica realizzativa di questi modelli è del tutto refrattaria: non è concepibile montare cornici fotoincise o altre diavolerie moderne (si fa per dire) su un SMTS o su un Brooklin, pena lo snaturarlo completamente. Quindi che si fa? O si continua con una linea tradizionale all’antica destinata a non essere acquistata che da ottuagenari o si cerca qualcosa d’intermedio.

La soluzione non ce l’ho e forse non esiste nemmeno. Chi produce modelli come i Brooklin deve rassegnarsi a restare nella sua nicchia senza pensare a chissà quali voli pindarici, che porterebbero solo a disastri. Ci si accontenta e ci si rivolge a un pubblico selezionato, magari nella speranza di piacere anche a qualche collezionista meno attempato, alla ricerca di emozioni che un resincast non potrà mai dare.

Certi esperimenti hanno anche avuto un buon esito. Della gamma Hastings Classics, stampata da SMTS, avevamo già parlato a proposito dell’Austin Maestro1, che era stata accolta con favore, così come era accaduto con gli altri modelli della serie, tutti molto originali.

In questi ultimi anni per SMTS e Brooklin Models ci sono stati dei discreti sconquassi. Ora il riassetto sembra completato, con un generale ridimensionamento ma anche una più realistica focalizzazione a livello di prodotto e di marketing. Sparita la gamma Hastings Classics, il filone delle vetture britanniche anni ’70-80 è confluito nel marchio Lansdowne, che ha già visto l’uscita di modelli attesi da tempo (almeno nel Regno Unito), dall’Austin Montego berlina alla Estate, fino all’Austin Metro, annunciata diversi anni fa e finalmente disponibile a partire dagli ultimi mesi del 2025.

Dopo una serie di versioni Van della Metro, a Brooklin è venuta l’idea di occuparsi della MG Metro nella configurazione aspirata, un modello già uscito tempo fa nella gamma Neo2 (foto qui a sinistra) e che oggi i collezionisti si scambiano a prezzi assurdi, alcuni ignorando bellamente il fenomeno di scioglimento dei cerchi che assume proporzioni più o meno vistose a seconda degli esemplari. Fanatici dei resincast, buona fortuna.

Il Lansdowne, col un prezzo che sfiora i 150 euro è lì a dire che certe cose non sono per tutti e in fondo è meglio così. I cerchi in metallo bianco “are here to stay” come direbbero i loro produttori e certe cose si capiscono solo con una pluridecennale esperienza. “Sì, ma il modello è un po’ storto, non ha lo specchietto retrovisore interno, non ha questo, non ha quest’altro!” Vero3.

Certe cose forse si potevano far meglio: non è certo una bestemmia aggiungere un retrovisore su un montato in metallo bianco dei giorni nostri. Ma l’importante è non farsi prendere la mano. Neanche i tergicristalli in fotoincisione stonano troppo e probabilmente chi ha concepito il modello non se l’è sentita di andare avanti con quelli in metallo bianco. Il resto, però, è deliziosamente old style ed è una buona notizia. Ripeto: un modello così o continui a farlo secondo certi dettami, altrimenti cambi del tutto genere. In questo caso non si danno troppe combinazioni a metà strada.

La MG Metro di Lansdowne è stata accolta bene, tanto che di alcune decine prodotte nella prima serie sul sito di Brooklin ne restano in magazzino solo quattro.

La verniciatura è ottima, gli interni ben rifiniti e completi, con le loro differenze rispetto a quelli di una normale Metro. I vetri, in vacuform, sono applicati dall’interno con sufficiente cura anche se abbiamo visto esemplari sui quali il parabrezza è stato montato con poca attenzione finendo per creare un antiestetico avvallamento centrale, dovuto anche a una materiale molto morbido e sottile. Le concessioni al moderno sono poche, come i fari stampati in plastica trasparente (credo in 3D), che danno un effetto gradevole e realistico. Sul fondino, completamente piatto, è incollata una placchetta identificativa fotoincisa, come su tutti i modelli della gamma, inclusi gli Hastings Classics.

Elegante la confezione: il modello è montato su una basetta scura ed è tenuto in sicurezza con dei distanziali che impediscono che il fondino si “imbarchi” sotto la trazione delle due viti di fissaggio. La scatola è in cartone bello rigido ed è tenuta chiusa da una fascia in cartone bianco, non visibile nella foto

C’è da sperare che Simon Elford e compagnia mettano mano sulla gamma Rover 100, inclusa ovviamente la sportiva 114 GTi. Resterebbero da fare anche tutte le 200, berline e coupé, di fine anni ’80-inizio ’90.

Una nota conclusiva sul servizio vendita di Brooklin: il sito4 è molto facile e intuitivo e i modelli vengono inviati rapidamente, con corriere DHL. Dopo la Brexit, l’iva inglese si versa al momento dell’ordine, per cui se le procedure doganali vengono eseguite correttamente (cosa da non dare mai per scontata), il pacchetto arriva senza alcun altro diritto da pagare.

La MG Metro in versione aspirata, model year 1983

La MG Metro nasce nel 1982 come versione sportiva dell’Austin Metro, in un momento in cui l’industria automobilistica britannica cerca di rilanciarsi dopo anni complicati. La prima MG Metro monta il quattro cilindri 1275 cm³ della serie A, rivisto per erogare 72 CV. Non sono numeri clamorosi, ma il peso contenuto e l’assetto più rigido la rendono brillante e divertente. L’estetica sottolinea il carattere sportivo con paraurti dedicati, cerchi specifici, grafiche laterali e interni con sedili più avvolgenti. Nel 1983 arriva la MG Metro Turbo: sempre equipaggiata col 1275 serie A, adotta un turbocompressore Garrett che porta la potenza a 93 CV. La Turbo si distingue anche esteticamente per dettagli rossi nella calandra e un look più aggressivo. La MG Metro conosce anche qualche impiego sportivo, soprattutto in campionati monomarca che intendono promuovere il prodotto di serie. Negli anni si segnalano vari restyling e miglioramenti che non alterano sostanzialmente la meccanica. Le MG Metro rimangono in produzione fino al 1989, periodo in cui arriva la gamma 100 della Rover, la cui sportiva si chiama 114 GTI e che adotta il nuovo bialbero Serie-K da 1,4 litri e 95 CV, la stessa unità adottata sulla berlina 214.

  1. https://pitlaneitalia.com/2024/03/05/austin-maestro-di-hastings-classics/ ↩︎
  2. Tra l’altro, proprio in queste settimane, è uscita la versione Turbo, di Matrix, in bianco, nero e rosso. La Turbo è stata riprodotta da Cult in 1:18. ↩︎
  3. Del resto, a mio avviso, è anche concettualmente sbagliato recensire un modello simile con criteri “attuali”. Ed è proprio su certi siti britannici come MAR Online certe recensioni – compresa quella sulla MG Metro di Lansdowne – oneste e accurate quanto si vuole ma che non tengono conto delle implicazioni “filosofiche” di questo modello. Sia come sia, torniamo al discorso iniziale: è pensabile proporre oggi riproduzioni di questo tipo conservandone l’innocenza? ↩︎
  4. https://brooklinmodels.com/ ↩︎

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