Documentazione storica: Fiat Modellini 1899-1985

Nel 1985, pensare a un libro specialistico sull’automodellismo, scritto da italiani e pubblicato in Italia, era quasi roba da visionari. E’ vero, c’erano state traduzioni di volumi stranieri (soprattutto sul modellismo in plastica) e qualcosa d’inedito si era tentato già dagli anni ’70 ma si trattava di casi sporadici. Potrei dire che solo uno come Edoardo Massucci avrebbe potuto smuovere le acque, e lo fece benissimo pubblicando un bel volume che ripercorreva l’intera storia della Fiat attraverso le riproduzioni in scala.

I lettori più competenti conosceranno a menadito questo libro. Le righe che scrivo oggi sono per i più giovani o per i semplici curiosi. Fiat Modellini 1899-1985, pubblicato da Automobilia, fu un avvenimento editoriale per il settore italiano e non solo. Intanto, per l’eleganza: un libro rilegato come si deve, di oltre 220 pagine, con un’impaginazione sobria e di gusto, una carta di ottima qualità (non è ingiallita neanche dopo quarant’anni) e una rilegatura certo “industriale” ma destinata a durare.

Massucci era un’indiscussa personalità nel campo del modellismo. Di lui tutto si può dire tranne che non conoscesse la materia. Per la redazione dell’opera si avvalse della collaborazione di Franco Zampicinini, di vari altri esperti che misero a disposizione collezioni prestigiose. A suggellare una certa ufficialità dell’operazione, Vittorio Ghidella scrisse un’intensa presentazione sulle ali della nostalgia e dell’evocazione. L’amministratore delegato di Fiat Auto – sia detto a latere – era un grande appassionato e collezionista di modelli. Parlavamo dell’eleganza della veste editoriale ma essa non costituiva un semplice belletto: i contenuti erano di spessore, dalla qualità dei testi – sobri, armoniosi, di forte gusto letterario senza essere ridondanti – all’abbondanza del materiale iconografico. La ricerca dietro questo volume fu notevole poiché si passarono in rassegna praticamente tutti i generi di modelli in tutte le scale, dai giocattoli anteguerra ai diecast, dagli speciali alle magnifiche repliche in 1:5 del Centro Stile Fiat fino alle creazioni di Michele Conti o Carlo Brianza. In appendice, un catalogo ragionato con tutte le caratteristiche dei modelli, inclusi quelli riproducenti le Fiat fabbricate su licenza nei vari paesi del mondo. Un qualcosa di mai visto prima: certo, le uscite non erano ossessive come oggi ma la mole di materiale, per un marchio come Fiat, iniziava ad essere cospicua.

Ancora oggi, questo libro fa la sua figura e testimonia la qualità dei risultati che si potevano raggiungere in un’epoca in cui praticamente non esisteva alcuna scorciatoia digitale. Il mio libro – il lettore perdonerà queste digressioni autobiografiche – fu un regalo per il Natale del 1985, acquistato alla Libreria Seeber in Via Tornabuoni a Firenze. Ricordo le ore passate ad ammirare modelli di cui apprendevo per la prima volta l’esistenza o che nel migliore dei casi avevo visto elencati in qualche TSSK o catalogo della Progetto K di Roma. Modelli realmente introvabili all’epoca (oggi l’aggettivo introvabile si scomoda anche per un’insulsa edizione da edicola). Con la maggior parte dei Corgi, Dinky, Solido, Mercury ancora fermi nelle case dei loro primi acquirenti, trovare certe cose era un terno al lotto.

Nel 1993, da giovane giornalista, collaboravo al quotidiano La Nazione di Firenze. Il mio “capo” era Riccardo Rossi Ferrini, che all’epoca seguiva la Formula 1 e a me toccavano ovviamente cose molto meno gloriose come gli articoli di curiosità nella rubrica “Divertimenti”. Era comunque già qualcosa e mi sforzavo di scovare temi particolari o stuzzicanti, dalla ragazza-pilota che correva nel Trofeo Cinquecento al car-karaoke, ossia il karaoke fatto in diretta alla radio cantando al telefonino… Insomma, roba così, fra l’insolito e il goliardico. Un giorno mi venne in mente di scrivere di modellismo e per l’articolo decidemmo di copiare sfacciatamente la copertina del libro di Massucci, tanto chi se ne sarebbe accorto? “Bellino”, disse con un mezzo sorriso sorpreso Rossi Ferrini quando dall’altra parte della scrivania gli passai foto e articolo. A fine giornata, già buio d’autunno con sciami di auto e motorini che scintillavano imbizzarriti sul Viale Giovine Italia e lui che si stava stufando di girare il mondo dietro a una Formula 1 che forse non gli apparteneva neanche più. Nel pezzo accennavo al fatto che ormai da un po’ di anni le case costruttrici italiane non fossero più di tanto interessate a promuovere i loro prodotti attraverso i modelli, cosa che invece tedeschi o anche inglesi e giapponesi facevano con continuità. “Addio cari modellini” fu il titolo, in parte incoerente, dell’articolo, che il redattore chiosò con un ancora più ambiguo “Ormai scomparsa la pubblicità delle case produttrici” o roba del genere. L’articolo piacque perché spiegava a un pubblico di lettori distratti alcuni aspetti curiosi dell’automodellismo. Fu forse quello il mio primo pezzo sull’argomento e ogni volta che riprendo in mano il libro di Massucci ripenso a due momenti molto diversi del passato: la gioia pulita del Natale dell’85 – uno degli ultimi Natali lenti, rassicuranti, quasi infantili – e la creatività un po’ disperata di quei giorni passati a caccia di stranezze da raccontare sulla Nazione in una Firenze che già cambiava nella forma e nel colore: non intendevano questo, i Litfiba, ma a me piaceva pensarlo.

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