Oltre 60 Ferrari storiche in Trentino-Alto Adige per la Cavalcade Classiche

Si conclude oggi la quinta edizione della Cavalcade Classiche, che ha riunito in Trentino Alto-Adige 65 Ferrari d’epoca provenienti da tutto il mondo.

L’evento, riservato in via esclusiva ai proprietari di storiche Ferrari, si è svolto lungo gli itinerari più affascinanti del Parco Naturale Adamello Brenta, delle valli trentine e del Lago di Garda.

Gli ospiti internazionali della Casa hanno partecipato inoltre a una gara di regolarità che nel corso di tre giorni ha preso il via da Pinzolo, nell’alta Val Rendena, per attraversare gli imponenti paesaggi dolomitici. Le parate e le esposizioni delle vetture hanno animato i centri storici di Cavalese, Merano, Riva del Garda e Trento, raccontando 75 anni di design e tecnologia del Cavallino Rampante.

La lista dei modelli partecipanti ha fatto la gioia degli appassionati, che hanno avuto l’opportunità di ammirare da vicino alcune prestigiose auto del passato, quali la Ferrari 166 MM, la Ferrari 212 Inter, la Ferrari Dino 246 GT e la F40.

La Cavalcade, uno degli esclusivi eventi su invito organizzati da Ferrari, ha riunito ancora una volta equipaggi di numerose nazionalità che, attraverso la condivisione di esperienze autentiche e memorabili, entrano a far parte di una sola comunità unita dalla passione per il Cavallino Rampante.

L’eredità storica di Francesco Bergamini

Uno scrittore, un giornalista sono veramente popolari quando entrano nelle case della gente che non legge. A Firenze, popolare lo era Giorgio Batini, con i suoi libri di storia del territorio, le schede di Domenica dove o il Dizionario del tarlo. Diventavano, i suoi, volumi da sistemare accanto alle ricette e all’elenco del telefono. C’era poi l’orgoglio di altri scrittori meno conosciuti ma tenacemente radicati al territorio, che godevano di una certa fama a Scandicci, a Lastra a Signa, a Sesto Fiorentino o a Monte Morello per aver scandagliato, come nessuno storico più paludato avrebbe fatto mai, le microvallate e i villaggi che ormai di antico non avevano più niente ma che scavando rivelavano le tracce di un lavatoio o di una chiesa del XIII secolo.

“Prendi il libro dove ci siamo anche noi, fagli vedere, fagli vedere”, diceva la padrona di casa al figlio, o il marito alla moglie mentre me ne stavo in piedi nel tinello in attesa di qualcosa di veramente interessante da buttare nel computer. Quante volte, ai tempi della mia collaborazione con Toscana Qui, diretta da Batini, nei pellegrinaggi alla ricerca di questa e quell’altra curiosità, avrò sentito questa frase. Fra il 1994 e il 2007 ho battuto le province toscane palmo a palmo, intervistando, fotografando, raccogliendo testimonianze. Il local mai destinato a diventare glocal era il mio pane quotidiano. “Il libro dove c’è il Bubba” avrà certamente dato poca gloria di livello nazionale allo storico della porta accanto, costretto magari nella sua opaca quotidianità alle mansioni di usciere in Comune, di guardia giurata o di postino. Personaggi che nella totale indifferenza del mondo accademico portavano avanti le loro ricerche, spesso con metodi poco filologici e alquanto amatoriali ma tant’è. I volumi che ne uscivano li riconoscevi subito: copertina in brossura, un po’ squinternati, graficamente confusionari, pieni di foto e disegni ripresi da chissà dove, privi di indici e di rigore storico, sempre stampati da piccoli editori, benevolmente disposti nei confronti di questi “ricercatori”. Questi volumi uscivano e facevano l’orgoglio della frazione, del quartiere, eredi di una tradizione che risaliva agli eruditi, spesso ecclesiastici, del sette o ottocento. “Mi sono letto tutta la Storia del Mugello del padre Lino Chini”, mi disse una volta uno di loro, che si vantava di non essere andato oltre la terza media. “La ammiro”, gli risposi. “Io non sono mai riuscito a superare pagina 20, come con Lolita di Nabokov”. La battuta non la capì.

Frugando nelle storie segrete della Toscana mi sono imbattuto in tanti di questi volenterosi e nei loro ammiratori. Molto mi hanno dato, nella loro infervorata, malcelata voglia di comunicare, di chiacchierare, di apparire. Anche nel nostro settore, quello dei veicoli, il loro lavoro si è rivelato prezioso, perché in tanti casi sono stati gli unici a volersi sporcare le mani con storie inedite, materiale fresco, testimonianze dirette raccolte da gente che conoscevano solo loro. Tutti questi volumi sono riuniti nella mia biblioteca sui medesimi scaffali: c’è il volume con la storia della linea Ataf numero 25 (non sto scherzando, è la Fernandona), quello sulla linea 7 che va a Fiesole, quello sul versante sud di Monte Morello (perché il versante nord è un’altra cosa e se ne occuperanno in altra sede) e quello su San Biagio a Petriolo, che vorrebbe tanto essere una città che fa provincia e invece non è altro che un quartiere di Firenze che guarda in cagnesco la vicina Peretola. Il trionfo del localismo destinato a non uscire mai dal guscio di domeniche pomeriggio dolorosamente deserte e tutte uguali, illuminate dalla luce arancione dei lampioni lungo Via Baracca o a Rifredi.

A volte, però, il localismo s’è preso la rivincita, dando una dignità diversa e un respiro più ampio alle realtà cittadine. Nella primavera del 1996 ero a caccia di qualche storia della marineria da pubblicare sulla rivista. Fu un mio bis-zio (che ho sempre considerato uno zio “vero”), che aveva sposato una viareggina, a darmi un’idea: “perché non cerchi Francesco Bergamini? Lui potrebbe suggerirti un po’ di argomenti”. Abitavano a Firenze, gli zii, e su un mobile del loro modesto appartamento dietro la ferrovia di Firenze Nova, c’era un modellino in coccio della celebre torre viareggina, con la quale, in occasione delle nostre visite di famiglia, avevo giocato per anni e anni senza romperla. Viareggio per me significava il fratello della zia, Moreno, che aveva una cartoleria che io trovavo avvincente e che nel piazzale del casamento mi aveva fatto guidare la sua Simca 1000 a otto anni, le sfilate del Carnevale e il ritorno la notte sull’autostrada. Bergamini era sull’elenco della Telecom. Fu molto gentile e mi dette un appuntamento.

Con grande difficoltà (i GPS non esistevano) riuscii a trovare la sua casa in periferia, un giorno, tra l’altro, in cui mi ero svegliato con un mal di testa terrificante. Fu un incontro lungo, tutto un pomeriggio. Scoprii un personaggio cordiale ma fermo, uno che aveva dovuto affrontare nella vita problemi non da poco. Mi parlò dei marinai viareggini, ma anche dei muratori e della loro dipendenza dal vino. Non presi appunti, raccolsi le idee un po’ come veniva. Era orgoglioso della sua vicinanza a Mario Tobino, che lo aveva addirittura inserito nell’elegante prosa di un suo libro, Sulla spiaggia e al di là del molo: “…e il Bergamini che per primo ci disse il nerbo delle storie marine…”.

Ma storico, “il Bergamini”, non voleva essere definito. “Io sono uno che raccoglie materiali che gli storici veri utilizzeranno per le loro ricerche”, mi disse. Aveva fondato un importante centro di documentazione a Viareggio e i suoi libri erano sempre ben accolti dalla critica. Non rinunciava, nella sua prosa, al taglio giornalistico, leggermente affabulatorio, che forse avrebbe fatto storcere il naso a qualche professore universitario, ma lui era un divulgatore e tale voleva restare. Il suo eloquio era forse meno brillante della parlata del Batini, cui ero abituato in redazione, e anche la prosa del Bergamini si spezzava in frasi più brevi, meno sofisticate rispetto a quelle del direttore di Toscana Qui. C’era anche meno ironia, meno voglia di sorprendere, ma le pagine erano permeate di un’etica onesta, quasi protestante. Bergamini, che era nato nel 1924, è mancato nel 2004. Non ho più pensato a quell’incontro per tanti anni finché, giorni fa, mi sono rispuntati fuori due dei suoi volumi, “Viareggio e la sua storia 1000-1800” e “Le mille e una… notizia di vita viareggina 1169-1940”. Formato grande, contrario ai francobollini cari agli accademici, poche note, molta sostanza da tirar fuori con le proprie risorse di lettore. Non son libri fatti per gli schizzinosi, ma al contempo sono densi di notizie e di spunti di riflessione.

Certamente Bergamini, nato nel ’24, non fu il primo a occuparsi di storia viareggina: il primo fu probabilmente Giuseppe Genovali, cancelliere della Compagnia della Santissima Annunziata e insegnante, vissuto nel XIX secolo. Seguirono, alcuni decenni più tardi, le opere di Francesco Lenci, riprese, fin dall’inizio degli anni sessanta, dal Bergamini, in collaborazione con Marco Palmerini. L’editore dei libri di Bergamini è rigorosamente viareggino, Pezzini, che nel 2020, anno del duecentesimo anniversario di Viareggio come “Città”, ha ristampato anastaticamente “Le mille e una… notizia”. Un libro scritto nello stile annalistico, che richiama le origini della storiografia latina. Del mio incontro con Francesco Bergamini ho parlato a pochissime persone. Gli sono sempre stato grato per aver accolto un giovane giornalista di nessuna notorietà e di avergli regalato tante idee che furono – almeno spero – utilizzate con profitto. Non avevo forse l’esperienza per porre le domande giuste, ma lasciai casa sua con la sensazione ben precisa che era anche per merito di certi personaggi che amavo questo lavoro.

Il Raduno dei Tre Paesi a cura del Lancia Club Österreich

Testo e foto di Riccardo Fontana

Si è svolto dal 15 al 18 settembre scorso il Raduno dei Tre Paesi a cura del Lancia Club Österreich. Base di partenza Villach, immersa nei meravigliosi scenari naturali della Carinzia, in cui si sono dati appuntamento una trentina di equipaggi provenienti da tutta Europa, possessori di Lancia storiche (più qualche “imbucato” con altre auto, come ad esempio chi scrive) pronti a godersi le bellezze di un percorso che si è snodato tra i laghi della Carinzia, l’Italia, e la Slovenia, facendo tappa nella splendida cittadina lacustre di Bled, in cui il Maresciallo Tito aveva una delle sue residenze. Il parco partenti è stato nobilitato da alcune auto veramente significative, tra cui una Stratos stradale rossa e una altrettanto spettacolare Aurelia B20 GT, di proprietà di un anziano signore di Amburgo. La manifestazione, di alto livello organizzativo (vivissimi complimenti al presidente del Club Hans-Christian Graf e ai suoi collaboratori) è stata purtroppo leggermente guastata dalla pioggia battente che ha dato tregua solo nella giornata di domenica, ma il divertimento e la passione non ne sono stati scalfiti. Come dicevamo, la domenica ci ha omaggiati di alcuni scampoli di bel tempo, giusto in tempo per il rinfresco finale nella tenuta dei Conti Lodron ad Himmelberg, che si sono dimostrati degli splendidi padroni di casa condividendo coi partecipanti, oltre alla grande gentilezza, anche la loro splendida collezione di Lancia, tra cui spiccano auto veramente importanti e maestose come Aurelia B24, Trikappa e Lambda torpedo. Alla manifestazione non sono mancati, in generale, modelli molto più recenti e popolari, come numerose K Coupé e Thesis, forse molto più apprezzate ora di quanto non fossero “ai loro tempi”, segno comunque che il marchio Lancia, nonostante mille discutibili esternazioni che si sono susseguite negli anni a cura di chi il marchio lo detiene, all’estero continua ad avere appeal, e molto. Al prossimo anno, sperando in un meteo più clemente e in ancora più auto di pregio.

Le novità di N3C all’Hobby Model Expo di Novegro

Ogni anno, all’Expo di Novegro, N3C, marchio storico nelle riproduzioni in 1:87 di mezzi pesanti e commerciali nazionali, porta diverse novità, fra cui gli ambiti coffret in serie limitata. In questa gallery appaiono le ultime uscite: Alfa Romeo F12 in varie versioni, cofanetto Polizia anti sommossa verde e azzurro, Fiat 370 corto set assistenza di linea ATM, confezione con Fiat 370 corto con catene e Fiat 682 ANAS spargisale/spazzaneve (in collaborazione con G&G).

Le quattro Alfa Romeo 33/3 ufficiali della 1000km di Monza 1970

Fast by Ciemme43 sta ricostruendo tutta la carriera dell’Alfa Romeo 33/3 e 33TT3, aggiungendo a versioni già realizzate in passato a vetture inedite o viste raramente. E’ stata completata di recente la serie relativa alla 1000km di Monza 1970, composta dalle auto di Galli/Stommelen (n°38), Hezemans/Gregory (n°39), Facetti/Zeccoli (n°40) e De Adamich/Courage (n°41).

Arena Modelli all’Hobby Model Expo di Novegro

Arena è uno dei marchi dell’1:43 presente ufficialmente all’Hobby Model Expo di Novegro. Valerio Comuzzi ha portato in fiera tantissime novità, fra cui un buon numero di Fiat 131 Abarth. Fra le più interessanti vi è la vettura del River Team del Giro d’Italia 1979. Photo gallery con una selezione di modelli in mostra.

AWM Automodelle per Blackstar all’Hobby Model Expo di Novegro

Nell’offerta di Blackstar (un marchio di ACME) vi sono gli autobus extraurbani in 1:87 realizzati in esclusiva da AWM Automodelle di Selb, Germania, su base Wiking. A Novegro, Blackstar ha esposto alcune novità: Mercedes-Benz Citaro Busitalia Nord-Regione Umbria con display “Corsa sostitutiva treno P. S.Giovanni-Sansepolcro”, Setra S315 con logo Sita Sogin Gruppo FS in livrea bianca per servizi sostitutivi, Setra S515HD in livrea Flixbus società SIT di Roma per servizi internazionali, Mercedes-Benz Citaro TEP Parma. Nella foto in apertura, in basso a destra, si può riconoscere un altro set su base Wiking, che comprende tre Fiat 600 con insegne di Polizia Stradale, AGIP e Vigili del Fuoco. Un secondo coffret di Fiat 600 è in catalogo, con livree RAI, Carabinieri e Ramazzotti.

Il team Larrousse in F.1

Una storia complessa ma al contempo affascinante quella della Larrousse in Formula 1. Dall’accusa di uxoricidio mossa nei confronti di Didier Calmels, socio del fondatore Gérard Larrousse, nel 1989, alla scalata del misterioso gruppo tedesco Comstock, una finanziaria che rilevò quote importanti della squadra dopo l’uscita del costruttore di automobili Venturi nell’autunno del 1992. Motorphone TV, il canale YouTube di Ermanno Frassoni, ha potuto aprire un nuovo capitolo sulla Larrousse grazie a Philippe Leloup, ex meccanico AGS F.1, che da inizio 1992 al 1994 lavorò alle dipendenze di quest’altra piccola eppure agguerrita compagine francese le cui vicende vanno ben al di là degli scandali veri o presunti.

La partnership con Venturi del 1992, la discesa in campo da costruttore “totale” nel 1993 e 1994, il rapporto con Lamborghini che fornì i motori per un paio di stagioni, i punti mondiali raccolti dai piloti Bertrand Gachot, Philippe Alliot ed Erik Comas quando vettura e circuito lo permettevano: c’è questo e molto altro nel video in lingua inglese registrato da Motorphone TV. Da non sottovalutare poi il comparto tecnico di prim’ordine della Larrousse di inizio anni 90 con, tra gli altri, Robin Herd, ex March Engineering, Michel Tétu, Tino Belli e Tom Holloway.

Le variopinte livree proposte da una Larrousse ormai ai titoli di coda nel 1994 sarebbero da spiegare in ogni scuola di marketing complici gli sponsor Kronenbourg e Tourtel, rispettivamente birra alcolica e analcolica, in splendido risalto.

Ermanno Frassoni di Motorphone TV intervista Philippe Leloup sulla storia della Larrousse F.1

Peccato infine per la LH95, la Larrousse che non corse mai ed era teoricamente destinata al campionato di Formula 1 del 1995, come evidenziato da Leloup nella videointervista, anche se a parziale consolazione c’è da dire che la squadra di patron Gérard un posticino nel Gotha del motorsport ha saputo comunque ritagliarselo pur avanzando contro gli ostacoli di un Circus via via sempre più elitario.

Kyosho all’Hobby Model Expo di Novegro

Emmemodels Srl di Verano Brianza (MB) ha portato all’Hobby Model Expo di Novegro le ultime novità e alcuni pre-serie dei diecast 1:18 Kyosho. In questa gallery vi presentiamo una panoramica di ciò che è già in produzione e di ciò che uscirà prossimamente.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: