Per la maggior parte di noi occidentali, il mondo dell\’1:43 giapponese resta un mistero. E stavolta non sto parlando delle creazioni di Hayakawa, Momose o Kamimura, ma in generale del sistema di distribuzione, dei marchi, dei collezionisti, dei negozi e di tutto il resto che ruota attorno al settore. E\’ un mondo che è sempre rimasto abbastanza separato da quello europeo, e non credo solo per il fatto della lingua o dell\’alfabeto; secondo me è un fatto di mentalità, di cultura. Su ebay, ad esempio, hanno sempre circolato pochi collezionisti giapponesi. Essi preferiscono i siti locali e alla peggio si affidano ad agenzie che piazzano le offerte per conto terzi. Qualche contatto, sporadicamente, ce l\’ho avuto, ma non sono mai riuscito a farmi un\’idea precisa di come funzionino le cose laggiù. Ho l\’impressione che la migliore soluzione per provare a capirlo sarebbe la solita: andare di persona e cercare di osservare. Poi ci sono i luoghi comuni, ma anche dei tentativi, secondo me abbastanza affascinanti, anche se non del tutto soddisfacenti, di spiegare certe caratteristiche con degli elementi di semiologia o di sociologia (ricordate \”L\’impero dei segni\” di Roland Barthes?). Applicare la \”mentalità\” giapponese al concetto di collezionismo è un esercizio difficile, che sfocia nel puramente teorico, col rischio, appunto, di scivolare nel più vieto cliché. Però qualcosa di vero ci deve essere. Precisione, attenzione, un minimo di ossessività. E anche un\’attrazione per il simbolo, per il particolare al posto del generale; il dettaglio che cattura, lo si capisce anche dal modo di impostare la grafica, di osservare certe cose. E\’ qualcosa che chi non conosce bene la cultura giapponese (come appunto il sottoscritto) può solo intuire.
La rivista Model Car, qualcuno ce l\’avrà presente, è un capolavoro di arte visiva. Del resto se vi ricordate i cartoni animati – Grand Prix, tanto per rimanere in tema – potrete farvi un\’idea di come a volte il dettaglio assuma un ruolo primario nella struttura comunicativa. E\’ quella che alcuni critici d\’arte, come Richard Brilliant, ma non solo lui, chiamano \”funzione iconica\”. Leggete ad esempio la sua lettura sulla Colonna Traiana nel libro \”Narrare per immagini\”; in fondo certi aspetti del modellismo non sono lontani da altri concetti normalmente considerati più seri! Tutto questo mi è venuto in mente leggendo cosa?
Gli ordini hanno uno spirito. Da Raccoon non puoi ordinare uno Spark. Da Raccoon devono arrivarti dei kit MFH, delle pubblicazioni di Car Graphics, dei modelli Vision o altre cose simili. E\’ come quando ordini da Cartima il libro Einfach eine geile Zeit insieme ad uno Spark per il mercato tedesco; oppure un Marsh Model e un SMTS da GPM. Quelli devono arrivare da lì e vanno bene insieme. Insomma, esiste un\’ikebana delle ordinazioni e a sconvolgere gli elementi si rischiano le accozzaglie.

Bravo David, questa lettura mi è piaciuta molto! Un saluto! (Eagle)
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