Pique la lune, Rue de la Mariette e la 24 Ore di Le Mans

In Rue de la Mariette a Le Mans c’è un distributore di benzina abbandonato, una tabaccheria con l’insegna quadrata gialla e una fila di casette di due o tre piani, lungo le quali si rincorrono vetusti pali della luce. Per chi va laggiù una o due volte l’anno per decenni di fila i risultati della gara non sono poi così tanto importanti. Contano altre cose. Non dico che certi posti diventino come casa tua, ma tendi a sviluppare dei legami e dei percorsi emozionali difficili da sradicare. A Le Mans per me e i colleghi che mi hanno accompagnato in tanti viaggi c\’è un prima e un dopo, che non è dato dalla vittoria epocale di qualche auto o di qualche pilota. C’è uno spartiacque più tenue e molto più soggettivo. E’ la casa di Madame Andrée Berthelot in Rue de la Mariette. La signora Berthelot aveva fatto quello che la maggior parte degli abitanti di Le Mans fanno nel periodo della 24 Ore e in altre settimane di gara: affittare stanze a gente di mezzo mondo. Con gli anni era divenuta una consuetudine arrivare in quella strada dritta, salutare “la nonna” (come ormai la chiamavamo) e sistemarci quasi automaticamente secondo i posti assegnatici una prima volta chissà quando. Raul aveva la stanza con grande quadro del Pierrot; io quella con la finestrona sul tetto che alle cinque di mattina sembrava mezzogiorno.

\”Pique la lune\”. Saint-Exupéry a Le Mans.

Vi era solo una specie di avvolgibile rosso scuro di cui non sono mai riuscito a capire il funzionamento. Una casa piena di scale. La padrona era una piccola signora molto gentile ma fermissima. Una volontà di ferro e uno spirito d’indipendenza vissuto con un po’ d’orgoglio. Aveva divorziato dal marito in tarda età e viveva sola in quegli ambienti dove soprammobili kitsch di vetro colorato convivevano con vecchi telefoni e manuali per la perfetta sposa degli anni sessanta, dove ti si spiegava come tagliare i formaggi secondo la forma ed essere gentile o addirittura gradevole coi suoceri. Passavo ore a leggermi quei relitti di un mondo che già non esisteva più da un’eternità. In quella casa c’era un odore misto di detersivo e di crema solare. Non potevi pensare neppure alla lontana di fare un passo scalzo che avresti poggiato la pianta del piede su una scheggia di legno del XVII secolo o su una bulletta dello stesso periodo. Una sera, nel 2008, trovai un piccolo pacchetto alla porta della mia stanza. Era un libro sulla permanenza di Saint-Exupéry, uno scrittore che amo molto, a Le Mans. “Pique la lune”, un regalo di Madame Andrée, con tanto di dedica. Pique la lune era il soprannome di Saint-Exupéry da bambino. Il mio compleanno coincide quasi sempre col weekend della 24 Ore e la signora aveva pensato a me. La mattina seguente – era un venerdì – volle per forza mostrarmi la scuola dove lo scrittore aveva passato periodi forse neanche troppo felici, con grande gioia dei miei colleghi, che pensavano solo al fatto che saremmo rimasti imbottigliati nel traffico attorno all’entrata principale. A Le Mans non esistono percorsi dedicati alla stampa, tutti passano per lo stesso tragitto, creando ingorghi inimmaginabili. Le Maine Libre ci aspettava ogni mattina per colazione con la signora che recitava i tempi fatti registrare nelle prove, sollecitando risposte e commenti da tre o quattro poveri giornalisti che se ne erano andati a letto qualche ora prima. “Non essere preoccupato”, mi diceva. “Non sono preoccupato, sto programmando il lavoro da fare oggi”. La formalità e la buona educazione con lei diventavano dei doveri civili. Civili in ogni senso, degli atti dovuti secondo una prassi che in Italia ormai ci siamo scordati e che in Francia, paese di cui ci facciamo spesso beffe nella nostra crassa e irreversibile decadenza, ancora esiste.
Suo figlio lavorava in una di quelle isole francesi sperse chissà dove in qualche oceano. Si sentivano via Skype (che lei pronunciava Skip, alla francese); una volta, per dimostrarci come padroneggiasse bene quel mezzo tecnologico si collegò beccandolo mentre faceva la doccia, non so neanche che ore saranno state dalle sue parti. A oltre ottant’anni conduceva una vita attiva, doveva essere stata una donna indipendente, decisa, forse a tratti anche dura. Nel 1970 aveva fatto la comparsa per il film di McQueen. Forse aveva fatto una vita interessante, ma non ne sapevamo poi molto. Nel 2012, per la Classic, la Peugeot 508 del parco stampa, un vero bidone, pensò bene di lasciarci a piedi e lì ci rendemmo forse conto del vero carattere di Madame Berthelot.

Rue de La Mariette verso le dieci e mezzo di sera.
A quelle latitudini, d’estate a quell’ora c’è ancora luce.

Ogni quattro o cinque ore telefonava urlando al malcapitato garage Peugeot di Le Mans che non era bello fare aspettare così tanto degli ospiti arrivati da così lontano, che ci voleva a fare arrivare un pacchetto da Parigi e montarlo in una cavolo di macchina, perché non avevano più dato notizie, perché non erano in grado di sapere quando avrebbero riconsegnato l\’auto, che lei (lei!) esigeva un termine preciso e una risposta definitiva altrimenti avrebbe chiamato non ricordo più chi (l’importatore della Peugeot? O la Peugeot stessa? O l’amministratore delegato del gruppo PSA?). Il famigerato “pezzo”, una centralina malriuscita che aveva immobilizzato l’auto, tardava ad arrivare e credo che se non fosse stato per lei saremmo rimasti a Le Mans per tutta la vita. Iniziavamo anche un po’ a farcene una ragione ciondolando da una birreria all’altra nel centro, ormai deserte dopo la partenza degli ultimi danesi e inglesi ormai quasi del tutto sobri. Nei giorni successivi alla gara, necessari alla riparazione, fummo ospiti da lei e non volle un euro in più.

Quando le gare finiscono, Le Mans è un posto tranquillo.
Forse anche troppo.

Andammo insieme a riprendere l’auto con un taxi e prima di risalirci per guadagnare la direzione dell’Italia (era tardissimo e già mercoledì!) volle fare un giro della concessionaria per guardare le auto nuove. Aveva avuto come ultima macchina una Peugeot e probabilmente quelli dell’officina la conoscevano già bene, se l’impressione era quella di un generale che ispeziona una compagnia fatta di soldatini, un caporale e al massimo un sottotenente di complemento. Scattammo foto di arrivederci accanto alla recalcitrante auto, che intanto per fortuna sembrava riparata, almeno per il chilometraggio sufficiente a riportarci a destinazione.

L’ultimo ricordo di Madame Berthelot, insieme alla
Peugeot 508 che ci lascìò a piedi.

A dicembre scrivemmo la solita mail per confermare il nostro ritorno per la 24 Ore di Le Mans 2013. Dopo un paio di giorni arrivò come risposta una mail del figlio: Madame Berthelot era mancata da poche settimane. Mi venne istintivo inviargli le ultime foto fatte a sua mamma a luglio, poco prima di ripartire.

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