Sui kit Tameo della prima ora: la persistenza nella memoria (e anche – per fortuna – nella realtà)

Cambia solo la scatola: i kit Tameo dei primi anni ottanta
sono ancora disponibili. Questa è la Ferrari 312P di Brands
Hatch 1969. 

Uno dei tanti pregi della produzione Tameo è la persistenza nel tempo delle vecchie referenze. Esistono ancora in catalogo alcune delle vecchissime pietre miliari della gamma, sulle quali si sono formate generazioni di montatori di kit. Già alla metà degli anni ottanta alcuni di questi modelli erano diffusissimi e rappresentavano quanto di meglio si potesse trovare in tema di metallo bianco. I kit Tameo non avevano nulla da invidiare agli AMR, né quanto a prototipazione, né quanto a fusione. Da quegli anni, Luca Tameo ne ha fatta di strada, fino a diventare leader incontrastato nella produzione di Formula 1 di ogni epoca, da quelle degli anni cinquanta a quelle di oggi. Personalmente ho diversi ricordi legati ai kit Tameo dell\’epoca. Ancora prima che uscisse la versione Targa Florio della Ferrari 312 PB, ad esempio, avevo acquistato da Tron, nel marzo 1986, un bellissimo montato, basato sull\’elaborazione della versione TMK018; ancora, nel settembre 1992, trovai presso lo stesso Paolo Tron, a Milano 43, un altro bel montato, stavolta la versione di Monza, realizzata dal kit di cui sopra. Sono ricordi indelebili, così come l\’arrivo della Ferrari 126 C3 in versione presentazione, che era possibile, con un bel po\’ di lavoro di taglia-incolla, trasformare nella configurazione Gran Premio di Germania 1983. Anche questo kit mi arrivò a suo tempo dall\’Equipe Tron di Loano, e toccò a Mario Carafa fare la trasformazione della carrozzeria, stampata in versione presentazione, togliendo le pance laterali per sostituirle con quelle più lunghe, assomiglianti al modello 126 C2B che aveva iniziato la stagione 1983.

Ferrari 126 C3 Formula 1 Presentazione e GP
di Germania 1983. Tameo, come Meri Kits, era rapidissimo nel far uscire
le proprie F.1 pochi mesi dopo l\’apparizione della vettura reale. 
I pezzi tolti nel 1983 da Mario Carafa al mio kit, col
quale volevo fare la versione gara (la presentazione
non mi interessava troppo!). Un lavoro non facilissimo. 

Altri arrivi di quei kit semplici furono quelli delle Ferrari 275 GTB/4 di Le Mans, modelli con dei fogli decals che allora sembravano semplicemente bellissimi (e lo sono ancora). Erano kit che si ordinavano tranquillamente, come ho detto, insieme a degli X-Nostalgia senza che potessero temere di sfigurare. Oggi molto, anzi, tutto è cambiato ma se vuoi ordinare un kit della Ferrari 312P di Brands Hatch, della 312PB del 1971 o del 1972, oppure una Formula 1 del 1983 o 1984, Tameo ha tutti i pezzi e quelle referenze sono praticamente sempre in produzione. Oggi come oggi sono necessari aggiornamenti e penso che in pochi vorrebbero montarle da scatola, ma con qualche particolare aggiuntivo assente nella confezione (alcune non hanno le cinture, a volte mancano le scritte degli pneumatici e certi altri dettagli allora non erano conosciuti) si riescono a ottenere dei risultati all\’altezza di kit molto più recenti. L\’importante è non stravolgere lo spirito del kit originario, ma sono comunque modelli che \”reggono\” bene a tante piccole modifiche, senza che poi esse sembrino posticce.

La Ferrari 312 PB del 1971 (qui in versione Buenos Aires)
uscì dopo quella del 1972. 
Il TMK068 (Ferrari 312 PB Targa Florio 1972) seguì
la versione che permetteva la realizzazione di altre gare del 1972,
quando alcuni montatori si erano già arrangiati da soli!

Oltretutto, e questa è una nota a latere del tutto soggettiva, maneggiare oggi queste carrozzerie in metallo bianco, simulare l\’incastro dei pezzi, giocare con queste fusioni così nette fa tornare indietro in un tempo che siamo sempre in meno a poter ricordare. Ma si sa, questo è un blog fuori stagione, così come fuori stagione sono tanti dei thread che leggete.

6 pensieri riguardo “Sui kit Tameo della prima ora: la persistenza nella memoria (e anche – per fortuna – nella realtà)

  1. Sì, certo. E' stata una svista nello scrivere, prontamente corretta nella forma più adatta. Quello che volevo dire è che il kit mi arrivò da Loano, dove lavorava ancora Paolo. Del resto era lui che gestiva gli ordini e parlava al telefono coi clienti. Angelo si occupava d'altro ed era molto meno a contatto col pubblico, questo pur avendo all'epoca 11-12 anni me lo ricordo bene.

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  2. Sì, certo. E' stata una svista nello scrivere, prontamente corretta nella forma più adatta. Quello che volevo dire è che il kit mi arrivò da Loano, dove lavorava ancora Paolo. Del resto era lui che gestiva gli ordini e parlava al telefono coi clienti. Angelo si occupava d'altro ed era molto meno a contatto col pubblico, questo pur avendo all'epoca 11-12 anni me lo ricordo bene.

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