Due Simca Rallye: una connessione casuale? (Storie di modelli, episodio 3)

A volte i modelli si richiamano, si attraggono, si cercano. E\’ il caso di un paio di Simca Rallye che ho trovato qualche giorno fa in un negozio nel centro della Francia.

Prima però una veloce precisazione: il blog continua, anche perché in molti me l\’hanno chiesto. Pubblicherò articoli anche in questo periodo così difficile per il mondo intero, per intrattenere i modellisti e i collezionisti con temi (spero) abbastanza interessanti e per tenere viva la passione che mi auguro continuerà a covare come il fuoco sotto la cenere, pronta a riprendere con vigore una volta che tutto sarà passato (ammesso che passi; se non passerà, il collezionismo sarà l\’ultimo dei nostri problemi).

Torniamo alle Simca. In questo negozio, che ho fatto in tempo a visitare prima della serrata imposta dal governo francese a partire dal mezzogiorno di ieri, vi erano diversi modelli di un passato prossimo e anche remoto, fra cui due Simca Rallye che hanno attirato la mia attenzione di collezionista atipico che tende a ignorare il mainstream per correre dietro alle stranezze.

Uno degli ultimi Norev di produzione francese, prima
del made in China (a sinistra). A destra, la Simca
Rallye 2 stradale di Mini Racing. Della versione SRT, il
modello ha conservato il rollbar, oltre che i fendinebbia. 

La Simca Rallye 1 di Norev è abbastanza nota: non è un modello rigoroso dal punto di vista storico perché l\’auto vera, pilotata da Fiorentino al Monte Carlo del 1973, era una gruppo 2 e come tale aveva i codolini allargati. Il Norev però mi ha richiamato alla memoria un bel periodo della mia vita in cui mi ero procurato non pochi di questi modelli, gli ultimi della produzione francese, che erano per lo più in plastica col pianale in diecast. Eravamo agli albori di Internet, e un negozio di Ginevra aveva sul suo sito uno stock notevole, a differenza dei negozi italiani, in cui questi Norev circolavano pochissimo. Ligio alla sua condizione di commerciante elvetico, alla mia ordinazione, il venditore mi inviò il pacco pieno di modelli indicandone il valore totale, ma ahimè fece anche alcuni errori formali nella compilazione dei moduli con la conseguenza di creare un mix esplosivo (alto valore + CN22 errato) facendo così stazionare lo scatolone per diverse settimane alla dogana di Livorno. Finalmente dopo tanto tribolare, il pacco arrivò a Firenze, e l\’attesa venne ripagata da tanti modelli che cercavo da tempo – e tutti insieme! Fra questi c\’era anche la Simca Rallye 1 del Monte Carlo, che avrei venduto anni dopo per poi pentirmene quasi subito dopo. Rieccola apparire quindi nel 2020 in una boutique francese, di quelle stile Manou, per intenderci: impossibile lasciarla sul posto.

Il Norev era un po\’ approssimativo nella carrozzeria (i
codolini sono ancora quelli della versione stradale), ma
il fabbricante aveva aggiunto la batteria dei fendinebbia. Sul
Mini Racing la sola concessione alla modernità sono due
(molto discreti) tergicristalli di colore nero. 

Accanto, nella vetrina, un\’altra Rallye, una \”2\” montata da un kit Mini Racing in metallo bianco, che definire vecchio sarebbe fargli un complimento. Vecchio e quindi molto approssimativo. Credo che la versione standard fosse la SRT, che il montatore ha trasformato in stradale, affinando tra l\’altro non poco la grezza natura della carrozzeria e degli altri pochi pezzi che componevano il kit.

Negli anni settanta, il dettaglio andava ottenuto in modo
molto \”artigianale\”, dopo aver lottato a lungo con
stampi e fusioni approssimativi.
La decorazione del Norev era completa. Se non sbaglio
questa versione è stata ripresa di recente in una serie
da edicola.

Anche qui, una questione di nostalgia: un kit montato secondo gli standard degli anni settanta, un periodo in cui la cura del dettaglio dipinto, in mancanza di accessori specifici, poteva fare tutta la differenza. Me lo sono immaginato subito esposto in una vetrina nel corso di una di quelle mostre di modellismo che erano quasi le uniche occasioni per mettere in contatto gli appassionati. Il circuito dell\’emozione si è chiuso e i due modelli sono ripartiti con me, rifrangendo tra le pieghe delle loro carrozzerie squadrate tante storie dette e non dette.

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