Janos Wimpffen, le foto e un barbecue incendiario: storia di un\'amicizia

12 Ore di Sebring 2007: Janos Wimpffen
(a destra) insieme a Carlos Jalife, che aveva
appena presentato il suo volume sui fratelli
Pedro e Ricardo Rodriguez. 
Qualche settimana fa, sul forum della Duegi un lettore che so essere anche un fedele del blog, si è chiesto come diverse foto del mio archivio siano finite in uno dei libri di Janos Wimpffen. Preferisco rispondere qui, così sviluppo il tema dando anche il giusto risalto a uno dei più fini interpreti della storia dell\’automobilismo. E quando parlo di storia non parlo naturalmente della sommatoria di dati e di risultati che chiunque con un po\’ di buona volontà può mettere insieme; parlo invece della loro classificazione e interpretazione. In questo, Janos è un esempio per tutti. La famiglia è di origine mitteleuropea, ma lui abita negli Stati Uniti dove ha avuto una lunga carriera in vari settori specialistici della geografia. La passione per l\’automobilismo sportivo la coltiva da sempre e nel 1999, come molti sapranno, uscirono i due tomi di Time & Two Seats, che rappresentano il primo tentativo, riuscito, di riepilogare, spiegare e interpretare, anche attraverso dati completamente rivisitati e ricontrollati, la storia delle gare endurance a partire dalla prima edizione del campionato mondiale, nel 1953. In Time & Two Seats non sono solo importanti le tabelle e le classifiche, che peraltro spesso fanno luce per la prima volta su aspetti statistici o puramente fattuali che fino a quel momento non erano conosciuti o circolavano in modo errato; illuminanti sono anche i testi di introduzione generale e per ogni anno, leggendo i quali ci si rende veramente conto dei perché dello sviluppo dei regolamenti, delle scelte tecniche e delle tendenze politiche che hanno caratterizzato le varie epoche dell\’endurance, senza trascurare la controparte americana,che ha recitato un ruolo politico importante all\’indomani della fine del campionato FIA nel 1992, passando per la \”balcanizzazione dell\’endurance\”, come la chiama Janos, e arrivando alla nascita della Grand-Am e dell\’American Le Mans Series. Per la valutazione di questi fenomeni, il felice spirito di sintesi di Janos Wimpffen ha prodotto pagine che chiunque si accinga a scrivere anche di campionati moderni, nonché di storia recente, dovrebbe leggere, capire e assimilare.

Janos lo incontrai per la prima volta alla 24 Ore di Daytona 2003. Me lo presentarono due colleghi tedeschi, sapendo che ero in possesso di una buona documentazione sull\’automobilismo italiano che avrebbe potuto essergli utile per il volumi fotografici che già progettava come complemento a Time & Two Seats. Ci scambiammo gli indirizzi e-mail e lo misi anche in contatto con Laura Concetti, l\’addetta stampa della Picchio, che gli fornì delle informazioni utili in quella stralunata edizione della 24 Ore di Daytona (alla Picchio si erano \”dimenticati\” della necessità di redigere comunicati come tutti facevano e di lasciarli regolarmente nella bacheca in sala stampa, cosicché i giornalisti dovevano rincorrere quello e quell\’altro – soprattutto Dieter Quester – a cui già giravano come non mai a causa di una macchina tutt\’altro che competitiva, col rischio di essere mandati direttamente in quel posto senza passare dal via). Janos mi promise che mi avrebbe scritto al rientro. Non ci feci molto caso; lì per lì pensai a uno di quei contatti casuali che finiscono nel nulla. Invece fu di parola e nelle settimane successive ebbi l\’occasione di trasmettergli diversi dati che mancavano nei suoi database e di trovargli delle foto. 

Nurburgring: in occasione di una delle gare
dell\’ACO, insieme a Jan Hettler, autore
con Udo Klinkel di una monumentale
storia della 1000km del Nurburgring. 
Fu talmente gentile che da Redmond (Washington) mi fece inviare una copia di Time & Two Seats, un\’opera imponente come peso e anche come costo. In uno dei suoi viaggi in Europa, Janos venne a trovarmi e passammo un pomeriggio a scegliere le foto della Mille Miglia e del Mugello stradale destinate a quelli che sarebbero stati i primi due volumi complementari. Grande appassionati di cani, Janos si trovò molto bene con Kevin, il collie di famiglia, che restò seduto sul divano dietro di noi per tutto il pomeriggio. All\’inizio diffidente, poi più conciliante, Kevin non finiva di tenere d\’occhio i movimenti di Janos, che interpretò forse bene quello che in quel momento poteva passare per la testa al nostro collie: \”he looks harmless, but…\”. Meglio restare vigilanti, del resto Kevin faceva il suo lavoro di pastore. Andammo a cena in una pizzeria a Ceppeto, vicino al Monte Morello, che sovrasta Firenze sul lato nord. Bei posti, carichi per me di ricordi dell\’infanzia. I libri uscirono negli anni successivi e nei ringraziamenti di uno di questi, dopo il mio nome, figura quello di Kevin Tarallo, credo giusto prima di Jean-Marc Teissèdre, che se non altro, non avendo potuto evitare la vicinanza di un cane giornalista, ha evitato per lo meno quella di un giornalista cane.

Le nostre strade si sono incrociate in questi anni un po\’ ovunque: a Le Mans, a Sebring, a Road Atlanta, al Nurburgring, a Spa, a Barcellona, a Monza… Di Janos ho sempre ammirato la garbata ironia e la capacità di inquadrare situazioni complicate con parole semplici. I titoli delle foto che corredano ciascuno dei suoi libri sono un capolavoro di sintesi e di spirito. Senza contare, poi, le sue capacità di \”leggere\” una gara e di metterne in evidenza i fattori decisivi. Janos è sempre stato generoso nel condividere le sue opinioni con i colleghi, perché come ogni persona originale e creativa non ha paura di essere copiato. Le ore passate in sala stampa e nel paddock hanno prodotto anche momenti esilaranti o bizzarri, come quella volta al Nurburgring nel 2008 in cui un barbecue della Michelin rischiò di sfuggire di mano a chi era stato forse troppo ottimista nell\’affidare il tutto a dei giornalisti e addetti stampa, fino a produrre una colonna di fumo talmente spessa da allertare i pompieri del circuito che corsero alla tenda temendo di trovare già un incendio. 

Un barbecue che rischiava di degenerare in qualcosa
di molto più focoso. Già il fumo è discretamente denso.
Per l\’occasione il Bib ha aggiornato la sua tenuta…
Il suo lavoro di fino nel riportare i numeri di telaio per conto di Dailysportscar è stato molto utile per ricostruire alcune logiche che i team tendono a tenere nascoste. Janos è un punto di riferimento per chiunque aspiri a capire le cose al di là delle loro apparenze. Senza pettegolezzi, con serietà ma anche con fine senso dell\’umorismo, lui intrattiene i giornalisti inglesi con un aplomb ancora più britannico del loro. Eppure il suo americano west coast è inconfondibile. Parla lentamente, un po\’ sottovoce. Certi concetti ti si scandiscono nella mente e ti rendi conto che ti ispirano per mesi.

Due del gruppo incendiario, ma ce n\’erano parecchi altri. 
Grazie a Janos ho avuto accesso a informazioni, persone e realtà dalle quali sarei stato escluso. A Sebring mi invitò insieme ad altri due o tre colleghi a una specie di party in una villa in riva a uno dei tanti laghi, dove potemmo parlare in tutta tranquillità con Roger Penske, Danny Sullivan, Bob Bondurant e Bobby Rahal. Ricordo ancora le luci di quella casa, con le finestre aperte, l\’afa tropicale che rendeva le piante profumatissime e l\’atmosfera rilassata che ti faceva passare da un interlocutore all\’altro senza alcuno sforzo, pur non conoscendo quasi nessuno. A Daytona mi procurò il contatto con David Donohue che mi parlò per un\’ora di se stesso ma soprattutto di suo padre. Una volta al Nurburgring i piloti ufficiali Peugeot ci scarrozzarono sulla Nordschleife con delle 308 di serie. Janos salì prima di me. Tornò dopo il giro, scese di macchina un po\’ scarruffato. Gli chiesi com\’era andata. \”Best time with my clothes on\”, mi rispose. Aveva ragione. Intorno al 2006 mi concesse per Paddock una lunga intervista nella quale analizzò le differenze principali fra l\’automobilismo europeo e quello americano in termini di sponsor e di marketing. Scrivendo queste righe mi rendo conto che da certi episodi sono passati dieci, quindici, vent\’anni. Se dovessi scrivere un libro di ricordi, Janos Wimpffen occuperebbe certamente un capitolo a sé. 

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