Lancia Stratos Gr4 Alitalia Rally Monte Carlo 1977 Sandro Munari: Spark S9090

Raggiunto l\’accordo con FCA, Spark
può riprendere a riprodurre Lancia, Abarth,
Fiat e Alfa Romeo. Con numero di catalogo
S9090 è appena uscita la Stratos vincitrice
del Monte Carlo 1977. 

Quando lo scorso aprile Spark annunciò l\’uscita della Stratos vincitrice del Monte Carlo 1977 furono in molti a sperare che il modello mostrato come pre-serie non fosse quello definitivo. E ciò a causa delle decals verdi che in corrispondenza con i vetri lasciavano scoperta una parte di carrozzeria, a formare una cornice bianca che nella vettura reale ovviamente non esisteva. Per fortuna, appunto,si trattava solo di un pre-serie, corretto da Spark in fase di produzione. 

Le forme del modello sono azzeccate. In passato
Spark aveva riprodotto configurazioni GTP e prototipo.
Ora è la volta delle Gruppo 4, dove Spark ha una
scelta pressoché infinita. 


Da anni Spark aveva fra i suoi master quello della Stratos: ricordiamo le due vetture di Le Mans 1976 e 1977 uscite parecchio tempo fa, poi una versione Tour Auto nella serie francese e la prototipo della Targa Florio 1974 (la versione 1973 uscì come Reve Collection). Praticamente tutte auto da pista, mentre il programma rally, che in teoria è anche il più nutrito, è rimasto fermo per anni e anni. Perfezionata la licenza con FCA Italy S.p.A. per la riproduzione di Abarth, Fiat, Alfa Romeo e Lancia, Spark recupererà verosimilmente il tempo perduto e per quanto riguarda la Stratos lo fa già con una delle versioni più conosciute, la vettura sponsorizzata Alitalia, vincente al Monte Carlo 1977 con Munari e Maiga. 

Molto bella la \”batteria\” dei fari supplementari,
lasciati scoperti. Corretto anche l\’andamento
ad arco della base del supporto. 


Saranno tempi duri per i produttori di speciali che hanno in catalogo la Stratos. Il modello Spark non ha nulla da invidiare come forme e proporzioni alle migliori interpretazioni viste fino ad oggi, e sono tante. Semmai sarà necessario, per differenziarsi dalla concorrenza, curare al massimo la fedeltà storica, e questo – almeno per quanto riguarda le versioni più famose – non dovrebbe essere un gran problema. Appunto: non \”dovrebbe\”. E invece purtroppo si cade sempre su qualche buccia di banana che rovina tutto. 

La griglia anteriore è fotoincisa, come
pure la targa. 


L\’antenna è un po\’ grossolana e
il materiale scelto, la plastica, non aiuta. Sul tetto, il
riporto in alluminio che celava la presa d\’aria non è
probabilmente fedele. 


Chi acquista uno Spark è verosimilmente alla ricerca del modello definitivo. Intendiamoci: per definitivo non intendo il miglior modello del mondo. Intendo invece un modello dal costo medio in grado di fare la sua parte in una collezione con un\’ottica a lungo tempo. 

I paraspruzzi sono fotoincisi; in fotoincisione
pure la targa con tanto di cifre in rilievo. Peccato
che il font non sia quello giusto…
Qualche fotoincisione a simulare il sistema
delle sospensioni posteriori. 


Un modello da acquistare nel caso, ad esempio, si voglia una sola Stratos rappresentativa, e si cerchi il miglior compromesso senza dover andare a cercare fra le realizzazioni esclusive dai costi proporzionati alla qualità (almeno si spera). Questa Stratos di Spark è un modello fatto ottimamente, su questo non si discute. 

Abbastanza ben riprodotti i classici cerchi
Campagnolo a cinque razze. Ottime le gomme
scolpite. 
La maniglia della portiera è fotoincisa, molto realistica. 


La qualità di assemblaggio, poi, è ancora migliorata e ormai è difficile incappare in qualche esemplare davvero bacato. Sono tutti più o meno uguali e quindi li si può acquistare senza troppi problemi anche on line senza doverli esaminare di persona. La cura con la quale è stata applicata la livrea tricolore, soprattutto sulla persiana posteriore, è davvero notevole.

I sedili sono del colore giusto, che purtroppo
evidenzia il materiale \”povero\” delle cinture. 


Ottimi i cerchi, buona l\’idea di montare i cristalli laterali in posizione aperta, di grande effetto la fanaleria anteriore e parimenti impeccabile la verniciatura. I sedili sono correttamente dipinti in grigio chiaro, peccato che su questo colore le cinture rosse in decals risaltino più del dovuto, facendo sentire la mancanza di qualcosa di leggermente meno dozzinale. Tutto è assemblato con criterio e l\’impressione di kit montato è gradevole e riporta la mente al passato facendo leva sull\’effetto nostalgia che è stata anche un po\’ la fortuna di Spark. 

A prova di critica il posizionamento delle
decals. Le placche del rally sono
applicate su una base fotoincisa. 


Detto questo, al modello definitivo manca un \”ette\”, come si diceva nell\’ottocento a Firenze, ma sono quei dettagli che ti fanno retrocedere di un gradino o due quando ti vai a confrontare su soggetti celeberrimi come una Stratos Alitalia. Nulla di drammatico, ma abbastanza per infastidire un collezionista dotato di un minimo di attenzione storica. Primo, le targhe, ed è un peccato perché sono state realizzate in fotoincisione con le lettere e le cifre in rilievo. 

I finestrini laterali sono stati montati
in posizione aperta, un tocco originale già
utilizzato su altre Stratos di Spark. 


Una raffinatezza, peccato che i font siano errati. Ma ci vuole così tanto a fare targhe italiane con font corretti? I paraspruzzi posteriori, in fotoincisione e anche piuttosto ben fatti, mancano del tirante che andava dalla carrozzeria al lato inferiore, ma questo è tutto sommato un problema risolvibile in pochi minuti, ammesso che si abbia voglia di mettere le mani su uno Spark. 

Anche la targa posteriore presenta gli
spessi pregi e difetti di quella anteriore. Eccellenti
i gruppi ottici. Ma l\’alloggiamento della targa
non dovrebbe essere nero?


Terzo, l\’antenna, del colore giusto ma in plastica e un po\’ troppo cicciotta. Quarto, un difetto riscontrabile su tutti gli Spark, l\’alloggiamento del passaruota lasciato dello stesso colore della carrozzeria. Sull\’anteriore si nota parecchio. Una mano di nero opaco avrebbe dato profondità creando un effetto trompe-l\’oeil. I nomi dei piloti sono scritti con un carattere che pare troppo piccolo e l\’alloggiamento della targa secondo me dovrebbe essere nero, non bianco. Sul resto vi è ben poco da dire. Spark ha già annunciato altre Stratos, fra cui alcune versioni del Tour Auto come la vincente del 1977 con Bernard Darniche, un\’altra vettura particolarmente allettante per i \”pistaioli\”. A parecchi fischieranno le orecchie. 

Aggiornamento del 14 agosto 2020: osservando ancora meglio la documentazione, vengono fuori altre piccole incoerenze. Piccole ma significative, come la forma sbagliata delle frecce laterali, che dovrebbero essere a goccia e non rettangolari ad angoli stondati come nel modello. In alcune immagini i sottoporta sembrano neri (verniciati con l\’antirombo per intenderci), ma in certe altre la fiancata appare del tutto bianca (vedi foto sotto). 

Per fare i pignoli, le razze dei cerchi paiono troppo larghe e la forma dello specchietto retrovisore esterno non è probabilmente giusta al cento per cento. Sul tetto, inoltre, vi era un riporto in alluminio che sul modello assomiglia più ad una presa chiusa. Rimando all\’articolo di Umberto Cattani (vedi link sotto) in cui si parlò anche di questo particolare. 

Nel marzo del 2013, Umberto Cattani aveva pubblicato, per il nostro blog, il diario di un\’elaborazione di su base HPI, in cui si possono vedere anche diverse utili foto della vettura reale. 
Questo il link: http://grandiepiccoleauto.blogspot.com/2013/03/hpi-lancia-stratos-rally-montecarlo.html

67 pensieri riguardo “Lancia Stratos Gr4 Alitalia Rally Monte Carlo 1977 Sandro Munari: Spark S9090

  1. Salve, io ho HPI, e mi va bene quello, due pezzi di resina colorati bene, non mi dicono nulla, cosa ci si può aspettare da gente, che quando le nostre auto correvano in tutto il mondo, loro avevano solo le biciclette, farebbero meglio ha comprarsi tanti bei libri e studiare bene i soggetti, quando è uscita la prima presentazione, ho guardato il calendario, non era il 1° aprile, fare la stratos oggi dopo tutto quello che è uscito, è come portare la minestra di dado a un matrimonio, pensate che per i francesi la solidò è ancora la migliore.Saranno anche una potenza economica, ma prima di avere dei LEONARDO, DEI MICHELANGELO, DEI RAFFAELLO, devono mangiare tanto riso.madyero.

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  2. Spark è stata fondata da un certo Ripert che credo che di modelli ne abbia masticati. Il \”cervello\” di Spark non è cinese, è europeo. Buttarla su questi termini è semplicistico. Non difendo Spark ma se uno vuole fare un'analisi deve portare argomentazioni valide, perché da qui a scivolare in qualche trito luogo comune è un attimo. L'idea di Spark di portare in Cina una produzione di stampo europeo era l'unica cosa da fare per rivoluzionare il mercato e il loro successo sta a dimostrare la validità dell'operazione. Luigi, io è da tanto che ti dico che non è con Spark che devi confrontarti. Ogni artigiano deve fare le proprie serie puntando sull'eccellenza delle proprie competenze. Se ti metti a far la guerra a Spark sei finito. Tornando alle tue argomentazioni, è semmai la fretta a giocare brutti scherzi. Del resto quanti errori trovi nei vecchi Starter e Provence Moulage? Quando li facevano loro, gli errori, gli dicevi che dovevano mangiare ancora tanta baguette? Su dai…

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  3. Alcuni sono impossibili da aprire perché incollati con un cianoacrilato quasi inattaccabile. Ma più che altro, tanti collezionisti preferiscono non intervenire per non comprometterne l'originalità. A questo punto, dovremmo prenderne due: uno da lasciare così com'è, l'altro da migliorare. E perché no?

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  4. David, lo so da chi è stata fondata la spark, so anche chi ci ha messo i soldi, quello che voglio far passare, è il concetto, nonostante l'impegno, trovano un sacco di difetti, è la scelta sbagliata, di stratos ne abbiamo viste in tutte le salse, se la fai deve essere stratosferico, altrimenti hai fatto solo un doppione,Di imprecisioni nei modelli made in Cina, ce ne sono tante, come mai, se non hai vissuto quegli eventi e ti orizzonti con materiale fotografico sbagliato, commetti errori, ma posso io conoscere la cultura della Cina da fotografie, Ripet probabilmente non farà i prototipi, ma il supervisore, la progettazione dei modelli è fatta dai locali, i locali hanno i loro limiti, e fanno imprecisioni.Spero che il prossimo modello non sia la Delta integrale, noi mai vista in 1/43,Abarth, Alfa, lo sanno cosa è uscito in edicola, la vedo dura per loro, di doppioni non ne possiamo più. basta.madyero

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  5. Luigi, facendo una battuta posso dirti che il prossimo modello SARA' la Delta Integrale. E non sto scherzando… In realtà fanno bene a farla, così come hanno fatto bene a fare la Stratos. Provo a spiegarti perché. Il collezionista di Spark è in molti casi un affezionato al marchio e quindi aspetta anche modelli che molti produttori hanno fatto nel corso degli anni. Spark non si pone l'obiettivo di fare i modelli a priori meglio degli altri: certo, anche questo, ma ciò che vogliono è creare una gamma uniforme con migliaia di referenze, cosa che finora nessuno mai ha fatto con questi numeri. Veniamo agli errori: i supervisori di Spark sono anche europei, e sono personaggi che conosciamo bene. Luigi Reni, Jean-Pierre Viranet e altri. Questi, però, hanno un difetto: sono umani. E quando li metti a sedere alla scrivania un lunedì con sette o otto progetti di documentazione da terminare tassativamente entro il sabato, è logico che ti facciano, come si suol dire, dei casini. E' normalissimo. A Spark interessa poco cosa è uscito; lo sanno benissimo, e probabilmente sanno anche che c'è mercato per un'altra Stratos se la fanno loro. Perché non si limiteranno a fare la vincente del Monte Carlo 1977, ma faranno anche cose che altri non si sono mai azzardati a fare. Ripeto che dietro ai progetti dei modelli ci sono persone che le auto vere le conoscono bene e che hanno contatti privilegiati con fonti alle quali tu o io faticheremmo alquanto ad accedere. Gli errori capitano e quando li fa Spark tutti sono contenti, perché si risveglia in loro uno spirito quasi sadico, di contentezza nel vedere il gigante sbagliare. Ma non si considerano forse i bei modelli che sono usciti dalle loro fabbriche, le belle idee e anche l'apporto che hanno saputo dare al collezionismo. Concludo con una considerazione che può sembrare paradossale. L'altro giorno sono andato a visitare Jean Damon, sul quale pubblicherò un articolo sul prossimo Modelli Auto. Ebbene, quando è saltato fuori il tema Spark mi ha detto che certi artigiani hanno ripreso a vendere anche grazie all'interesse creato dalla Spark stessa, che ha rivitalizzato, nei limiti del possibile, un mercato che nel 2000 era dato per morto. Pensa, nel 2000. Sembra un attimo eppure son passati venti anni. Oltretutto Spark lavora anche per le case. Non sarà forse il caso di FCA, che è una realtà ormai sull'orlo del fallimento, ma tanti modelli sono realizzati direttamente per i costruttori. Le logiche del mercato sono tante.

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  6. In effetti sono errori \”stupidi\” perché apparentemente privi di una reale spiegazione. La documentazione c'è, la macchina è arcinota e si cade sulla buccia di banana. Anche in Francia molti hanno il dente avvelenato con Spark, basta leggere qualcuno dei thread del forum Caradisiac per capirlo, e non sono solo gli artigiani, che tutto sommato potrei anche capire. Sono persone invidiose del successo altrui, ma si tratta dei soliti poveri di spirito assimilabili a certi tifosi del Napoli o della Fiorentina che godono quando perde la Juventus. Contenti loro…

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  7. Aggiungo anche nei commenti il testo che ho inserito nell'articolo come aggiornamento.Aggiornamento del 14 agosto: osservando ancora meglio la documentazione, vengono fuori altre piccole incoerenze. Piccole ma significative, come la forma sbagliata delle frecce laterali, che dovrebbero essere a goccia e non di forma rettangolare ad angoli stondati come nel modello. Ho anche il sospetto che i sottoporta fossero neri (verniciati con l'antirombo per intenderci). Per fare i pignoli, le razze dei cerchi paiono troppo larghe e la forma dello specchietto retrovisore esterno non è probabilmente giusta al cento per cento.

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  8. Tempo fa, Luigi Reni mi disse che la squadra deputata alla tematica rally non era molto ferrata sull'argomento. Alcuni errori ed altre inesattezze sembrano confermare che l'equipe di esperti è ancora da perfezionare.

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  9. Vero. Ricordo una volta di aver dovuto recensire una A112 del Rally Montecarlo per Modelli Auto, veramente imbarazzante da quanti errori storici aveva. A un certo punto mi ero anche chiesto se non fossi per caso io ad aver capito male la versione…

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