Per riempir la botte vuota e per far quadrato il tondo: il caso di Spark

Il thread sulla Lancia Stratos di Spark (che potete trovare a questo link: https://grandiepiccoleauto.blogspot.com/2020/08/lancia-stratos-gr4-alitalia-rally-monte.html ) ha suscitato un interesse forse inaspettato, con commenti, condivisioni e quant\’altro. Segno evidente che certi argomenti sono ancora d\’attualità. Spark è un marchio che nei suoi vent\’anni di attività ha fatto discutere, ha anche diviso il mondo dei collezionisti. Raramente ha lasciato indifferenti. Molti, per riassumere in modo abbastanza drastico, non gli hanno perdonato di aver trovato l\’uovo di Colombo, che nemmeno Starter era riuscita a trovare allorché tentò la carta della produzione di modelli montati in Madagascar. E fra i critici più accaniti, vi sono proprio alcuni collezionisti francesi. Ripert in Francia è ben conosciuto, esattamente come Michel Hommell. 


Il fenomeno Spark è stato in grado di scatenare reazioni che molte volte ben poco hanno di razionale. E del resto, il collezionismo stesso può definirsi un fenomeno razionale? Sarebbe forse troppo lungo e certamente noioso tentare un\’analisi approfondita su questi aspetti. Mi limiterò ad alcuni punti che reputo essenziali, sperando che da questi possano nascere ancora discussioni costruttive e commenti. 

Gli artigiani col dente avvelenato. Questa si spiega quasi da sola. Gli artigiani del modello speciale si sono visti togliere il terreno sotto i piedi da una realtà che produce montati al prezzo di un kit. Da qui, crociate più o meno in buona fede, magari basate su qualche generica considerazione sullo sfruttamento della manodopera cinese a basso costo in un paese non democratico. 


Tutte cose giuste, per carità, salvo scrivere cose di questo genere seduti su poltrone made in China, appoggiati a scrivanie made in China e digitando su tastiere made in China. La coscienza della tutela del lavoro si risveglia a fasi alterne. Del resto, rovesciando la medaglia, qualcuno mi provi che Spark ha fatto qualcosa di illegale a portare la produzione in Cina. Di qui a dire che tutto è eticamente corretto ce ne corre, ma ditemi se voi non l\’avreste fatto se aveste avuto a disposizione i capitali e la competenza per una simile operazione. 



Guerra ad personam. A proposito della Porsche 917 di Le Mans 1970, ho letto su un forum francese l\’intervento di un collezionista che diceva che continuando con modelli di quel genere Ripert non avrebbe potuto continuare ad arricchire la sua collezione di auto vere. Almeno non col suo contributo. Mi è venuto un po\’ da sorridere, come se una famiglia come quella di Ripert avesse bisogno dell\’obolo di un collezionista pulcioso per comprarsi l\’ennesima Ferrari o Pagani. Spark è un\’operazione finanziaria oltre che commerciale e le risorse di certe famiglie non si limitano certo alla produzione di qualche migliaio di modellini in scala all\’anno. Il giorno in cui le cose non andranno più bene, questi non faranno certo la fine di tanti marchi artigianali, che si sono ritrovati alla fame. Semplicemente cambieranno settore. I ricchi vanno dove si trovano i soldi e viceversa. 

Quando costavano meno facevano meno errori. Altro ragionamento pescato sul solito forum francese. Qualcuno dovrà spiegarmi la connessione logica fra la prima e la seconda parte dell\’enunciazione? 


Come se un marchio si divertisse ad aumentare gli errori con l\’aumento dei prezzi. Semmai è il contrario. Cerchi di giustificare l\’aumento dei prezzi migliorando il prodotto. E\’ probabilmente la fretta a far commettere errori, e non c\’entra, almeno a priori, l\’abilità dei responsabili dei progetti. Se mi pagassero come Ronaldo non giocherei come Ronaldo. 



Schadenfreude. Intraducibile in italiano, è una parola tedesca che indica la gioia che si prova con le disgrazie altrui. Non commento oltre. 

Se fai un doppione, il tuo modello deve essere stratosferico. Si tratta di un ragionamento apparentemente logico ma che nasconde le insidie capziose del sillogismo. Dipende dalla fascia di prezzo e anche dal tuo pubblico. All\’epoca esistevano collezionisti di soli Minichamps. Oggi esistono quelli che comprano solo Spark. Certo, questo non giustifica modelli brutti o sbagliati: indica semplicemente che le logiche di mercato trascendono il puro buon senso. Un buon senso apparente che si cela dietro certi ragionamenti di gusto sofistico, appunto. 



Con questo non voglio dire che Spark faccia bene a sfornare modelli deludenti come la Stratos Alitalia che ho recensito sul forum qualche giorno fa. Anzi, lo status di azienda leader del settore impone di non abbassare mai la guardia. Ma credo che proprio per questo Spark è durata venti anni: essa ha saputo ascoltare i collezionisti e correggere le sviste. Del resto quando tiri fuori decine di modelli al mese, la ciambella senza buco è sempre in agguato. Per riequilibrare il giudizio, vi invito a ripescare alcuni dei migliori modelli di Spark, i quali hanno segnato davvero un passo avanti rispetto a tutto ciò che era stato prodotto in precedenza, e sono parecchi. Tornerò sull\’argomento ma non desidero guastarvi oltre un ferragosto tutt\’altro che felice per motivi molto più seri. 
(foto: David Tarallo)

18 pensieri riguardo “Per riempir la botte vuota e per far quadrato il tondo: il caso di Spark

  1. Dietro una critica si possono nascondere molte verità, molti stati d'animo. Tu hai illustrato quelli meno positivi e meno \”costruttivi\”, quasi aprioristici, prevenuti.Non metto in discussione il fatto che molti sono spinti da intenti poco nobili, da loro piccole \”frustrazioni\”, ma questo non esclude un fondo di verità, su cui vigilare, al netto di tutte le eventuali tare da te esposte.Un'azienda, per poter prosperare, deve avere occhi ed orecchie ovunque, deve saper ascoltare ed osservare, non si vive sul \”io so io e voi non siete un cazzo\”, per citare il Marchese del Grillo/Sordi.La storia dell'imprenditoria è piena di questi fenomeni e sappiamo tutti come sono finiti.Il tuo esempio su Ronaldo è poco centrato, non ti ho visto giocare a calcio, ma… sono convinto che, come consulente Spark, te la sapresti cavare egregiamente. E lo stesso vale per me, come per molti altri che hanno espresso dei giudizi, molto centrati, sulla Stratos e su altri prodotti Spark.A.M.

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  2. Alfonso, grazie per il commento. In questo articolo ho volutamente messo in luce gli atteggiamenti meno costruttivi, più irrazionali e se vogliamo stupidi, perché sono quelli sui quali si può tentare un'analisi critica. Per Spark ho già lavorato e continuo a farlo. Sono anzi molto aperti alle critiche costruttive.

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  3. Per quanto mi riguarda, credo che soprattutto Spark dovrebbe correre un po' meno, produrre meno modelli ma più curati. In particolare, nel settore rally ci sono stati e ci sono tutt'ora troppi errori. Non li accetto, da una ditta come Spark: hanno le risorse economiche per produrre automodelli all'altezza anche in questo settore e auspico che scivoloni come quello sulla Stratos non debbano più verificarsi…

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  4. Credo che il fulcro della questione siano proprio questi due elementi: la fretta, in generale, e la scarsa preparazione di colore che debbono occuparsi delle vetture da rally. La fretta la risolvi solo in due modi: rallentando la produzione o moltiplicando i collaboratori. Quanto ai rally, evidentemente hanno ancora gente che prende lucciole per lanterne, ma il problema non è tecnico, è umano. Una decal errata richiede lo stesso tempo di realizzazione di una decal giusta. Peraltro ho visto artigiani fare errori altrettanto madornali ma senza che nessuno se ne scandalizzasse. Forse per mancanza di visibilità? Molti riversano su Spark le proprie frustrazioni, io insisto sul fatto che tante delle critiche sono mosse dall'invidia. Poi ci sono anche quelli che criticano in modo costruttivo, ma la critica costruttiva la riconosci per l'assenza di livore nelle affermazioni e soprattutto per la mancanza di riferimenti a fatti collaterali che non c'entrano niente con i modelli (tipo, appunto, riferimenti alla famiglia di Ripert e così via).

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  5. Su Facebook ho trovato la foto, in anteprima, della Stratos in versione tour de France e l'ho condivisa a favore di un mio contatto. A me convince poco.Non sono i dettagli, neanche eventuali errori sulla decorazione (che non ricordo e che non ho controllato, non sono un contabulloni).Mi basta osservare come sono stati trattati alcuni dettagli sul muso, i fari a scomparsa e la griglia di sfogo.E tutto il resto passa in secondo piano. Poi vedi delle Matra di formula 1, con dettagli spettacolari ed estrema pulizia, e ti cascano le braccia. A.M.

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  6. Dietro una critica si possono nascondere molte verità, molti stati d'animo. Tu hai illustrato quelli meno positivi e meno \”costruttivi\”, quasi aprioristici, prevenuti.Non metto in discussione il fatto che molti sono spinti da intenti poco nobili, da loro piccole \”frustrazioni\”, ma questo non esclude un fondo di verità, su cui vigilare, al netto di tutte le eventuali tare da te esposte.Un'azienda, per poter prosperare, deve avere occhi ed orecchie ovunque, deve saper ascoltare ed osservare, non si vive sul \”io so io e voi non siete un cazzo\”, per citare il Marchese del Grillo/Sordi.La storia dell'imprenditoria è piena di questi fenomeni e sappiamo tutti come sono finiti.Il tuo esempio su Ronaldo è poco centrato, non ti ho visto giocare a calcio, ma… sono convinto che, come consulente Spark, te la sapresti cavare egregiamente. E lo stesso vale per me, come per molti altri che hanno espresso dei giudizi, molto centrati, sulla Stratos e su altri prodotti Spark.A.M.

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  7. Alfonso, grazie per il commento. In questo articolo ho volutamente messo in luce gli atteggiamenti meno costruttivi, più irrazionali e se vogliamo stupidi, perché sono quelli sui quali si può tentare un'analisi critica. Per Spark ho già lavorato e continuo a farlo. Sono anzi molto aperti alle critiche costruttive.

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  8. Per quanto mi riguarda, credo che soprattutto Spark dovrebbe correre un po' meno, produrre meno modelli ma più curati. In particolare, nel settore rally ci sono stati e ci sono tutt'ora troppi errori. Non li accetto, da una ditta come Spark: hanno le risorse economiche per produrre automodelli all'altezza anche in questo settore e auspico che scivoloni come quello sulla Stratos non debbano più verificarsi…

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  9. Credo che il fulcro della questione siano proprio questi due elementi: la fretta, in generale, e la scarsa preparazione di colore che debbono occuparsi delle vetture da rally. La fretta la risolvi solo in due modi: rallentando la produzione o moltiplicando i collaboratori. Quanto ai rally, evidentemente hanno ancora gente che prende lucciole per lanterne, ma il problema non è tecnico, è umano. Una decal errata richiede lo stesso tempo di realizzazione di una decal giusta. Peraltro ho visto artigiani fare errori altrettanto madornali ma senza che nessuno se ne scandalizzasse. Forse per mancanza di visibilità? Molti riversano su Spark le proprie frustrazioni, io insisto sul fatto che tante delle critiche sono mosse dall'invidia. Poi ci sono anche quelli che criticano in modo costruttivo, ma la critica costruttiva la riconosci per l'assenza di livore nelle affermazioni e soprattutto per la mancanza di riferimenti a fatti collaterali che non c'entrano niente con i modelli (tipo, appunto, riferimenti alla famiglia di Ripert e così via).

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  10. Su Facebook ho trovato la foto, in anteprima, della Stratos in versione tour de France e l'ho condivisa a favore di un mio contatto. A me convince poco.Non sono i dettagli, neanche eventuali errori sulla decorazione (che non ricordo e che non ho controllato, non sono un contabulloni).Mi basta osservare come sono stati trattati alcuni dettagli sul muso, i fari a scomparsa e la griglia di sfogo.E tutto il resto passa in secondo piano. Poi vedi delle Matra di formula 1, con dettagli spettacolari ed estrema pulizia, e ti cascano le braccia. A.M.

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