Le collezioni: una storia da raccontare

Ormai diversi anni fa, sul forum della Duegi, capitava di parlare degli speciali dei primordi. Il blog non era ancora nato – parlo del 2006, 2007 o giù di lì – e soprattutto con Umberto Cattani capitava di affrontare, partendo da una foto, da un ritrovamento, da un articolo, la storia di marchi dimenticati o totalmente ignorati dai più. Ci sarebbe stata poi la possibilità di ripercorrere le vicende di alcuni di questi produttori – penso a MRF, Record, Starter – sul blog, in una serie di articoli che ottennero un ottimo successo di visualizzazioni e che credo riprenderemo presto. Quei thread sul forum Duegi restano la testimonianza di un periodo in cui molti iniziavano a capire come un modello andasse giudicato per il contesto in cui era stato prodotto e come andasse valorizzato e secondo criteri \”storici\”. In tanti casi si sono fatti dei passi indietro, complice anche la crassa superficialità di Facebook, dove un AMR degli anni ottanta viene allegramente comparato a un BBR o a un Looksmart di oggi. Da un\’altra parte meglio così. Per chi ama gli speciali storici la concorrenza sul mercato non è molto agguerrita. La difficoltà, semmai, è trovare modelli in condizioni perfette e quella è una vera sfida. Non tanto gli AMR, che di per sé sono anche piuttosto robusti e dato il loro prezzo, avevano quasi sempre trovato custodi coscenziosi e e responsabili (ma anche in quel caso, dopo aver passato quarant\’anni in una vetrina qualsiasi modello, anche il più resistente, cede alle ingiurie della polvere e della luce.

Non tanto gli AMR, dicevo, quanto modelli ugualmente interessanti ma meno costosi (anche se non è che te li tirassero dietro) come i già citati MRF e Record, ma anche DM Modèles, Belle Epoque e tutta quella miriade di altri marchi che fra gli anni settanta e gli anni ottanta costituivano un pulviscolo densissimo tra Francia, Italia, Inghilterra e Germania. Edizioni limitate per la quali i collezionisti sborsavano a metà anni ottanta cento o centocinquantamila lire dopo estenuanti ricerche (meno male che c\’era Tron a facilitare un po\’ le cose). Che fine hanno fatto quei modelli? Li porta spesso l\’alta marea della vita. Fragilissimi nelle loro resine poliestere, si sbriciolano come si sbriciolano le ossa dei vecchi collezionisti, per poi finire nelle cassette di frutta alle borse di scambio.

Alcuni di essi, per fortuna, hanno scampato questo destino poco onorevole e sopravvivono al chiuso delle loro scatole originali. Il tempo non gli ha fatto molto; le resine, se non subiscono shock particolari, possono essere molto longeve. E\’ la caccia di queste vestigia di un passato ormai piuttosto lontano è una delle cose che mi divertono di più. Ripercorrere anche i tragitti che un modello può aver fatto dal produttore a una borsa di scambio, dalla borsa al cliente o magari dal produttore al cliente stesso che quando poteva li andava a cercare direttamente alla fonte. Prossimamente parleremo di queste e altre storie, cercando sempre di collegare il passato al futuro, perché ciascuna delle due dimensioni ha imprescindibilmente bisogno dell\’altra.

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