Rassegna stampa: AutoModélisme n.273 (febbraio 2021)

AutoModélisme riprende il proprio cammino, dopo essere passato dal gruppo Michel Hommell all\’editore belga Caira Edition di Bruxelles. Il direttore Alain Geslin ha lasciato il posto a Arnaud Dellicour. Alcuni dei vecchi collaboratori di AM, come Jean-Louis Blaisius, sono rimasti ed altri torneranno nei prossimi numeri. La ripresa non dev\’essere stata certo facile. AutoModélisme conserva una cadenza mensile, con otto uscite standard e tre \”Hors-Série\” (Youngtimers, Le Mans, Natale & Rally). Non si sa ancora se l\’Hors-Série su Le Mans 2020, saltato dalla vecchia gestione, sarà ripreso per mantenere la continuità con un\’edizione 2021. 

Completamente nuova l\’impaginazione e la veste grafica. Difficile formulare un giudizio dopo un solo numero, e probabilmente sarebbe anche ingiusto esagerare con le osservazioni critiche, ma non posso non dire che il nuovo AutoModélisme per ora non mi convince troppo. 

Foto enormi (soprattutto inutili quando si pubblicano immagini di 1:43 di mediocre fattura) e argomenti un po\’ banali sono due aspetti che emergono quasi a una prima occhiata. Si torna sempre al vecchio discorso: va benissimo sostenere l\’editoria tradizionale, della quale io stesso sono un fan sfegatato, ma a patto che essa proponga qualcosa che sul web non si trova. Se gli argomenti sono la storia dell\’Alpine raccontata attraverso qualche Spark e Trofeu o le Porsche vincenti a Le Mans con le foto dei Brumm e dei CMR, che senso ha spendere sei o sette euro per una rivista? Molti continueranno ad acquistare AutoModélisme per inerzia, perché l\’hanno sempre preso, ma sono le generazioni che presto spariranno. Le nuove non hanno alcun motivo di farlo e vanno stimolate in altro modo. AutoModélisme è nata vecchia e se presto non sarà trovata la quadra, è destinata a sparire nel volgere di pochi mesi. Altro che \”dateci tempo\”. Il tempo non c\’è. 

Un mossa azzeccata è stata quella di ridimensionare notevolmente il fardello delle pagine consacrate alle novità, una delle eredità più anacronistiche di un passato che non tornerà. Lo spazio dei lettori è forse interessante, ma vanno scelti dei lavori degni di una rivista, non delle realizzazioni dilettantistiche che, per carità, possono costituire la ragione di vita di tanta gente, ma che non vanno oltre l\’interesse che potrebbero suscitare su una pagina personale di Facebook. La foliazione passa a 68 pagine ma è davvero necessaria vista l\’impaginazione dispersiva che dà un senso di precarietà e di scarsa credibilità. Non resta che sperare in un numero 274 più serio e consistente, atteso nelle edicole il 29 marzo prossimo. 

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