Michelin, matricule F276710: un memoriale di Jean-Michel Frixon

L’industria, la “fabbrica”, ha generato nei decenni una copiosa produzione letteraria. Per limitarsi all\’Italia, basti pensare a certi scritti di Paolo Volponi (Memoriale, col suo indimenticabile Albino Saluggia), ma anche di Ottiero Ottieri o Romano Bilenchi. C’è stata, in questi autori, un’evidente elaborazione artistica che ha comunque conservato, e consegnato alla storia, le problematiche tutt\’altro che letterarie di una vasta classe sociale emersa nel corso degli anni cinquanta e sessanta, al centro di laceranti conflitti politici ed economici. 

La memorialistica della fabbrica si è sviluppata anche in resoconti e diari più lontani dalla fiction, con un\’onda lunga ancora oggi abbastanza diffusa nell\’Europa deindustrializzata del secolo XXI, un\’epoca che sembra essere pervasa esclusivamente dall’eterea leggerezza del byte (ricordate il Calvino delle Lezioni americane?), protagonista oggi più che mai delle transazioni commerciali e finanziarie con le quali si creano immense fortune… virtuali

Giusto una settimana fa osservavo un po’ distratto l’enorme quartier generale di Michelin nel paddock di Portimao, con gli imponenti camion, i macchinari, i percorsi per gli addetti, un vero villaggio nel villaggio. 

Oggi mi sono imbattuto, in una libreria di Clermont-Ferrand, in un autore che in Francia sta diventando una specie di caso. Jean-Michel Frixon fu assunto da Michelin nel 1976. Aveva diciassette anni. La Michelin per Clermont-Ferrand è stata (e in parte lo è tutt’oggi) ciò che la Fiat è stata per Torino, la Olivetti per Ivrea, la Solvay per Rosignano e gli esempi potrebbero continuare per pagine e pagine. 

Quello scritto da Frixon, che oggi è in pensione, è un libro di memorie, composte nel breve giro di un paio di mesi. Una vita alla Michelin, rievocata – dice lui – soprattutto per lasciare una testimonianza ai suoi due figli. 

Inizialmente doveva essere giusto un testo da far circolare in famiglia, poi suo fratello, dopo averlo letto, lo ha spronato a cercare un editore. E\’ stata anche abbastanza curiosa e divertente la ricerca, un po’ casuale, di una casa editrice. 

Le risposte, anche positive, non hanno tardato ad arrivare e alla fine il libro (di poco più di 200 pagine) è stato pubblicato lo scorso aprile da una piccola casa di Nîmes, Nombre7 Editions. 

Michelin, matricule F276710 è un viaggio attraverso i decenni in una realtà a volte straniante, a volte incomprensibile, altre volte accogliente e intrigante. Un rapporto con una grande azienda come quella non può essere mai banale. Non è un libro di accusa contro certe ingiustizie o certe assurdità, ma non è neanche un libro di incondizionata ammirazione. Ricordate il monologo del pensionato Novello Novelli nel film A ovest di Paperino sui quarant’anni alla Sip? Ecco, lo spirito di chi esce da realtà di questo genere deve essere un po’ questo: un cosciente stordimento che è allo stesso tempo una stanca consapevolezza e uno sguardo necessariamente distaccato su tutto. 

Jean-Michel Frixon allo spazio
culturale Leclerc di Clermont-Ferrand, 
19 giugno 2021. 


Eppure di emozioni nel libro ne passano. Ma sono emozioni pacate, filtrate già da una riflessione tutt’altro che immatura. Lo stile è semplice ma non semplicistico. Fino a pagina 40, le cose si svolgono in una quasi pacata normalità. Poi si fanno più complesse, con i personaggi ora umani, ora grotteschi che fatalmente trovi ovunque esista una gerarchia. Non una parola di troppo in questa scrittura che non vuole sorprendere o condizionare col pedale della solennità o della retorica. La capacità iconica trova il proprio compimento in un periodare breve, incisivo, mai sovraccarico. I cascami di una certa retorica memorialistica restano fortunatamente a debita distanza.  

E a livello umano, al di là della valenza documentaria del libro, quello che nell\’esistenza dell\’autore poteva degenerare in un avvelenato percorso di alienazione si è evoluto invece – chissà quanto sorprendentemente – in una liberatoria riconciliazione del corpo con l’anima, mediante la pratica sportiva e il contatto con la montagna. 

I camion Michelin di Portimao mi avevano annunciato che il vecchio Bib aveva in serbo per me una sorpresa letteraria. Se potete procuratevi questo libro e leggetelo tutto d’un fiato. Ne sarà valsa la pena.

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