Un Martini nel 1971 parte 1: Porsche 908/3 Targa Florio #8 (Spark S2332)

La Porsche 908/3 numero 8 della Targa Florio e la 917LH numero 21 di Le Mans del 1971, sono due delle novità di agosto più attese di Spark. Ricevutele entrambe, mi sono chiesto quale recensire per PLIT. Risposta semplice: prima l’una, poi l’altra, tanto è gratis! Eccoci dunque con la 908/3 della Targa, in versione Elford/Larrousse. Spark si era attirata numerose critiche per la linea del posteriore della 908/3 in versione 1970. Vediamo com’è andata con la vettura del 1971, che si contraddistingueva, com’è noto, per un cofano diverso.

Nella configurazione 1971, le bombature dei parafanghi posteriori sono giustificate dalla carreggiata più larga rispetto alla versione 1970 e dall’adozione di pneumatici di maggiori dimensioni, passati da 13×14.5 pollici a 15×15 pollici (anteriormente, da 13×9.5 pollici si era arrivati a 15×11). La carreggiata anteriore della 908/3 1970 misurava mm1504, aumentata poi a 1542; per il posteriore abbiamo due valori, mm1510 e 1506, secondo le esigenze; le misure ufficiali della vettura del ’71 sono mm1542 per l’anteriore e mm1564 per il posteriore. A livello aerodinamico, erano state aggiunte due pinne stabilizzatrici, dello stesso stile visto sulla 917K.

Nel 1971 la 908/3 venne impiegata, come nel 1970, solo alla 1000km del Nurburgring e alla Targa Florio. Spark avrà quindi poche scelte, ma è sicuro che tutte le versioni usciranno, compresa probabilmente quella tutta bianca. Producendo quelli modelli, Spark fa tornare indietro nel tempo ai tempi del kit Starter. Ricordo come se fosse ora l’indecisione di fronte alle due versioni del Nurburgring: comprare la numero 3 o la numero 4? Altri tempi, ma se i modelli continuano a darci emozioni, significa che hanno ancora una loro ragione. Venne poi il Marsh Models, che considero molto valido e forse la scelta ideale per chi voglia ottenere davvero qualcosa di “definitivo”.

Con la verstione Targa Florio, Spark dimostra di essersi impegnata nella ricerca della documentazione. Il sito Targapedia è ricco di immagini, così come ne sono pieni il resto del web e i tanti libri usciti – anche di recente – su quel periodo delle gare sport. Che i responsabili del progetto si siano applicati bene lo dimostrano tanti piccoli dettagli: il colore dei copri-trombette di aspirazione (blu e non nero, come si è visto spesso), le bande bianco-blu sulle razze dei cerchi, lo scotch sul rollbar e lungo le giunture della carrozzeria, il poggiatesta dalla forma a “t”, addirittura la scrittina “008” relativa al numero di telaio che compare in rosso sulla paratia alla sinistra del pilota.

All’altezza delle uscite d’aria sul cofano anteriore, le strisce Martini non sono state né tagliate né adattate in alcun modo alle griglie, con un effetto non troppo gradevole.

Peccato per una buccia di banana: su alcune foto delle prove, appare una decal Firestone in coda e ovviamente le scritte Goodyear sui lati sono assenti. Spark, che ha giustamente riprodotto la versione corsa, ha messo i loghi Goodyear ma ha dimenticato il Firestone, che si trova accanto a un logo Bilstein: entrambe gli adesivi furono sostituiti in gara da uno Shell (vedi foto sotto):

Il livello di rifinitura è eccellente (serie cinese), e vari altri aspetti pregevoli come un retrotreno ben dettagliato, un abitacolo dove tutto è al suo posto e diversi altri piccoli particolari rendono questo modello oltremodo gradevole. In ordine sparso, possiamo citare i bei pneumatici, con tanto di filettino blu Goodyear, alcuni cablaggi in fotoincisione nel vano a vista del motore, il crick anch’esso fotoinciso, il volante ben sagomato e il cruscotto provvisto di una strumentazione completa in decals.

A livello di carrozzeria Spark non ha ritenuto opportuno correggere la rastrematura delle due bordature, che era uno dei due oggetti del contendere sul modello del 1970 (l’altro, ossia la bombatura dei passaruota posteriori… si è corretto da solo!). Continuo a pensare che i due “labbri” del cofano vadano a chiudere troppo in coda; lo testimonia visivamente il fatto che i due sticker Bilstein e Firestone tocchino la parte interna della “piega”, cosa che non dovrebbe accadere (vedi foto qui sopra).

In conclusione, un modello a prima vista attraente ma che nasconde qualche magagna di troppo. La serie delle 908 continua a dare più delusioni che soddisfazioni, almeno ai collezionisti avveduti. Ci rifaremo con la 917LH di Le Mans 1971?

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