Siegfried Stohr, il Mugello come regalo di compleanno

Non è bella l’autoreferenzialità, ma può essere a volte utile per inquadrare l’importanza di certi personaggi. Siegfried Stohr è stato uno di quei piloti che hanno influenzato la mia vita fra i motori; l’avevo incontrato al Mugello poco più che bambino, lo ritrovai all’inizio degli anni novanta nei miei corsi di guida sportiva e agonistica a Misano. Il suo contributo di tecnica raffinata, le sue capacità di riflessione e di analisi mi hanno tante volte aiutato a comprendere aspetti dell’automobilismo (e non solo) che mi sfuggivano.

Oggi lo ritrovo al Mugello, per di più il giorno del suo compleanno. Siegfried non ha perso la capacità di vedere le cose sotto un aspetto originale e nel paddock sembra ancora perfettamente a proprio agio. Una veloce chiacchierata stamani, in cui ci siamo ricordati degli istruttori di GuidarePilotare di anni ormai passati: Duilio Truffo, Luca Drudi, Enrico Bertaggia, Mauro Casadei, la Prisca Taruffi, Nicoletta Mistò, Armando Conti… Per ognuno ci sarebbe una storia da raccontare e non è detto che non si farà.

Stohr è impegnato in questo weekend nel la BMW M2 CS Racing Cup insieme a Lorenzo Marcucci.

“Al Mugello – ricorda – ho corso tre volte e due volte sono finito all’ospedale. Mi ritrovai a Luco in un’astanteria e dal letto vedevo attaccate a una parete le foto di due piloti, come dei santini. Erano due piloti morti in moto in pista!”

“Non partecipavo a una gara dal 1989; dopo il mio ritiro dalla Formula 1 avevo corso nel 1982 con la Minardi e questa è dunque la prima partecipazione dopo più di trent’anni. Ho fatto qui un test con la M2 CS del monomarca a giugno. Mi chiedi se gli automatismi sono tornati? No. Tra l’altro il cambio al volante richiede la frenata col piede sinistro e se guardo la telemetria mi accorgo che la mia modulazione della frenata non è perfetta. Con questa macchina anche le traiettorie sono leggermente diverse: si frena più tardi, si modula meno, si va a corda prima. Una cosa un po’ strana che richiede adattamento”. Beh, però un po’ avrai girato in pista, magari a Misano, in tutti questi anni. “Più che girare in pista ho girato parecchio in ufficio”.

Gli portano un regalo di compleanno, lo scarta parlando. Intanto il pensiero corre a come migliorare il posto di guida, all’assetto della macchina con la quale correrà in mattinata. La mente è sempre concentrata anche se la cordialità è quella di sempre.

“Ho trovato un ambiente molto cambiato. Fondamentalmente, come in tutte le cose, ormai non esiste più futuro, esiste il domani. E’ diverso. E questo si nota anche nel fatto che ormai non si sogna più. L’automobilismo era uno sport che faceva sognare. Il domani è semplicemente un’incognita, non un’opportunità. Con queste premesse parlare di futuro anche per quanto riguarda l’automobilismo non ha molto senso”.

Stohr nell’abitacolo della BMW M2 CS poco prima della partenza della gara di stamani.

Tornando ad argomenti più piacevoli, il Mugello lo ha accolto bene, col suo fascino a metà strada fra la provincia e una città cosmopolita come Firenze a due passi. “Ieri sono stato a Barberino del Mugello e mi sono infilato in una grande bottega di ferramenta, affascinato da tutti quei pezzi che mi attiravano così tanto quando da giovane facevo il kart”. Esperienza e competenza, l’umiltà del saper fare hanno sempre avuto un significato quasi magico per Siegfried. Che oggi avrà modo di divertirsi anche se col rimpianto di non conoscere a fondo la macchina. “Fai un intero campionato, giri per giorni e forse alla fine della stagione inizi a capirci qualcosa. Con la M2 CS ho fatto solo un test a giugno e quindi mi devo arrangiare col poco di pratica che sono riuscito ad accumulare. Qui al Mugello una volta le mie curve preferite erano le due Arrabbiate. Oggi non saprei, bisognerebbe conoscere bene il limite della vettura. Però la pista è sempre fantastica, non è mai cambiata di un centimetro. Solo i cordoli sono diversi”.

La quadratura del cerchio?

Parliamo ancora un po’, dell’esperienza dei corsi, delle arrampicate in montagna (“un’altra passione, che si accomuna all’automobilismo per il gusto del rischio”) e dei suoi libri. Il suo preferito è “Dove soffia sempre il vento” e guarda caso è quello che gli ho portato per farmi fare una dedica che ancora mi mancava. “Te la scrivo in vista del tuo compleanno, che non so quando sarà”. E così, anno dopo anno sarà sempre valida. “A proposito, quei ricordi sui tuoi corsi, scrivili”. Ma Siegfried, quando si inizia a buttar giù certe memorie significa che si è diventati vecchi. “Si invecchia, ed è positivo”. Positivo? A me non pare una gran bella notizia. “E invece sì. Vuol dire che siamo ancora vivi”.

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