Ricordo di un exploit: la Peugeot 205 GTI 1.9 Gr.A del Monte Carlo 1988

Molti ancora ricordano l’eccezionale prestazione di Jean-Pierre Ballet (con la navigatrice Marie-Christine Lallement) al Rally Monte Carlo 1988, che al volante di una Peugeot 205 GTI 1.9 Gruppo A ottenne il terzo posto assoluto dietro alle due Lancia di Bruno Saby e Alex Fiorio. La vettura, in teoria, era privata, ma era evidente il supporto di Peugeot Sport attraverso la filiera dei concessionari.

Spark, che aveva già lo stampo della Peugeot 205 GTI nella gamma MileziM, è appena uscita con la riproduzione in 1:43 di questa vettura, non certo famosa come le 205 Turbo 16 di Gruppo B, ma ugualmente significativa in una collezione di vetture da competizione. Al di là dell’exploit del Monte 1988, la 205 GTI Gruppo A (e Gruppo N) ha costituito per anni una pietra miliare nel mondo delle corse per vetture turismo, dai rally alla pista fino alle cronoscalate.

Questa versione non era inedita. La stessa vettura era infatti uscita in edicola (Altaya, 1:43) e nella gamma Solido in 1:18, tanto per citare i due modelli più conosciuti.

La 205 GTI di Spark è stata inserita nel catalogo standard (articolo S9453) e come fedeltà di riproduzione delle linee si conferma ottima, come il modello da cui deriva. Il modello è fabbricato in Madagascar e purtroppo non è esente da molte piccole imprecisioni di montaggio, anche se gli standard di queste serie non cinesi sono molto migliorati dai primi tempi. Gli interni sono abbastanza fedeli, con il rollbar completo, sedili rossi (provvisti di brutte cinture in decal che svaniscono nel nulla, senza i prolungamenti a terra o al rollbar), volante specifico e specchietto retrovisore.

Per non appesantire troppo l’articolo riassumiamo punto per punto le principali caratteristiche del modello:

  • Fedeli le ruote con pneumatici scolpiti. La carreggiata posteriore è un po’ larga e l’effetto creato non è il massimo.
  • L’antenna è troppo corta e del resto, già con questa lunghezza, non entra nella scatola e viene piegata in malo modo col rischio di spezzarsi. Non sarebbe più razionale inserire a parte nella confezione un’antenna corretta da far montare ai collezionisti?
  • Manca il documento di identificazione dei piloti, che era attaccato al finestrino laterale posteriore sinistro.
  • I fari supplementari dovrebbero essere gialli e non bianchi.
  • I fari anteriori sono uno dei punti più brutti del modello, con le nervature mal riprodotte, che finiscono per dare un caotico e bizzarro effetto “incollatura con l’Attak”.
  • Ottima la verniciatura, uno dei punti forti di Spark. Meno male.
  • I vetri sono incollati con cura e senza quei fastidiosi sbaffi di colla che di solito caratterizzano la produzione malgascia.

In sintesi, un modello decoroso di una vettura indimenticabile. Chi ama l’originalità assoluta, potrà attendere altre versioni, alcune già annunciate, come la vettura di Delecour al Monte Carlo 1986, altre ancora in fase di definizione. Forse un modello che non passerà alla storia ma comunque un prodotto piuttosto valido, dotato di alcune raffinatezze tipiche di Spark. Spetta al collezionista decidere se mettere le mani sull’economico Altaya o acquistare uno Spark peraltro non esente da difetti.

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