Luigi Reni, 1950-2021

L’ultimo scherzo che Luigi Reni mi ha fatto è stato quello di nascondermi le foto che avevo di lui. Le ho cercate ovunque per metterne almeno una a complemento di queste righe che non avrei mai voluto scrivere, e invece nisba. Non ci sono più. O meglio, ci sono ma non le trovo. Pazienza, era solo per ricordare qualche momento divertente passato in sua compagnia.

La notizia della sua scomparsa mi è giunta ieri. Luigi Reni era un personaggio conosciuto nell’ambito del modellismo. Arrivato a un bivio importante nella sua vita, aveva deciso (probabilmente obtorto collo) di raggiungere il team di Spark in estremo oriente per ricostruirsi un’esistenza. Ci eravamo rivisti dopo diverso tempo a Le Mans nel 2008 e lui già stava in Cina. “Come stai?”, gli chiesi. “Come un cinese”, mi rispose. Nel senso di finalmente calmo e tranquillo, lontano dalle isterie della vecchia Europa. Eppure di grane ne aveva anche laggiù, non facciamoci illusioni. In quell’occasione mi regalò il modello Spark della Porsche 911R del Mugello 1967, di cui gli avevo passato la documentazione inedita tempo addietro. Era spesso polemico, Luigi, anche nei confronti di se stesso, cosa che in una qualche misura giustificava i suoi attacchi non proprio all’acqua di rose verso colleghi, giornalisti e collezionisti.

Io lo provocavo dicendo di andarsi a comprare del tubo tornito per fare finalmente dei cerchi decenti agli Spark e lui una volta, appollaiato sullo sgabello del bar Michelin alla fine del corridoio della sala stampa a Le Mans, sbottò irritato ma anche deluso: “Non siete mai contenti di nulla!”. Era vero ma neanche lui era mai del tutto soddisfatto dei risultati raggiunti. “Dico ai miei collaboratori: guarda questo, puoi fare meglio”. Parlava in un italiano secco, quasi arcaico. Come molti trilingue, alla fine non padroneggiava completamente alcuno degli idiomi appresi da bambino, ma si faceva capire eccome.

Aveva una visione completa delle logiche di produzione, che non gli impedivano di possedere un gusto raffinato in materia di collezionismo: amava i modelli di Jean Liatti o di Ruf. Prima di ogni edizione di Spark, si faceva costruire (o costruiva egli stesso) una specie di pre-serie unico da inserire in collezione. “Quello che ha ucciso i kit – mi spiegava – è stata la complessità della verniciatura, un problema insormontabile per troppi. Gli Spark sono la soluzione al problema: modelli verniciati e montati, venduti al prezzo di un kit”. Ed è la quadratura del cerchio di cui abbiamo parlato così tante volte anche in questo sito. Luigi Reni, col suo sconfinato archivio fotografico, era un punto di riferimento. Personalmente lo conobbi agli inizi degli anni duemila, quando traduceva in francese gli articoli che scrivevo per AutoModélisme diretto da Jean-Marc Teissèdre.

Sono stati oltre vent’anni di conoscenza cordiale, di scambi d’informazioni e di belle giornate passate anche a Le Mans. La sua verve e il suo carattere fumantino, le sue battute inattese, le riflessioni pungenti e la sua competenza che buttava lì quasi con nonchalance ci mancheranno.

Per ricordarlo, in assenza di meglio, metterò una foto di uno degli ultimissimi progetti di cui si era occupato per Spark, la Ford Escort Weisberg. Mi aveva promesso che ne avremmo riparlato ma purtroppo i fatti hanno voluto diversamente.

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