Rassegna stampa: Ferrari – 75 ans de course automobile

Per una rivista, un anniversario di un costruttore mitico come potrebbe essere una Ferrari, una Porsche o anche una Jaguar o un’Aston Martin è una vera disgrazia. Certo, il “nome” ti farà vendere copie delle pubblicazioni che gli dedicherai, ma sarà quasi impossibile produrre qualcosa che vada bene a tutti, che interessi sia gli specialisti sia i semplici appassionati, specialmente oggi che la letteratura su questi grandi costruttori è sterminata. Ormai lo sanno anche le pietre che nel 2022 ricorre il 75° anniversario della fondazione della Ferrari. Ora, sulla Ferrari è stato scritto di tutto, dalle monografie enciclopediche fino ai volumi che trattano di un solo tipo di vettura e a volte di un singolo telaio. I francesi di Sport Auto non si sono scoraggiati e hanno tirato fuori un “Hors-Série” di quelli che ormai solo loro e gli inglesi sanno fare (ok, mi sono dimenticato la serie Gold di Autosprint, mettiamoci dentro pure quella), focalizzandosi sull’attività agonistica. Per non sbagliare, si sono rivolti a due dei più qualificati giornalisti transalpini, Jean-Louis Moncet e Johnny Rives. Il primo debuttò proprio con Sport Auto nel luglio del 1971, prima di raggiungere la reazione dell’Auto-Journal nel 1979. Dal 1978 si occupò di Formula 1 con TF1 e commentò i Gran Premi in TV dal 1990 al 2015. Diresse anche la rubrica sport di Auto Plus dal 2006 al 2020. Quanto a Rives, i suoi esordi risalgono all’Equipe nel 1960, giornale cui è rimasto fedele fino alla pensione. Fu anche collaboratore di Sport Auto fra il 1973 e il 1980, rivista per la quale è tutt’oggi redattore di una rubrica storica. Insieme a Moncet commentò la Formula 1 su TF1.

Ecco, direi che la patata bollente, Sport Auto, l’ha passata a buone mani, difficili da scottare. Ne è venuto fuori un bel volume di 168 pagine (costo in Francia di € 17,50), denso come testi e anche come foto. Iniziamo con l’impaginazione: un layout molto fine-anni settanta, quindi semplice e anche pieno di concretezza, con una spruzzata di stuzzicante creatività anni ottanta. Già questo ti rende ben disposto alla lettura. Il cardine è la Formula 1, ma non manca una ficcante introduzione sull’origine e sullo sviluppo di Ferrari come azienda e sulla storia personale del Commendatore. Poi, le corse: anno dopo anno viene analizzata la stagione, con la vetture e i piloti principali. Attenzione, però: non ci sono tutte le annate. Mancano gli anni “neri”, ossia quelli con le Ferrari particolarmente poco competitive, come il 1980, il 1986, il biennio 1992-1993 ma anche il 1984, annata interessante che avrebbe meritato almeno una pagina. Sì, c’è qualche scarna (molto scarna) informazione per “ricucire” gli strappi ma nulla di più. Peccato. In compenso le ultime stagioni, anche quelle più sfigate, ci sono tutte e dal 2006 si arriva senza interruzioni alla fine del 2021.

Da pagina 156 in poi ci si occupa di endurance, senza particolari note di merito, ma con onestà e sufficiente dettaglio, peraltro non senza illustri lacune (si arriva al 1973 tralasciando completamente la 333 SP o i recenti successi in GT; certo, stricto sensu, non sempre si è tratto di impegni ufficiali, ma è comunque una forzatura, vista anche l’insistenza con la quale la Ferrari ha pubblicizzato i risultati delle F430 o delle 488 da competizione). Zero notizie anche sul Challenge, una realtà che dal 1993 ha comunque costituito una parte importante dell’attività sportiva Ferrari.

Qua e là, per tutto il libro, vi imbatterete una spolverata di curiosità e aneddoti che due come Moncet e Rives non avranno fatto certo molto fatica a ripescare nella memoria, ed è proprio questo il vantaggio di affidarsi a gente come loro. Nel senso che ciò che appare fluido e scontato è in realtà frutto di una preziosa esperienza sul campo che altri devono compensare con ricerche dal sapore stucchevole e libresco. Certo si poteva fare meglio: i ritratti dei piloti mancano spesso di quel tocco caratteriale o psicologico che li renderebbe più intriganti. Dei ritratti alla David Tremayne o alla Maurice Hamilton per intenderci. Ma qui siamo nella storiografia anglosassone, che quando si tiene lontana dalla scarna annalistica di Anthony Pritchard o di Michael Cotton, può arrivare a quadri degni di un Conan Doyle, magari intervallati da qualche siparietto alla Benny Hill. Nel giornalismo francese, nulla di tutto questo. Trovate forse maggiore omogeneità che finirà la maggior parte delle volte per annoiarvi ma non riuscirà a uccidervi, al massimo vi farà incavolare. Ingenua onestà o superficiale pigrizia? Nel caso dell’Hors-Série di Sport Auto, il “mestiere” ha salvato capra (esigenze di cassetta) e cavoli (essere o sembrare decentemente completi).

La foto provengono quasi per intero dal fondo DPPI e sono tutte di notevole fascino e – perché no? – di grande utilità anche per i modellisti.

Se vi capita sotto mano questa pubblicazione, prendetela. Non vi cambierà la vita ma di tanto in tanto vi farà comodo. Insomma, Sport Auto è uscita da questo insidioso compito in classe con una non striminzita sufficienza. Vedremo altri cosa saranno capaci di mettere insieme.

2 pensieri riguardo “Rassegna stampa: Ferrari – 75 ans de course automobile

  1. Grazie tante per la recensione. Mi domando però cosa hanno tagliato gli autori per fare questo update o se è cambiata semplicemente la paginazione. Lo stesso volume è stato pubblicato 5 anni fa, ma aveva 180 pagine e questo invece ha 168. E sono sicuro che Autosprint non farà niente di così buono…

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