Modelli da edicola, opportunità e speculazioni

di Riccardo Fontana

I cosiddetti modelli edicolosi sono ormai da tanti anni una presenza fissa nella vita di noi patiti di macchine: sia che lì si acquisti, sia che ce ne si tenga lontani come se rappresentassero la peste, il fenomeno non si può ignorare, tale e tanta è la dimensioni dell’invasione cui siamo stati sottoposti nelle edicole a partire da quella prima raccolta a puntate edita da Del Prado nel lontano 2000: me la ricordo benissimo, si chiamava Car Collection, ed era composta da una settantina di modelli in scala 1:43 riproducenti le più svariate ed iconiche auto di tutti i giorni.
Costavano pochissimo, 9000 lire mi pare, ed avevano delle finiture che per l’epoca non erano affatto male.
Fu l’inizio di tutto, da allora nei chioschi è stato venduto di tutto, più volte ed in quasi ogni taglia possibile: molti modelli o riprodotti solo come artigianali ormai irreperibili o del tutto inediti hanno trovato una realizzazione grazie a queste multiformi raccolte, che hanno permesso la messa in opera di stampi quasi sempre “sani” e fedeli ma, bisogna dirlo, a volte mortificati a valle da materiali non all’altezza.
L’edicoloso di per sé, a mio avviso, è un fenomeno sano: permette di sbizzarrirsi in mille affinamenti ed elaborazioni con poca spesa, e certamente non nuoce agli affari degli artigiani, perché mai il fruitore del modello artigianale si rivolgerebbe (in via esclusiva) all’edicoloso, e naturalmente viceversa.
Poca spesa dicevamo, ma è davvero così?
La risposta, in perfetto stile “ingegnere cialtrone” è la seguente: dipende.
Dipende, perché se è vero che al momento dell’acquisto i modelli edicolosi sono abbastanza economici, anche se è un dato di fatto che ormai tendano ad esserlo sempre meno, è altrettanto vero che, qualora si proceda per mille motivi alla ricerca ed all’acquisto degli stessi in un momento successivo alla loro uscita nelle edicole, la faccenda rischia di cambiare drasticamente, soprattutto per alcuni soggetti particolari o molto popolari: pensiamo ad esempio alla appena conclusa WRC Collection dedicata ai modelli in scala 1:24 da Rally, in cui le vetture italiane, a parte la Lancia Delta rossa di Biasion che era l’uscita numero due, a volte non sono nemmeno arrivate nelle edicole, salvo ricomparire a prezzo triplo sui banchi dei classici “squali dei resi” a prezzo a volte triplo.
La Delta S4 Martini ad esempio, sotto i 50-55€ è una mera utopia (il prezzo al pubblico di questi modelli, dalla terza uscita in poi, era di 24,99€), e forse solo ora che Ixo le sta riproponendo nei negozi col suo proprio marchio la situazioni sta un minimo rientrando nei ranghi (posso dirlo? Sono molto contento che Ixo stessa rovini gli affari a certi squallidi individui).
E allora, a questo punto, la domanda diventa una sola: ha senso?
No, non ce l’ha.
Non ha nessun senso pagare due o tre volte il loro prezzo degli oggetti che all’atto pratico valgono ciò che costano alla fonte, e la cui durata nel tempo sarà tutta da verificare (anche se Ixo, storicamente, non ha mai dato i ben noti problemi di metal fatigue o di verniciatura che sono invece la croce di alcuni suoi competitors).
Soprattutto, come dicevamo, non ha nessun senso arricchire ad ufo certa gente: tu speculatore vuoi farmi pagare la Giulia GTA dell’Alfa Romeo Centenary 60€ perché “è il suo prezzo”? Benissimo facciamo che te la tieni, possibilmente a vita.
Ci lamentiamo continuamente che i modelli artigianali, fatti da gente che lavora a Natale con gli Autosprint sulle ginocchia, sono troppo cari, e poi corriamo a pagare 100-120 mila delle vecchie lire dei cosi fatti nel terzo mondo da gente che è scesa ieri dal carretto trainato dall’asino, è un’indecenza prima ancora che un controsenso mentale.
Mi sono sentito chiedere 70€ di una Montreal sempre della suddetta collezione dedicata al centenario dell’Alfa Romeo, e me li sono sentiti chiedere senza la minima traccia di vergogna (parentesi: quei modelli soffrivano di talmente tante falle costruttive da essere inverosimili, dal metal fatigue alla verniciatura puntinata, alle scocche imbarcate non mancava veramente nulla).
Una Montreal della Togi rischiate di pagarla meno, e quello si che è un modello che, forse, rischia di farvi riprendere i vostri soldi, il giorno che ve ne vogliate separare.
Non mi esprimo riguardo certe Abarth della serie in 1:43 del 2010 perché anche lì si aprirebbe un mondo: la 031 del Giro d’Italia 1975 ormai rischia di essere più cara di un Barnini. Follia, pura al cento percento.
Dovremmo forse imparare ad essere più posati e a vivere le cose per ciò che sono, senza farci trascinare in dinamiche senza senso, il senso critico è sempre un qualcosa da esercitare.
Sono ottime cavie gli edicolosi, o per chi è di poche pretese, sono anche ottime maniere per collezionare dei modelli che, un tempo, potevano pure essere parecchio difficoltosi da reperire, ma la loro funzione si limita a quello: oltre certe cifre, c’è altro.

3 pensieri riguardo “Modelli da edicola, opportunità e speculazioni

  1. Indubbiamente i modelli dell’edicola sono stati una svolta molto importante nel modellismo, hanno avuto senz’altro riscontri positivi avvicinando o riavvicinando al modellismo molti soggetti, hanno colmato alcune lacune , (auto che forse non avrebbero mai avuto la riproduzione in scala)
    Per contro c’è da sottolineare la pessima qualità di alcuni lotti di modelli , che hanno fatto storcere il naso a parecchi collezionista.
    Per fortuna non tutte le serie hanno sofferto di questi problemi, certo che c’è ne sono alcune che hanno una percentuale di modelli difettosi elevatissima.
    Riguardo alle speculazioni, ricordo che vi erano quotazioni pazze anche al momento dell’uscita, soprattutto dovute a acquisti da parte di stranieri ai quali le uscite italiane non arrivavano ( ricordo il caso di una Fiat 1500 cabriolet venduta all’asta a 150 euro a un belga poco prima.che arrivasse ufficialmente in edicola.)

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  2. I modelli da edicola hanno colmato soprattutto un vuoto commerciale: si passava dal modellino di pochi euro (neanche lontano parente del modellino giocattolo degli anni 60-70) al diecast da 40 euro.
    Ovviamente ciò ha comportato delle semplificazioni nella produzione, ma erano più che accettabili, anzi invitavano ad un sano tuning.
    Purtroppo però in Italia le case editrici si sono accanite sulle stesse tematiche (senza fare nomi… Ferrari) e, di conseguenza, c’è stata poca varietà di soggetti.
    Questo è stato l’unico grosso limite, ma solo a livello nostrano, malgrado le tante idee elaborate e proposte (ne sono testimone diretto) in tempi non sospetti.
    Per quanto concerne la qualità dei materiali, non credo che lo scadimento dello zamak sia dovuto al contenimento dei costi di questa fascia di prodotti.
    È stato un episodio che ha coinvolto diversi marchi blasonati, in un periodo di tempo assai lungo e che ha avuto, in risposta, una fortissima reazione da parte degli appassionati, soprattutto all’estero.
    Per quanto riguarda poi certe speculazioni…ci sono state e ci saranno sempre: è la legge economica della domanda e dell’offerta.
    Se di una data vettura, faccio un esempio, esiste solo un vecchio e quasi introvabile modello di BBR (con le conseguenti quotazioni) e il modello da edicola, anche quest’ultimo avrà delle quotazioni altissime.
    Aldilà delle sue qualità intrinseche.

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  3. Questa la posso raccontare.
    Un mio amico collaborava con una delle case editrici che realizzano queste collezioni, più di 10 anni fa, noi due insieme, abbiamo proposto di fare la collezione dei mezzi di assistenza rally, dato che i modelli dei furgoni erano già disponibili, elaborando un elenco di uscite.
    Un paio di anni fa, i responsabili di un’altra casa editrice hanno avuto la stessa idea ed oggi quella collezione è una delle migliori in circolazione.

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