Un po’ di ruggine

di Riccardo Fontana

È difficile spiegare il perché ma, per qualche strana ragione, quelli che vengono prosaicamente definiti “rottami” esercitano una forma di grande fascino sull’animo degli appassionati di auto.
È questa un’altra delle tante stranezze che ben descrivono questo cosmo immensamente variegato che viene descritto dal termine “Petrolhead”: si intravede un “cadavere” di una vecchia auto nella boscaglia, ed immancabilmente cu scatta qualcosa dentro, qualcosa di atavico e potente, che accende la curiosità, e più il relitto è pregiato, e peggiore è l’attacco di curiosità e, diciamocelo pure, di passione.
“Les épaves dans le maquis” hanno forti responsabilità nella nascita e nello sviluppo della mia psicopatia automobilistica, con radici molto forti e lontane nel tempo: ricordo benissimo la mia prima vacanza in Corsica, nel maggio del 1995, e l’inspiegabile attrazione che provavo per tutti quei Citroën type H che apparivano un po’ ovunque cotti dal sole e dalla salsedine, semi-nascosti dietro a muretti a secco o alberi di ogni tipo, o per quella 2CV bianca e nera tutta schiacciata che faceva capolino nell’erba alta sulla strada per Palombaggia.
O ancora, per quell’OM Tigrotto rosso targato Sassari che riposava sotto un salice a bordo strada vicino a Santa Lucia di Porto Vecchio.
Devo aver reso mio padre scemo in quegli anni: non ho mai detto di essere sano, probabilmente sono squilibrato come e più di quelli che critico, ma tant’è, a trent’anni mi prendo così.
La mia passione per gli obsoleti viene proprio da quell’ancestrale passione: da bambino spesso ero in Francia coi miei, vedevo ovunque queste macchine, e quindi fu perfettamente naturale mettersi alla ricerca dei Dinky o dei Norev che le riproducevano, oltretutto nella stessa epoca in cui erano nuove.
E per lo stesso motivo, pur preferendo i miei obsoleti nelle migliori condizioni possibili, non mi ha mai offeso l’eventuale presenza di qualche chip qua e là, proprio perché mi ricordano quando, viaggiando, giocavo a scovare vecchie auto nascoste in cortili e campi.

Ci sono siti e grosse sezioni di blog in giro per il web (di cui moltissime in Francia, paese in cui gli appassionato sono molto meno “patinati”) che testimoniano un interesse assai grande, e nello spulciarli, di tanto in tanto, può capitare di trovarsi davanti a qualcosa che lascia senza parole, o che comunque colpisce l’attenzione: è questo il caso delle foto che vi mostriamo, apparse nella serata di ieri in un gruppo Facebook dedicato alle ex-auto da corsa: si vede una Peugeot 504 Berlina, in livrea ufficiale Peugeot Sport, “dormire” completamente corrosa dietro ad una siepe, da qualche parte nella Francia profonda.
Sembrerebbe avere il numero 6, quello della macchina vincitrice del Rally del Marocco 1975 con Hannu Mikkola e Jean Todt.
Non ho idea di “cosa” sia questa macchina, se sia vera oppure no (certamente ha dentro il roll-bar), se sia quindi ciò che parrebbe essere oppure no, però il solo vederla scatena tutta una tempesta di domande che sono difficili da ignorare.
La prima e più importante è: chissà quante Regine dell’Automobilismo si nasconderanno ancora in stato di abbandono nei posti più impensati? Chissà se saranno mai ritrovate e restituite alla gloria che meritano? Chissà quali vicissitudini le hanno portate a rischiare di finire i loro giorni come comuni ferrivecchi in buchi dimenticati da Dio?
Ci sono stati anche casi molto più eclatanti rispetto a questa 504: chi non ricorda la celeberrima Stratos kenyota ex-muletto di Sandro Munari del Safari?
O la 33/2 Daytona coda lunga che ha dormito per più di vent’anni in un hangar in Angola?
Temo, anzi spero, che le sorprese saranno ancora molte, perché troppo è stato prodotto perché tutto sia già stato recuperato, anche se a volte la tentazione di pensarlo viene.
E, forse, in questo sta la chiave di lettura di questa curiosità che scatta dentro: tutti sognamo di imbatterci nel relitto di una pregiata auto da corsa e, magari e compatibilmente con le nostre finanze, restituirla allo splendore che le sia dovuto.
È una di quelle cose che si osano sperare solo in fondo al cuore, ma che in tanti hanno.
Io stesso non sogno particolarmente di trovare un Type H o una Mehari abbandonate, per quanto l’idea mi faccia tutt’ora parecchia simpatia, quanto piuttosto di trovare una Stratos esposta al mio più assoluto ludibrio.
Fantascienza e farneticazioni, ma tanto siamo qui apposta…

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