Note sulle Formula 1 Kanda

testo e foto di Marco Nolasco

A margine dell’intervento di Riccardo sulle F.1 invio qualche nota sulle due Kanda 1:43 in lamierino di ottone.

Honda RA 273 del 1966, uscita nel 1968. Quattroruotine lo offrì ai soci per 9.000 £., che non erano poche. La confezione, che ho, ma non è a portata di mano, è un bel cofanetto di plastica rigida di dimensioni abbondanti inserita in una scatola chiusa di cartone.Era disponibile con il motore verniciato di nero opaco e la carrozzeria in ottone naturale oppure verniciata di bianco. La mia era in origine con la carrozzeria non verniciata, ma volevo le fedeltà quindi la verniciai, più di 40 anni fa. Fui molto fiero dello stemma sul musetto e del cerchio rosso, verniciati a pennello, oltre ovviamente alle bande sui fianchi. Fu certamente un “sacrilegio”, ma è relativamente facile smontarla e riportarla allo stato originale. Fu prodotta in 1080 esemplari.

Brabham BT19 sempre del 1966. Uscì l’anno dopo. Quattroruotine dapprima la offrì ai soci alle stesse condizioni della Honda, prenotai anche questa, ma poi mi arrivò una lettera nella quale il club comunicava la rinuncia ad importare il modello, probabilmente a causa del basso numero di esemplari prodotti, 308. Successivamente mi arrivò un’ altra lettera di un negozio milanese (non ricordo quale, credo di averla ancora da qualche parte, quando rimetterò in ordine tutto la ritroverò… forse…) che me ne proponeva uno al modico prezzo di 13500 £. ed eccola. In origine non era verniciata, nemmeno il motore. Stesse considerazioni della Honda per la mia verniciatura. Rispetto alla Honda ha in più i fili delle candele e gli strumenti incisi sul cruscotto, che forse si intravedono nella foto del retro. In entrambi i modelli le ruote sono fissate da minuscole viti. L’ assetto improbabile non dipende dal mio rimontaggio, era così in origine. Probabilmente forzando un po’ migliorerebbe, ma non mi fido.
Il modello non è dotato della parte di carrozzeria che copre le testate.

Lessi tempo fa sulla rete che la Kanda era legata in qualche modo alla Tomica Dandy.

Lessi, già in piena era Internet, anche di altre formula 1 realizzate dal marchio, ricordo una Ferrari e una Eagle, sempre del 1966, ma all’epoca non ne seppi nulla. Potrebbe trattarsi di un programma mai realizzato, o di una produzione “confidenziale” di pochissimi esemplari rimasti in Giappone.

Sono modelli raffinati, ma per apprezzarli bisogna secondo me aver vissuto intensamente la meraviglia che suscitò il loro apparire. nel mio caso l’ arrivo della Honda coincise con l’ iscrizione al Club della Quattroruotine e mi dischiuse un mondo sconosciuto e inesplorato…altro che pubblicità di Corgi, Dinky e Politoys su Topolino, c’ era ben di più e attraverso Quattroruotine (e alle palanche di papà…) diventava accessibile anche a me!
Non so se siano oggi particolarmente desiderati e valutati. Credo che ci siano Dinky e Corgi meno rari, ma più desiderabili e conosciuti, e quindi di maggior valore. Questi sono in lamierino di ottone, non obsoleti classici, quasi degli alieni in un mondo di modelli fusi o pressofusi. A me però importa molto poco… non li devo mica vendere!

9 pensieri riguardo “Note sulle Formula 1 Kanda

  1. Sono bellissime, quasi da non credere risalgano agli anni sessanta. Non si nota la verniciatura a mano, devono essere stati tempi eroici per i modellisti, la verniciatura a mano non è per niente semplice….
    Chissà perché uscivano anche con la carrozzeria in ottone non dipinta…

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  2. Beh…in realtà il bianco e il verde sono a spruzzo, a pennello il rosso e l’oro, che però si è consumato sul muso della Brabham.
    Credo che non fossero state dipinte per scimmiottare una certa produzione fermodellistica di alta classe e alto costo del Sol Levante, appunto in ottone non verniciato.
    Anche per queste il prezzo non era poco, circa dieci Solido. Per averle promisi, ma non mantenni, di rinunciare ad altre pretese automodellistiche fino a fine anno…

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  3. Il difficile fu rimontarle e inserire i bracci delle sospensioni nei piccolissimi fori.
    Ricordo che la Brabham arrivò senza un semiasse. Il negozio ovviamente non ne aveva altre e me la dovetti tenere così. Rimediai grazie ad un orologiaio amico di mio padre che ne inserì uno nuovo.

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