Rassegna stampa: Modelli Auto 152

Dieci o quindici anni fa dire che Modelli Auto assomigliava a AutoModélisme era fargli un complimento. Affermare oggi la stessa cosa, vista la china decadente che la rivista un tempo francese ora belga ha imboccato con una disarmante risolutezza, significa intendere l’esatto contrario. Ma tant’è, una rivista deve pur andare avanti e se c’è da friggere con l’acqua si frigge con l’acqua. Restando in ambiente idrico, è esattamente ciò che emerge (…) dall’editoriale del numero 152, uscito in questi giorni con un ritardo abissale (scusate ancora, il ponto mi perseguita). In una presentazione del numero corrente (vabbè…) il redattore che non si firma fa costantemente ricorso alla metafora della navigazione in mare. Sembra di leggere un passo di Seneca, solo che dovendo scegliere, sceglierei ancora il vecchio filosofo predicante bene ma razzolante male. Almeno lui buttava giù cose profonde. Com’è profondo il mare.

Modelli Auto numero 152 è probabilmente il peggior numero in assoluto nella trentennale storia della rivista, e dire che di numeri brutti se n’erano visti, soprattutto nei mesi immediatamente precedenti la prima chiusura. Ma quella era la bruttura di chi si trovava a combattere contro i mulini a vento pur disponendo, almeno in teoria (il discorso era tutto lì) di mezzi tecnici e conoscenze storiche tali da imbastire un prodotto molto migliore di ciò che effettivamente usciva dai magazzini della Duegi. Insomma, tagliando corto, Cattani all’epoca sapeva ma non poteva.

Qui invece siamo in presenza di una pubblicazione raffazzonata, approssimativa e dai contenuti talmente mediocri da non soddisfare neanche la vasta cerchia dei lettori disattenti.

Errori tecnici ne erano stati fatti a iosa anche negli altri numeri della nuova gestione: didascalie che saltavano, pezzi di testo inghiottiti nel nulla all’ultimo momento (quando nella bozza “definitiva” erano ben presenti, e alla fine la colpa era sempre dei collaboratori), foto cambiate misteriosamente e via di seguito. Alla fine avevi veramente la sensazione di aver faticato per nulla. Sensazione resa ancora più sgradevole dai mancati pagamenti, ma questa è un’altra storia.

Il numero 152 contiene ciò che di Umberto Cattani era rimasto ancora da pubblicare. Per motivi non del tutto noti, infatti, diversi articoli che erano stati pattuiti per uscire nei numeri precedenti non erano apparsi. Un maligno suggerirebbe un motivo un po’ terra-terra ma lasciamo stare. Oggi quegli articoli fanno capolino senza essere stati rivisti o approvati dall’autore, alcuni addirittura senza didascalie, altri con foto quanto meno strane, come il pezzo sulla Ferrari di Matrix dove appaiono due immagini – pure bruttarelle – di un esemplare che non è quello fotografato da Cattani, che pure aveva inviato alla redazione abbastanza foto da rinzeppare tranquillamente l’articolo. Chissà come sarà felice il buon Umberto.

Fra le tante bizzarrie di questo fascicolo, il pezzo di Bruno Boracco sulla Simca 1000, già pubblicato su Modelli Auto qualche anno fa e ricicciato ora senza neanche sentire il parere dell’autore. L’articolo sulla Porsche 911 di “Tilber”, invece, ricorda parecchio quello uscito proprio su PLIT nel marzo scorso. D’accordo che si trattava di un pezzo concordato di concerto con Edoardo Gallini (che ringrazio ancora per la preziosissima collaborazione, non è certo colpa sua), ma almeno cambiate le frasi. Così pare brutto. Vabbè, pace.

Il resto è quasi tutta fuffa. Nonostante l’impegno dell’articolista, raccontare la storia della Corgi in qualche paginetta non è solo inutile ma anche impossibile. Non è che sto parlando di Chiqui Cars o di Copycat: stiamo parlando di uno dei giganti della produzione anni cinquanta-sessanta, a chi potrà interessare un pezzo così? Giusto a qualche pupazzone che guardando le foto potrà recitare fra sé e sé la filastrocca “celo-manca” che si snocciolava alle medie con le figurine Panini.

Di altri va lodata la buona volontà che speriamo sia ricompensata dai magri corrispettivi promessi, magari finanziati da nuovi inserzionisti come la Sagra della cipolla (non sto scherzando). Restano comunque sforzi abbastanza aneddotici.

Che dire? Passando dall’acqua all’asfalto: l’avete voluta la bicicletta? O pedalate, come si dice a Firenze.

20 pensieri riguardo “Rassegna stampa: Modelli Auto 152

  1. L’incipit acquatico è degno del Sabbatini dei tempi d’oro.
    Detto ciò, ma perché una pagina con due gigantografie di un Onyx (pessimo) di trent’anni fa? Ma dai…

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  2. L’ultimo numero è arrivato all’edicola sotto casa almeno da dieci giorni, se non di più.
    E, ogni volta che ci passo, è lì che mi fissa, che mi invita all’acquisto forte dei miei trent’anni di fedeltà.
    Ma ho deciso di tagliare, di non acquistarla più, è da troppo tempo, infatti, che la rivista non rispecchia il mio modo di vedere il modellismo e non basta più la mia infinita stima per Umberto.
    La rivista del nuovo editore, inoltre presenta (con troppa frequenza per i miei gusti) problemi di carattere tecnico e impaginazione, come hai già sottolineato tu, che rendono la lettura “quasi” faticosa, a tratti sgradevole.
    Di questa mia decisione, sono sicuro, il nuovo editore se ne farà una ragione.
    Per me, al contrario, è una decisione sofferta.
    Tramite il forum della rivista, grazie anche allo splendido clima che si era creato, ho conosciuto tantissime persone che non faccio fatica a definire amiche, nel senso più stretto ed alto del termine.
    Di Modelli Auto mi rimarranno queste bellissime amicizie e tutta la collezione dei vecchi numeri.

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  3. Visto che non parliamo delle tirature del New York Post, non so fino a che punto il nuovo editore non se ne faccia nulla delle defezioni degli appassionati storici tra coloro che acquistano la rivista.

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  4. P.S. prima che qualche pollo (o affine) inizi a vanverare coi suoi amici pupazzoni al consueto ritrovo dell’ANFFASS del sabato mattina di invidie e gelosie, vorrei precisare che il sottoscritto commenta su MA in modo assolutamente disinteressato, e che ha provato l’ebbrezza di scrivere non per MA ma per Motociclismo (scusate se è poco) per anni, e che è stato lui a mandare l’Edisport a fare un bonario culo quando hanno iniziato a volerlo spedire in giro per l’Italia provando a non rimborsargli nemmeno i pasti e la benzina: ottima cosa la passione, ma non dimentichiamo mai di come certe cose siano dovute, soprattutto se chi “usa” ha un nome e una massa critica da permettere ampiamente di effettuare i pagamenti neanche dovuti, ma logici.
    Gratis nella vita si fanno solo due cose: bombare, ed occuparsi della nascita di un’attività propria.
    Io e PLIT stiamo crescendo insieme, e sono contentissimo di fare ciò che faccio.
    Scrivo queste righe perché lo so già che poi arriveranno gli avvocati delle cause perse a commentare a vanvera (magari alle spalle) dimostrando di non aver capito un’acca come di consueto.

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  5. Concordo in pieno . Come già detto , ricordo che divoravo modelli auto tutto di un fiato e poi lo rileggevo e lo curavo . Che dire . ORRORIFICANTE sarebbe fare un complimento ad una rivista che , dopo una veloce sbirciata alla ricerca di qualcosa di decente , giace tristemente negli scaffali impolverati. AMEN

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  6. È mezz’ora che scrivo e cancello, non so come esplicitare il mio dolore nato post lettura cartaceo e recensione del nuovo numero dell’amata rivista…

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  7. Pensavo di essere il solo ad aver notato mancanze, incongruenze, sciatterie sull’ ultimo numero di MA, invece sono in buona e qualificata compagnia… Peccato, perché fino a un po’ di tempo fa l’ uscita di Modelli Auto era per me appuntamento desiderato e imperdibile. Il livello non è mai stato quello di Auto Modelisme ( francese, non belga…) ma era comunque alto. Ora si fa fatica persino a leggere un articolo, visto l’uso disinvolto di punteggiatura, sintassi e consecutio temporum…

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    1. Sai, Giovanni (posso darti dei tu?), il discorso sta in pochi posti: se tu prendi gente qualificata, abituata a scrivere da una vita, molto probabilmente ti metterai già al riparo dalla mancanza di quello che dovrebbe essere il minimo sindacale, ossia errori di ortografia, sintassi e anche cortocircuiti concettuali. Se invece vuoi risparmiare, magari dicendo che tutto quell’armamentario di barbosi giornalisti non serve e largo agli “appassionati”, ti ritrovi con gli articoli ai limiti della leggibilità cui fai cenno nel tuo intervento. Ricordo che spesso ci toccava, già ai tempi di Gianfranco, rileggere e spesso riscrivere pezzi che non sarebbero stati accettati neanche alle medie, magari scritti da professionisti, ma professionisti di tutt’altro settore: medici, commercianti e così via. Potremmo dire che una volta i medici erano gente di cultura, probabilmente quelli che abbiamo incontrato noi avranno fatto il liceo classico per corrispondenza, e alla fine sbandieravano pure orgogliosi i loro articoli rabberciati alla meglio perché volendo essere proprio sinceri avrebbero meritato di vederseli rinviare al mittente con quattro parolacce come toccava a noi quando facevamo tirocinio nelle redazioni dei quotidiani. Ma tant’è, oggi ci si improvvisa giornalista su Facebook o “storico” allungando otto o diecimila euro a un editore compiacente, che non si perita neanche di fare un editing degno di questo nome perché tanto i costi sono già coperti e quindi si può passare ad altro. Tornando al tema centrale, una seconda responsabilità ricade ovviamente sulla redazione, più impegnata nel cercare inserzionisti che non realmente interessata alla qualità dei contenuti. Salvo poi sorprendersi che non “entra più pubblicità”. Non entra pubblicità perché il prodotto è mediocre (o pessimo), di conseguenza la gente non lo compra e i numeri calano.

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  8. Trent’anni sono tanti, riflettendo.
    Da quando è nata la rivista ci sono stati grandi cambiamenti nel nostro microcosmo, cambiamenti che David ha spesso illustrato, proprio su questo blog.
    La rivista non è stata sempre in grado di stare al passo o, per meglio dire, ha subito un po’ gli eventi, tentando di raccontarli o anticiparli.
    Vanno di moda gli 1/18? Parliamo di 1/18…
    Siamo sicuri però che quelli che acquistano gli 1/18 poi acquisteranno anche la rivista?
    Per leggere cosa poi, di un modello uscito 3 mesi prima?
    Ecco, per me, si è un po’ snaturata.
    Ma non credo esista, comunque, un format che possa attirare più persone, una formula magica.
    La gente non legge, figuriamoci se vuole approfondire temi come il “modellismo”, su come si realizza un master o come si applicano le decal (per accennare giusto un paio di argomenti a caso), come ha scritto già qualcuno: la gente accumula.
    E basta
    Che siano resin cast 1/43, curbside 1/18 o kit in plastica 1/24, l’importante è acquistare per non rimanere senza il “must have” del momento.
    Che poi prende valore

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  9. io sono uno di quelli che continuerà a rimanere abbonato finché la rivista esisterà, perché:
    – sono abbonato da tanti anni e mi piace mantenere l’abitudine
    – l’abbonamento costa l’equivalente di una pizza con gli amici e non mi sposta il bilancio personale
    – da inguaribile appassionato della carta stampata, mi dà piacere ricevere e possedere la rivista ancor più di leggerla
    – in ambito modellistico sono comunque un ignorante e quindi anche articoli che altri disdegnerebbero sono per me di livello sufficiente,
    però:
    – non sopporto i troppi refusi
    – non sopporto i troppi refusi
    – non sopporto i troppi refusi.

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  10. Gia’ dal primo nr. pubblicato da Lunasia Editore ho avuto l’impressione che si trattasse di una bozza mandata in stampa pur di essere presenti in edicola.
    Successivamente, ne ho avuto conferma dello scadimento della rivista, in quanto sono stati nuovamente pubblicati articoli gia’ comparsi su precedenti nnrr della rivista.
    Preso dalla pubblicità, ho optato per l’abbonamento biennale, ad oggi, non ho ancora ricevuto il nr. 152, alla scadenza dell’abbonamento non è mia intenzione rinnovare.
    Peccato, come molti di Voi, seguo Modelli Auto sin dal 1^ nr. sett 1993.
    La rivista via via non ha disatteso le mie aspettative. Condivido con Voi quanto avete riportato.
    Saluti, Vincenzo

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  11. Io la rivista non l’ho acquistata ma ho visto tra le foto quella fatta all’articolo redatto dal sottoscritto (incentrato sulla Stratos HF “Malobbia” di Casarotto), però si legge “testo e foto di Arena Modelli e Gianmarco Zona”.

    L’articolo invece l’ho scritto io, Zona è il modellista che ha assemblato il modello… mah!

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    1. Scusa David, ho colpa io se RIPUBBLICANO un mio articolo già comparso mesi fa ed attribuito (quella volta correttamente) appunto a me? Se la rivista fa strani “giochi” con il materiale inviato in buona fede la colpa è di chi questi maneggi li fa… l’unica cosa che potrebbero fare i collaboratori sarebbe non scrivere più per ModelliAUTO. In questo caso io posso avere il solo torto di aver sperato – invano – che la redazione volesse migliorare il prodotto, invece di continuare con una condotta… vabbè, pensate voi ad un termine adeguato!

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      1. L’avevano già fatto con materiale di altri, incluso il mio. Ripeto, l’errore l’avete fatto già all’inizio e mettendovi con certa gente avete accettato il rischio. Secondo te Elio, i migliori collaboratori se ne erano già bell’e che andati per il gusto di fare casino?

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  12. Non sapevo che questo fatto di ripubblicare articoli si fosse già verificato; dei numeri degli ultimi tre anni ho acquistato solo quelli con i miei articoli, degli altri quasi nessuno.

    Niente da dire sul resto… tu David me lo avevi già suggerito di “evitarli”, quelli di Lunasia.

    Colpa mia, speravo – ingenuamente – che i responsabili si sarebbero per così dire ravveduti, prima o poi… invece non è stato così e sembra che non lo sarà neanche in futuro.

    Non sono peraltro l’unico incappato in questo errore ma questo, ovviamente, non consola…

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    1. Essere giornalista o immaginarsi tale significa a volte anche saper rinunciare intravedendo pericoli, e non sempre ci si riesce. La tentazione della notorietà è una trappola conosciuta nell’ambiente. A un certo punto mi sono fermato senza dire più nulla, ci fosse mancato altro che qualcuno mi desse dell’invidioso. Sono esperienze amare che vanno di pari passo con l’esercizio della scrittura, dai tempi di Bel-Ami…

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