Il kit, uscito dalla porta…

Per anni, frequentando borse, esposizioni e mercatini, ci eravamo spesso interrogati su che fine avessero fatto i kit 1:43 “giusti”. Per intenderci, non i soliti Starter vincitori di Le Mans o partecipanti del trofeo Andros, ma la roba che faceva sognare i collezionisti tra la metà degli anni ottanta e la fine del decennio successivo. Ebbene, la risposta era abbastanza scontata: tutte o quasi le scatole di montaggio giacevano chiuse in armadi, nell’attesa che qualcuno le montasse. Ora, questo qualcuno col tempo è divenuto ottuagenario quando non nonagenario, ammesso che non sia passato direttamente a miglior vita. E’ il ciclo delle cose. Ormai da tre-quattro anni, a Novegro e dintorni si rimarca un proliferare di kit, spesso in condizioni eccellenti, provenienti a frotte da collezioni coerenti e indubbiamente ben costruite grazie alla competenza e alla passione di chi via via non poteva fare a meno di cercare di star dietro alle copiose produzione francese, italiana, inglese. Kit che ora escono allo scoperto dopo venti o trent’anni di oblio. Il rubinetto si è aperto.

A Novegro, in occasione dell’Expo in questo fine settimana, il fenomeno ha avuto una conferma: è apparsa – tra le altre – una raccolta eccezionale di Porsche 956, 962 e 962C prodotte da Record, Starter, ma anche MA Models e Horbra, venduta da un modellista che le aveva acquistate tutte negli anni ottanta e conservate amorevolmente senza neanche cedere alla tentazione di aprire una bustina sigillata. Una trentina di questi kit furono montati all’epoca ma altri rimasero intonsi, in attesa del momento opportuno. Qualche rimpianto nel vederli partire, e anche abbastanza rapidamente?

Molto varia all’Expo di Novegro anche l’offerta di Meri Kits, con tanti Provence Moulage che meritavano almeno un’oretta di scrupolosa cernita. All’epoca anziché impilare uno sopra l’altro gli Spark, si ammucchiavano kit Starter o Provence Moulage. Le logiche forse erano le stesse degli odierni accumulatori seriali, accompagnate – questo è sicuro – da una crescente frustrazione dovuta all’impossibilità di montare o far montare decine, centinaia e in alcuni casi anche migliaia di scatole che invadevano appartamenti, garage e soffitte. Chi compra oggi questi kit (o li ricompra magari dopo aver venduto esattamente gli stessi una prima volta dieci o vent’anni fa) è destinato a cadere vittima della medesima frustrazione? L’utopia – come potrebbe domandare Marzullo – va salvata? E se sì, in che senso?

10 pensieri riguardo “Il kit, uscito dalla porta…

  1. Ma perché , invece di continuare ad usare il termine accumulatori seriali , non proviamo ad utilizzare
    quello di appassionati di auto da corsa ? La questione ormai è vecchia ma ribadisco che alla base di tutto resta sempre l’amore innato per le auto da corsa , lo stesso che ci ha fatto restare svegli per 24 ore a bordo pista a Le Mans o SPA , o che ci faceva passare la notte sul Turini aspettando il Drago …
    ed altro ancora.

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    1. Uhm… non sono troppo d’accordo. Il termine credo che possa venire usato a ragione, dal momento che più che passione si tratta di patologia. Il discrimine è difficile da determinare ma c’è. Raramente l’accumulatore seriale – proprio perché è patologico – pensa alla vettura reale. A lui interessa l’oggetto da comprare e affastellare insieme a centinaia di altri oggetti pressoché identici.

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      1. Beh , già chi acquista spesso solo modelli e non anche paralumi , o anche portafiori o magari accendini , credo non sia patologico anche se poi alla fine è “malato” per le auto. sarebbe bello avere in garage la 908 L di Casoni o la 312 PB di Ickx , ma a che prezzo ?

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  2. No, attenzione, mai confondere le due categorie: l’appassionato di auto da corsa magari si riempie la casa di modelli ma conosce a menadito ciò che compra e proprio per questo lo compra, e se anche non lo conosce nel comprarlo si incuriosisce e sfrutta il modello come occasione di “studio”, mentre l’accumulatore seriale – magari – compra 15 Porsche 935 “americane” di Spark pensando che John Paul jr. sia un amico di John Holmes.
    Piaciuta come analisi?

    Riccardo Fontana

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