Modelauto Review (MAR), gloriosa rivista britannica, ha lasciato il formato cartaceo nel 2013 per proseguire il proprio cammino on-line. Costantemente propone contributi interessanti anche su aspetti meno noti dell’automodellismo. Nei giorni scorsi ha attirato la mia attenzione un pezzo firmato da Chris Derbyshire, intitolato “Thirty years difference”. Nell’articolo (leggibile a questo link: https://www.maronline.org.uk/thirty-years-difference/) si mettono a confronto due Austin Healey 3000 in 1:43, una prodotta da Vitesse negli anni ’90, un’altra, recente, di Spark. In teoria l’idea del paragone sarebbe buona, ma vorrei proporre ai lettori di PLIT alcune osservazioni e puntualizzazioni sul tema.
L’articolo mette ovviamente in risalto le maggiori differenze che intercorrono fra un diecast di un passato ormai lontano e un resincast come quelli che si vedono oggi ovunque: maggiore accuratezza dello stampo, le ruote, i dettagli, le fotoincisioni e così via, in una lista lunga ma non sorprendente. Se non che, ogni confronto zoppica e anche questo di MAR non fa eccezione, nel senso che lasciarsi andare a giudizi troppo sbilanciati rischia di portare a conclusioni alterate, soprattutto quando le premesse non sono del tutto omogenee.
Si parla ad esempio delle ruote, col Vitesse che presenta ancora delle ruote a raggi in plastica cromate figlie degli anni ’80. Certo: ma negli anni ’80 esistevano già le ruote a raggi AMR, quelle di Bosica, ma anche di Tron, ABC, BBR e così via, che farebbero le scarpe a qualsiasi Spark. Ovviamente mi rendo conto che quella era roba artigianale, ma Spark non si è sempre vantata di aver saputo conciliare le istanze del modello speciale con le logiche della produzione in serie, laddove altri (leggi Spark-Provence Moulage) avevano fallito? Andiamo avanti.
Dal punto di vista temporale, se proprio volessimo fare i pignoli, la prospettiva è eccessivamente diluita, perché un Vitesse del 1993-1994 era ormai tecnicamente vecchio, presentando tecniche costruttive e di dettaglio tipici dei modelli portoghesi di dieci anni prima. Per contro, uno Spark 1:43 non è evoluto gran che negli ultimi dieci-quindici anni, anzi, a volte si sono notati dei piccoli passi indietro, soprattutto in termini di semplificazione. All’epoca dei Vitesse degli anni ’90 circolavano già certi Minichamps che – almeno da una certa distanza – reggerebbero il confronto degli odierni Spark senza impallidire troppo. Per non parlare del fatto che certi soggetti di Vitesse (soprattutto le rally moderne) non temono confronti neanche a distanza di 20-30 anni.
Questione prezzo. Oggi uno Spark costa l’equivalente di oltre 170.000 lire. All’epoca un Vitesse ne costava un quarto e non è che in venticinque anni il costo della vita si sia quadruplicato. A questo si aggiunga che uno Spark è prodotto in Cina o in Madagascar mentre i Vitesse erano ancora fatti in Europa. Centosettantamila lire negli anni novanta costavano semmai i montati speciali, che come caratteristiche tecniche non avevano assolutamente niente in meno rispetto agli attuali Spark, anzi. Basta andare a riprendere i vari BBR ma anche marche più specializzate, soprattutto italiane, francesi e certe inglesi, almeno quelle che avevano avuto il coraggio di allontanarsi dal cosiddetto stile cottage.
Qualità dei materiali. Mi rendo conto che questo potrebbe non costituire un criterio assoluto e neanche tanto evidente per chi magari abbia scarsa esperienza ma è invece sempre stato un parametro di cui tenere conto al momento di costruirsi una collezione, allora come oggi. In genere i resincast di produzione orientale hanno diversi punti deboli e anche i tanto osannati Spark mostrano preoccupanti magagne, non ultimo lo scioglimento dei cerchi, combinato col deperimento delle cromature su plastica.
Parlando ieri con Riccardo e discutendo su alcuni punti caratteristici dei modelli cinesi, ci chiedevamo perché questi prodotti finiscano spesso per lasciare un po’ di amaro in bocca. “Tasti un qualcosa che è formalmente ottimo ma senza esserlo praticamente. E’ come un buon vino che sotto sotto sa un po’ di tappo”. Essenzialmente è roba fatta senza passione, e questo magari non riesci a osservarlo in modo esatto ma lo senti, lo percepisci. Esistono certo modelli che in Cina sono solo prodotti, dopo essere stati sviluppati in Italia o in Francia (ed è già meglio, considerati i disastri senza né capo né coda che sono capaci di fare i service tecnici cinesi). Ma alla fine, qualcosa di fasullo trapela sempre. Ecco perché – so bene che questa opinione non sarà condivisa dalla maggioranza ma non si può piacere a tutti – preferirò sempre un Mamone a un Laudoracing.

Le uniche innovazioni tecnologiche introdotte da Spark sono servite ad abbassare ulteriormente i costi, non certo a migliorare la qualità
Alfonso Marchetta
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Sì perché anche le tanto decantate tampografie (ricordi il buon Vincenzo Iezzi quanto si incacchiava quando gliele nominavano sul forum di Modelli Auto?) erano state ampiamente utilizzate negli anni precedenti all’apparizione di Spark. Peraltro, come ho detto, uno Spark di oggi è sostanzialmente uguale, dal punto di vista tecnologico e ingegneristico, a uno della prima ora.
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