Obsoleti a pezzi

testo e foto di Riccardo Fontana

Il collezionismo di automodelli è veramente quanto di più vario si possa immaginare: letteralmente ogni appassionato lo percepisce e lo vive un po’ come vuole, anche perché fondamentalmente il bisogno di collezionare dei pezzetti di vario materiale dotati di routine è diretta espressione delle più recondite sfumature del suo animo.

Sfumature, ecco: qualche maligno – probabilmente abbastanza realista – sostituirebbe il termine con “disagi” o con “insicurezze”, ma il concetto di fondo è sempre quello, il soddisfacimento di un bisogno interiore cui è difficile dare una connotazione ben precisa, e che però esiste e pulsa.

Per me la bellezza del collezionare auto (e moto) modelli viene alimentata soprattutto dal non sapere mai cosa capiterà a questo o a quell’evento, dal ritrovamento fortuito ma estremamente piacevole, che poi sarebbe riassumibile – altrettanto malignamente che sopra – con il caro vecchio concetto dello “scovare la perla in mezzo alla rumenta”, trovare il “bello ” dove nessuno guarda.

Non c’entra neanche tanto lo spendere poco, quello è diretta conseguenza del trovare modelli particolari negli anfratti più improbabili di fiere e borse, quanto proprio a quel senso di “sortie de grange” di puro respiro automobilistico o motociclistico “reale” che certi modelli sanno dare: ricordo quando trovai un’Alpine A106 della CIJ in condizioni più che accettabili in un mercatino piccolissimo, o quando durante un Viaggio in Normandia, in un Brocante permanente sulla route nationale, rimasi scioccato dal trovare appesa al muro un’Alpine A220 CIJ di quelle in scala 1:3 che montavano un motore a scoppio e si usavano negli eventi di contorno della 24 Ore di Le Mans (che ovviamente non presi, per ragioni facilmente intuibili, che fluttuano dal “dove la metto per portarmela via?” al “porto anch’io l’orologio sopra il polsino, ma il portafoglio dell’Avvocato non sono ancora riuscito a copiarlo”).

Lo stato di conservazione dei modelli è un fattore che ha iniziato abbastanza tardi e progressivamente a farsi spazio tra le mie priorità: da bambino giravo i mercatini cercando le F1 della Politoys ed ero contentissimo di trovarle anche se rotte o incomplete (tutto il mio mondo relativamente alla passione per gli obsoleti nacque dalla ricerca spasmodica della Ferrari 312 B3 in scala 1:16 della Polistil, cui poi si unì il KTM 250 del ’74 della Protar in scala 1:9), e poi scoprii tutto il mondo sterminato e super affascinante che componeva il concetto di automodello obsoleto, abbracciando una filosofia che penso mi accompagnerà a vita: imparai passo a passo come fosse decisamente meglio evitare di buttarsi sul primo rottame (a meno di non voler fare ricambi, che è sempre opera utile nonché pragmatica) ma concentrarsi piuttosto su esemplari migliori, di qualità certamente maggiore.

La scatola di fatto non mi interessava, la consideravo quasi un inutile lusso, e questo stato di cose è continuato per un bel po’ di tempo, fino praticamente agli albori della mia unione con PLIT, vero momento zero del mio essenzialmente irreversibile “infighettimento modellistico”: oggi, a meno veramente di non trovare qualcosa di più che irrinunciabile (tipo un Togi perfetto a 20€) faccio moltissima fatica a comprare modelli che non siano intonsi e con scatola, pur non arrivando ad esagerare con le pretese, ma a questo punto si pone il problema di “come guardare” ciò che è stato comprato in tanti anni di passione (che è veramente tanta roba).

Molto semplicemente, la soluzione è venuta da sé: iniziare a comprare le scatole vuote, rigorosamente originali, e cercare di “completare” quanti più modelli possibile, valorizzando al massimo quanto è stato accumulato piuttosto che darsi all’acquisto in un certo senso compulsivo di sempre maggiori quantitativi di modelli (che comunque arrivano, inevitabilmente).

È anche un buon modo per cercare di darsi una regolata, e sicuramente può dare soddisfazione, e può ricordare comunque il senso di leggerezza che inevitabilmente deve poter accompagnare questo hobby.

Può venire utile tutto, anche recuperare il classico “rottamino” a pochi centesimi al mercatino sotto casa, perché anche ricavare un modello perfetto mischiandone due imperfetti è un ottimo esercizio di passione (si vede che restauro anche auto e moto vere?).

Flessibilità dunque, e “zero menate”, ma anche criterio, sempre fondamentale da che mondo e mondo, anche nelle cose frivole e scriteriate per loro stessa natura come il collezionismo.

Vivete bene quindi, e fate ciò che vi fa sentire bene: qui nessuno vi giudicherà, perché noi siamo molto peggio di voi.

Senza nessuna eccezione.

8 pensieri riguardo “Obsoleti a pezzi

  1. Esatto Riccardo, sono d’accordissimo con te: zero menate! E’ anche per questo che ho iniziato pure a dedicarmi all’1/64: di paranoie me ne faccio già tante (troppe?) con l’1/43, ho voglia di vivere il modellismo in modo più rilassato… ho voglia (anche) di easy modeling!

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    1. chi ama gli obsoleti o gli speciali “storici” gode del fatto di non porsi problemi legati all’assoluta veridicità della riproduzione. Ed è un vantaggio non da poco. E’ un modo certo empirico di evitare certe grane del collezionismo ma è anche un metodo tutto sommato “sano”. Senza contare che un Dinky, un Corgi, un Solido o un Mercury lo puoi maneggiare senza problemi, senza paura che si stacchi questo o quel pezzo e in molti casi se c’è qualcosa di rotto lo puoi sostituire svitandolo (quando ci sono viti e non rivetti, beninteso). Ho visto troppi collezionisti insoddisfatti per un particolare inesatto dopo un elaborato montaggio nel quale avevano investito soldi e anche energie emozionali. Una certa semplicità è qualcosa che riconcilia con questo hobby.

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  2. E’ vero, con gli obsoleti non ci si pone il problema della assoluta fedeltà al vero, anche se spesso questa è stata perseguita e raggiunta con risultati eccellenti, ma non sono sicuro che questo ponga al riparo da “grane”. Se si scopre un chip che prima non c’ era, o qualche parte in gomma o plastica deteriorata, o se ci rende conto che nella confezione manca un cartoncino di ritenuta, magari rimosso e gettato dal negoziante all’ epoca dell’ acquisto, o un foglietto di istruzioni, o un razzo nella scatola della Batmobile la spensieratezza e la leggerezza di cui parlano Elio e Renato possono tranquillamente andare a farsi benedire. Dobbiamo sempre dare un giusto peso a tutto, anche a quello che è e deve rimanere solo un meraviglioso e appassionante hobby.

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    1. Io in realtà mi riferivo soprattutto all’ 1/64, più che agli obsoleti… Sia come sia, credo che ci sia bisogno di più leggerezza nell’ approcciarsi al nostro hobby (questo vale in primis per me).

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