Modelli del passato: una Fiat Dino Coupé orientale

testo e foto di Riccardo Fontana

Gli acquisti esotici, che poi sono quelli meramente riconducibili alle stranezze – e pertanto non ferreamente riconducibili ai canoni classici del modello perfetto con scatola – sanno essere invero particolarmente stuzzicanti e suggestivi.

Recentemente mi è capitato di acquistare la Fiat Dino Coupé ritratta in questo servizio, un modello made in Hong Kong risalente agli anni settanta, interessante per svariati motivi.

In primis, almeno per me, entra in gioco la fascinazione della vettura reale: adoro la Dino Fiat, perfetto e saporitissimo connubio di popolo ed elite, un qualcosa di unico che solo l’Italia degli anni sessanta e la Fiat dell’Avvocato al suo meglio potevano creare, e questo mi ha portato inevitabilmente a collezionare molti modelli ad essa inerenti – sia coupé che spider – con particolare predilezione, manco a dirlo, per gli obsoleti.

In quest’ottica, la Dino Coupé made in Hong Kong ha la duplice valenza di modello obsoleto riproducente una (gran) bella vettura e di curiosità, di quel tipico modello esotico come quelli che animavano gli Zapping di Quattroruotine che leggevo da bambino o, in età più adulta, i numeri di Passion43ème che consumavo in spiaggia in Corsica.

Il modello ha natali incerti: per quanto non vi siano scritte di sorta, a seguito di qualche (comunque non chiara nell’esito) ricerca sul web dovrebbe essere un Playart, riprodotto abbastanza fedelmente (ma non è né un Mebetoys né un Mercury, ed è bene tenerlo a mente), e curiosamente riportante un simbolo molto simile all’occhio della Mebetoys sul fondino.

Evidentemente, già quasi mezzo secolo fa, i “service” cinesi avevano il vizio discutibile di copiare in maniera ignorante, approssimativa, e senza avere la benché minima idea della vettura reale: per non saper né leggere né scrivere, non abbiamo trovato di meglio che delegare a questa gente la quasi totalità dell’attività modellistica, vendendo poi i dubbi frutti del loro operato a prezzi quadrupli rispetto a quanto all’epoca costassero i migliori modelli europei, ma questo è un altro discorso, che ci condurrebbe decisamente troppo lontano, ed esulerebbe dal tema dell’articolo. 

Il modello ha le ruote veloci ed è, come dicevamo, di media fedeltà, con alcuni tratti decisamente “anglofoni”, come il cagnolino sulla cappelliera – decisamente molto “Corgi”- ed i personaggi alla guida, nel caso specifico andati persi chissà quando.

La scala è leggermente piccola, ci sentiremmo di dire più vicina all’1:48 che all’1:43, a sottolineare ulteriormente la distanza ideologica che ancora all’epoca separava l’oriente dall’occidente e dal suo modo di intendere gli automodelli.

Nella stessa serie esisteva una Lancia Fulvia Coupé – peraltro in vendita sul medesimo banco dov’era in vendita questa Dino (e “lasciata” a causa di alcuni difetti) – decisamente meno attraente della Dino, con i fari posteriori tondi.

Il modello, che su eBay spunta quotazioni decisamente interessanti anche in condizioni ben peggiori di questo, è comunque una bella testimonianza storica degli albori della Cina del mondo dell’1:43, con tutta la distanza dai nostri standard che all’epoca sembrava incolmabile e che oggi è del tutto normalizzata, in maniera giusta o sbagliata che sia.

Chi poteva immaginare all’epoca che gli autori di – tutto sommato – dozzinali copie di modelli europei avrebbero banchettato sui cadaveri dei produttori europei?

Nessuno fortunatamente, eppure è successo.

Purtroppo…

Una opinione su "Modelli del passato: una Fiat Dino Coupé orientale"

  1. In quegli anni a Hong Kong nascevano molte copie di modelli europei, ricordo in particolare diversi veicoli commerciali e industriali derivati da Corgi Toys, Dinky Toys e Matchbox, realizzati in plastica in scala di solito maggiore di quella degli originali e con colori e finiture diversi.

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